Comitato territoriale Arcigay delle Provincie di Vercelli e Biella

Articoli con tag ‘Transgender’

Segnalazione: Alessandra MR D’Agostino – “Sesso mutante”

sesso_mutante_51419be23d01bIn preparazione del TDoR 2015 segnaliamo la raccolta di testimonianze di persone transessuali preparata da Alessandra MR D’Agostino,

“Sesso mutante. I transgender si raccontano”,

introduzione di Michele Marzulli,

pp. 138,  € 12,00;
Mimesis Edizioni, 2013.

Storie di transizione. MTF e FTM: diciassette viaggi di sola andata. Diciassette storie vere. Diciassette interviste, ed alcuni ritratti fotografici, che aprono un varco verso una migliore comprensione del mondo transessuale italiano.

img_1032Alessandra MR D’Agostino, nata nel villaggio operaio delle acciaierie Falck. Germanista. Traduttrice. Ha pubblicato diversi racconti, raccolti in antologie e vincitori di concorsi letterari, e cinque romanzi: Voice Recorder, Salva con nome, Vertoiba 5, La regola dei salici, Giorni. E’ stata ideatrice e tutor del progetto Human Book per il Quartiere Crescenzago di Milano. Scrive per la musica, le arti visive, il teatro. Regista teatrale. Fondatrice della Compagnia Teatrale Into The Aquarius. Fotografa free lance. Sceneggiatrice presso Nascira Film. Direttrice Artistica del San Salvario Short Films Festival. Fondatrice e Direttore Creativo di Chanella Movie. Conduce a Milano laboratori di Terapia della Scrittura, Mask Interaction ed Autoritratto Fotografico.

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Segnalazione: AA.VV. – “Gender Dysphoria and Disorders of Sex Development

51E7hUP2IYL._SY445_Segnaliamo un’importante raccolta di saggi specialistici in onore della Dott.sa Peggy Cohen-Kettenis a cura di Baudewijntje P. C. Kreukels, Thomas D. Steensma, Annelou L. C. De Vries,

Gender Dysphoria and Disorders of Sex Development: Progress in Care and Knowledge,

pp. XXXII-357, € 135,19; Springer Verlag, 2014.

Scritto da ricercatori di punta e da clinici di provata esperienza in onore della pioniera Peggy Cohen-Kettenis, il volume  è il primo, da più di una decade, completo sguardo d’insieme dello stato dell’arte su disforia di genere (GD) e disordine dello sviluppo sessuale (DSD) e concentra la sua attenzione su ricerca scientifica, risultati e sfide cliniche in questo campo in rapida evoluzione.
La formazione dell’identità di gerere è una parte singolarmente complessa dello sviluppo individuale. Quando questo processo è ulteriormente complicato da conflitti tra genere esperito e genere assegnato o da condizioni mediche riguardanti lo sviluppo sessuale, possono derivarne conseguenze durevoli.
Il volume offre insieme un quadro aggiornato della comprensione della materia e dei protocolli d’inervento fornendo una comprensione esperta di linee di sviluppo, condizioni di comorbidità, trattamenti medico-psicologici correnti e una istruttiva storia della concezione medico-psicologica del GD e DSD.
I capitoli introduttivi analizzano il ruolo degli ormoni sessuali e della dotazione genetica nell’organizazzione cerebrale e presentano un modello integrato biopsicologico dello sviluppo sessuale. Cuore del libro è la proposta di un quadro di riferimento per il trattamento appropriato in base all’età per bambini (incluse delle linee guida per il lavoro in età infantile), adolescenti e adulti: se la riassegnazione sessuale continua a costituire una soluzione praticabile per alcuni individui, sono ancora controversi gli interventi a base di trattamenti endocrini e chirurgici per adulti di età più tarda. Soprattutto, questa fondamentale opera di riferimento pone l’accento sulla conoscenza empirica, l’empatia, una forte base etica e trattamenti di presa in cura interdisciplinari e coordinati.

Tra gli argomenti trattati: Aspetti genetici dello sviluppo della identità di genere e della disforia di genere. Sviluppo psicosessuale in soggetti con disordini dello sviluppo sessuale. Diagnosi dell’identità di genere: storia e controversie. Interventi medici precoci in adolescenti con disforia di genere. Comorbità psichiatrica in adulti con problemi di identità di genre. L’impatto dello stigma sociale su sviluppo dell’identità di genere e salute mentale transgender.

(traduzione a nostra cura)

http://www.springer.com/psychology/personality+%26+social+psychology/book/978-1-4614-7440-1

Indici: 9781461474401-t1-2

Prefazione: 9781461474401-p1

Peggy_CohenPeggy Cohen-Kettenis (Djakarta 1948 ) è docente di psicologia presso la Vrije Universiteit di Amsterdam e responsabile del Gruppo sui Disturbi dell’Identità di Genere (DIG) del Dipartimento di Psicologia del Centro Medico della stessa Università, unico centro di riferimento nazionale in Olanda per i disturbi dell’identità di genere. E’ annoverata fra i maggiori esperti internazionali di transessualismo, è membro di vari comitati scientifici della Harry Benjamin International Gender Dysphoria Association di cui ha curato anche la VI edizione (febbraio 2001) degli Standards of Care for Gender Identity Disorders. Autrice di numerosi lavori clinici e sperimentali, ha  pubblicato insieme a Friedemann Pfafflin (Università di Ulm, Germania) Transgenderism and Intersexuality in Childhood and Adolescence: Making Choices (SAGE Publications, 2003) in cui viene presentata un’ampia rassegna dei maggiori punti clinici, scientifici ed etici del problema del transessualismo e dell’intersessualità.

http://www.psychomedia.it/ariri/cohen_0503.htm

TDoR e Pari Opportunità…

RAINBOW VALSESIAPubblichiamo l’intervento che la nostra Presidente, Anita ha pronunciato in qualità di rappresentante settore scuola FLC-CGIL per la la provincia di Vercelli in occasione del TDoR mercoledì 20 novembre a Torino alla riunione del Comitato Regionale CGIL Pari Opportunità.

E’ una data importante quella di oggi per parlare di pari opportunità, di donne e di diritti.

Siamo vicine al 25 novembre, “GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA ALLE DONNE”, tema più che mai attuale in questo periodo in cui si sente parlare continuamente di donne uccise da mariti, ex-mariti, fidanzati, ex-fidanzati, stalker, amanti, datori di lavoro…

Ma oggi è anche il 20 novembre, il “TRANSGENDER DAY OF REMEMBRANCE”, giornata in cui si ricordano le vittime dell’odio, del pregiudizio e della discriminazione contro i transessuali e transgender.

L’evento venne introdotto nel 1998 da un’attivista transgender per ricordare una vittima della transfobia e ora si celebra in tutto il mondo.

Oggi quindi dobbiamo e stiamo parlando delle donne, di tutte le donne quindi, senza distinzioni di identità di genere e chiaramente orientamento sessuale. Tutte vanno inserite nell’importante tema delle pari opportunità, dell’ampliamento della fruizione di diritti che per alcune donne restano ancora molto lontani.

Parliamo della situazione lavorativa.

Ci sono donne di cui non si parla mai o mai nel corretto modo e sono donne.

Se l’inserimento nel mondo lavorativo, o reinserimento in periodi in cui è molto facile perdere il posto, i luoghi di lavoro chiudono etc. è più difficoltoso per le donne eterosessuali, figuriamoci se parliamo di donne transessuali.

Le trasformazioni del lavoro in questo periodo rendono ancor più vulnerabili le lavoratrici appartenenti a gruppi sociali svantaggianti.

Gli obiettivi europei sono difficili da raggiungere oggi, dopo una tendenza positiva dell’impiego che vedeva un aumento della presenza delle donne nel mondo del lavoro, perché questo trend è stato interrotto dalla crisi e le donne pagano il prezzo maggiore riguardo al reinserimento lavorativo – dati UE.

Tendenza che anche nel pubblico impiego si sta vedendo per via dei tagli di bilancio e dove la percentuale di donne assunte era ed è elevata.

Le persone trans per evitare situazioni discriminanti sono portate a celare, per quanto possibile vista la loro visibilità, la loro vera identità, la propria condizione.

Questa è una violenza continua che vivono molte donne, celare la propria femminilità, il proprio essere donne e una cosa molto simile la vivono altre donne che continuamente celano il proprio orientamento sessuale soprattutto nei luoghi di lavoro, generando così preoccupanti situazioni di disagio, tutto ciò a causa della diffusa disinformazione sulla realtà transgender che provoca equivoci, imbarazzo, violenza, aggressività, esclusione ed emarginazione.

Parliamo di discriminazione sui luoghi di lavoro, discriminazione che non è mai chiaramente manifesta, pertanto mascherata da pretesti legali, indiretta quindi.

Per esempio, l’adeguamento di genere di un dipendente, la cosiddetta transizione, non sarà certo motivo di provvedimento disciplinare che potrebbe essere comminato a un lavoratore oppure non sarà mai specificato che quello sia il motivo per un esito negativo di un colloquio di lavoro, ma questi sono casi che si presentano frequentemente alle persone transessuali.

La conseguenza sono tassi elevatissimi di disoccupazione nella popolazione trans/transgender rispetto a quella che non lo è.

Ricordiamo che la transessualità non è una condizione clandestina, in Italia è regolata dalla legge 164, legge purtroppo restrittiva che non prevede una celere modifica dei dati sui documenti di riconoscimento fino a che non sia terminata la transizione – il cambio di sesso – con riattribuzione chirurgica dei genitali, percorso che può durare anche anni, caricando ulteriormente così una situazione di disagio provata dalle persone trans che vivono molto spesso in tensione il loro rapporto con la società che le circonda, moltiplicando le possibili situazioni discriminanti.

Sottolineiamo l’importanza del lavoro quindi, che funziona da motore di integrazione sociale, contro l’emarginazione di un individuo ed è vero tutto ciò ancora di più per le persone trans che oltre a dover reperire risorse economiche per vivere come tutte le donne, devono far fronte a spese spesso ingenti che l’adeguamento fisico al genere sentito comporta.

Ci sono contesti lavorativi in cui è ancora impensabile vedere una persona trans: pensiamo alla scuola, al mondo scolastico…

Se una persona trans volesse insegnare? O se fosse già un insegnante e intraprendesse la transizione per il cambiamento di sesso, ci avete mai pensato ai problemi a cui potrebbe andare incontro?

I colleghi e soprattutto le famiglie mal informate riguardo ai temi della identità di genere, come reagirebbero, pensando magari di salvaguardare i propri figli. Da una cosa poi che non dovrebbe essere un problema?

Ci sono trans che insegnano in scuole primarie o secondarie? O che fanno le bidelle o che lavorano negli uffici delle scuole?

Ci sono?

Quale è il trend della domanda di lavoro presso le istituzioni scolastiche da parte di queste persone? Provano almeno a fare richiesta di inserimento nelle graduatorie o se ne astengono a priori per timore?

Quale è il grado di istruzione di queste persone? Il loro diritto allo studio viene in qualche modo danneggiato dal fatto che la loro identità di genere non sia “REGOLARE”, secondo i comuni canoni di valutazione utilizzati dai più?

Quale è il rapporto delle giovani trans con i compagni di scuola, con gli insegnanti? È cosi problematico da non consentire loro di terminare gli studi?

Del resto ben sappiamo, dai dati che abbiamo in mano e da quello che sentiamo in televisione quanto male faccia il bullismo di stampo omo/transfobico.

La ragione della discriminazione vanno ricercate nella presenza di nuovi e vecchi integralismi e nell’inadeguatezza culturale e storica da parte della società a riconoscere come propri stili di vita non corrispondenti a standard rassicuranti definiti “socialmente accettabili”.

E guardate che, parlando di nuovi e vecchi integralismi, parliamo di mentalità che condizionano anche il trattamento riservato alle donne e gli atti di violenza. I discorsi vedete che sono legati, sono similari.

Alcune donne poi diventano DONNE-STIGMA, ossia stereotipi negativi, venendo così relegate o accomunate al solo mondo della prostituzione, divenendo facile bersaglio di violenza e stupro.

Donne che vengono considerate scherzi di natura a cui non sono dovuti alcuni dei basilari diritti di cittadine che ad altre donne vengono riconosciuti quotidianamente. Abbiamo parlato del diritto ad accedere a qualunque tipo di lavoro, a fare domanda in posti differenti, cosa che non tute le donne possono fare.

Noi oggi siamo qui proprio per mantenere alta l’asticella dell’attenzione riguardo ai diritti delle donne e non solo, in un periodo in cui è tangibile un arretramento sul terreno dei diritti acquisiti, che davamo per certi, figuriamoci per le persone che alcuni di questi diritti, non li hanno mai avuti.

Siamo tutte donne e non possiamo permetterci di dimenticarci l’una dell’altra, ma cercare una soluzione per attuare un modello positivo e costruttivo, trasmissibile e duplicabile con l’obiettivo di costruire politiche di inclusione e integrazione che salvaguardino il diritto all’autodeterminazione anche delle persone trans e quindi delle donne lesbiche, e delle donne etero, perché siamo tutte cittadine e tutte vogliamo dignità.

Ricordiamoci che le norme che vietano la discriminazione sessuale in Italia ci sono e che devono essere applicate a tutte le donne indipendentemente da identità di genere e orientamento sessuale.

-legge n.903 del 1977 sulla parità del trattamento tra uomini e donne sul lavoro

-legge 125 del 1991 sulle azioni positive per realizzare questa parità nel lavoro

-legge 300 1970 STATUTO LAVORATORI dove all’articolo 15 si vietano i comportamenti discriminatori e art. 8 che vieta indagini non rilevanti ai fini dell’assunzione e della valutazione delle attitudini professionali – anche il dl. 276 del 2003 articolo 10 segue una linea similare

-legge 108 del 1990 sulla disciplina dei licenziamenti individuali

-legge 306 del 2003 comunitaria parla del principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l’accesso al lavoro, la parità di trattamento, la crescita professionale e vieta le molestie sessuali nei luoghi di lavoro.

Attuare gli obiettivi del Trattato di Lisbona per promuovere la parità tra i generi, intesa come pari opportunità, è un lavoro continuo che non si deve fermare e che deve assolutamente tenere conto del mondo femminile a 360° visto che stiamo parlando di genere, concetto che non prende solo in considerazione il sesso biologico e che non è quindi riduttivo.

Ma nelle strategie europee e quindi dei paesi più avanzati la parità di genere deve rimanere centrale, come investimento al lungo termine, per raggiungere competitività, crescita sostenibile, coesione sociale – vero progresso.

Incontri come questo di oggi fanno parte di quelle misure di sensibilizzazione propositive che possono prevenire molte situazioni di disagio.

Si devono tradurre però in lavoro di gruppo, lavoro in rete che proponga strategie utili e pratiche, un lavoro che deve parlare al mondo maschile.

Stiamo parlando di smontare diversi pregiudizi che limitano fortemente un percorso di progresso e miglioramento delle condizioni di vita di un numero sempre maggiore di persone.

Il sessismo del resto è la matrice che genera odio verso le donne e omotransfobia.

Abbiamo però sindacati, associazioni, organismi competenti che devono organizzare un lavoro pratico a partire dai territori per non lasciare che le commemorazioni annuali diventino una ripetizione rituale, un atto dovuto che svuota la natura stessa del momento: non lasciamo che oggi, 25 novembre e 8 marzo diventino una pratica che serve per mettersi la coscienza a posto, ma devono creare consapevolezza.

Condivisioni come quelle che stiamo facendo oggi sono importanti e utili per creare questa consapevolezza che ci porta a capire quanto mondi apparentemente distanti sono molto vicini e quanto situazioni di disagio seguono iter del tutto similari in moltissimi casi soprattutto quelli che hanno a che fare con le discriminazioni e la violenza di genere, per le donne trans, donne biologiche, donne omosessuali ed eterosessuali.

Non fermiamoci a oggi. Facciamo rete. È quello che ho imparato da molte donne che si impegnano tutti i giorni e che tutti i giorni lottano per un mondo più equo – più etico. Per tutte.

Anita Sterna.
Torino, 20 novembre 2013.

Mario Mieli, (non solo) l’autore di un grande libro.

UnknownMario Mieli

Milano, 21 05 1952 – 12 03 1983

 

A trent’anni dal suo suicidio Mario Mieli appare ancora, suo malgrado*, l’autore di un unico, grande libro: quegli “Elementi di Critica Omosessuale”, pubblicati da Einaudi nel 1977, frutto di una rielaborazione ambiziosa della sua tesi di laurea in filosofia morale alla Università Statale di Milano. Il testo – che ha avuto una sola riedizione per Feltrinelli nel 2002 – resta la più importante, se non unica elaborazione teorica del primo movimento di liberazione omosessuale italiano e, anticipando la teoria transgender e queer di una quindicina d’anni, oltrepassa agilmente il contesto culturale in cui fu scritto: cosa non certo sorprendente, considerata l’ampiezza delle letture che hanno formato il suo giovanissimo autore.

Mieli infatti, in quel progetto ambizioso, mette a tema le esperienze del movimento di liberazione omosessuale che gli vengono dalla sua partecipazione ai collettivi londinesi nei primissimi anni settanta e milanesi dal 1971 al ’76 e, usando alcuni concetti cardine della psicoanalisi come segnavia della sua ricerca, le proietta nell’orizzonte teorico aperto della speranza di rinnovamento dell’essere umano propria dai marxismi a lui contemporanei.
Come da titolo, nella fusione tra gli “Elementi” di Euclide e la “Critica” della ragione di Kant, il progetto è quindi niente di meno che quello di una critica complessiva della civiltà – eterosessuale – e di una conseguente riconversione e rifondazione dell’umanità nei suoi elementi costitutivi, e questo attraverso le scoperte di una “gaia scienza”: un nuovo sapere che reintegri come centrale quello che il sapere tradizionale esclude da sempre e scientemente come marginale.
Nel compiere questa operazione, Mieli conduce un confronto costante, serrato e alla pari tra gli stilemi della sua subcultura omosessuale – quella più emarginata delle “checche” – e i contenuti filosofici, psicologici, politici e giuridici della cultura “alta”: è una prestazione tra le migliori del testo il confronto col lessico filosofico, sottoposto alla torsione dei calembours più “gai” con esiti parodistici spesso irresistibili.

Come già detto, punto di partenza dell’analisi è il vissuto omosessuale indagato nei collettivi che all’epoca nascevano e operavano sul modello femminista: la loro era sia esperienza di un desiderio irrinunciabile che di una emarginazione e persecuzione feroce.
Ma Mieli, riutilizzando i concetti portanti della psicanalisi freudiana, argomenta che ogni atto di persecuzione è il sintomo violento di una rimozione in quanto rifiuta l’ oggetto di un desiderio segnato da interdetto sociale, ovvero è il sintomo di un desiderio castrato e censurato: “La società agisce repressivamente sui bambini, tramite l’ educastrazione, allo scopo di costringerli a rimuovere le tendenze sessuali congenite che essa giudica perverse”.

La pulsione omosessuale diventa il primo oggetto di interdetto e rimozione perché quella della differenza sessuale presupposta all’eterosessualità – la riproduzione dei produttori – è la prima forma di produzione, ovvero la prima forma di divisione del lavoro: ogni desiderio non finalizzato al rapporto genitale e ogni rapporto genitale non finalizzato alla riproduzione diventa la “perversione” di una norma – economica. L’educastrazione può così volgere l’ energia pulsionale a fini riproduttivi e produttivi costituendo quel processo di massimizzazione economica che è il fondamento dell’ordine di accumulazione del Capitale e che trova poi nell’ordine patriarcale la sua sanzione sociale e nella persecuzione della perversione la sua pratica – violenta.

Quindi la prima conquista teorica ed esistenziale del pensiero di Mieli, il primo passo verso il suo “gaio comunismo”, sta nel riconoscere che la pulsione omosessuale è presente in tutti, non solo in chi la manifesta apertamente.
Questa presenza rimossa o in latenza è confermata e spiegata anche della psicoanalisi freudiana là dove ipotizza che il desiderio infantile sia originariamente indifferenziato, perverso e polimorfo. Reintegrare il desiderio omosessuale sarà allora la via maestra per restaurare la originaria configurazione indifferenziata del desiderio: se il dominio eterosessuale si instaura escludendo la pratica omosessuale in quanto oggetto del primo interdetto e modello di ogni altra perversione, questa pratica diviene lo strumento teorico ed esistenziale per scardinarlo.

La figura del maschio patriarcale – principale oggetto polemico del testo – viene riportata alla pienezza del desiderio reinnestandovi tutti i caratteri “femminili” che la norma eterosessuale aveva espulso e riposizionato sull’ “altro sesso”: innanzi tutto con la pratica della passività anale che l’ autore non si stanca di promuovere come scardinamento simbolico, psichico e fisico del soggetto “maschile”, ma anche ed in modo socialmente più dirompente con la pratica del travestitismo attraverso la quale esso incorpora i segni della femminilità cancellando così l’interdetto a superare le barriere di genere.
Come per Nietzsche, la transvalutazione di tutti i valori è l’ orizzonte anche di questa pratica: quello che era socialmente riprovato e ridicolizzato – la passività sessuale, l’ effeminatezza e gli stessi termini dispregiativi che le designano – viene rivendicato come strumento di promozione umana.

Mieli infatti può finalmente mettere capo al concetto portante e decisivo per la sua palingenesi della civiltà: la trans-sessualità. Riconciliato con il passato rimosso del suo desiderio indifferenziato, perverso e polimorfo, l’essere umano può aprirsi a un futuro che supera il binarismo etero-sessuale e la sua unilateralità incapace di cogliere perfino la propria intrinseca ambivalenza e dinamicità. Con ciò si va oltre la sessualità stessa e oltre l’ identità che su di essa si fonda superando così anche le differenze di genere, età e specie, fino a perdere la distinzione tra soggetto desiderante e oggetto desiderato, per reincorporare infine tutte le “perversioni”, trasformate e purificate del loro elemento violento.
L’ oltreuomo nietzscheano in cui culminava la prima “gaia scienza” qui non può che essere trans-sessuale: oltre la sessualità. Allo stesso modo, come per il filosofo tedesco, l’ ultima configurazione dello spirito umano anche per Mieli è un bambino che gioca – con l’ infinita possibilità di dispiegamento del proprio desiderio.

Ma la struttura concettuale che ho finora cercato di prospettare non rende conto dell’ aspetto dinamico del testo e della sua partecipazione alla creatività letteraria dei movimenti degli anni settanta, aspetto che gli viene senz’altro dall’essere uno strumento di polemica e propaganda, ritmato dalle invettive e dagli slogan, ma ancor più dall’essere, nell’intenzione dell’autore, già un’anticipazione del nuovo modo di sentire, pensare… e vivere.
L’alterazione terminologica per rendere conto di una realtà che non aveva mai trovato parola: educastrazione, psiconazisti(psicoanalisti che “curano” l’ omosessualità con l’aversion therapy), militonti (militanti politici omosessuali uniformati ai codici eterosessuali). La parodia del sapere normativo per turbarne la pretesa trasparenza, ad esempio nella titolazione dei capitoli: Dei delitti e del pene; Mens sana in corpore perverso. O l’ uso formidabile dell’ambiguità – vera chiave portante concettuale, esistenziale, retorica, e linguistica nei dialetti omosessuali – ad esempio del termine “vacche” nella riscrittura di un celebre motto hegeliano in chiusura di un argomento a favore del mantenimento strategico della distinzione tra eteropportunisti e checche manifeste: “In questa notte non tutte le vacche sono gay.”

Mario Mieli non si è però limitato a teorizzare e verbalizzare questa rivoluzione umana, ma, assieme ai suoi compagni di collettivo, l’ ha messa in pratica e inscenata col proprio corpo in modo così dirompente e scandaloso che a lungo la sua immagine pubblica e la sua stessa eredità nel movimento omosessuale è consistita più nella memoria di quella prassi politica piuttosto che delle posizioni teoriche ed esistenziali che la sostenevano:
“Io sono contento di essere una checca evidente, “femminile”: la sofferenza che ciò, in questa società, comporta è al tempo stesso la misura o se si vuole lo specchio della dura e insieme fragile e preziosa bellezza della mia vita. E’ un grande destino possedere e cercare di vivere con chiara coscienza un’ esistenza che la massa regolare, nel suo idiota accecamento, disprezza e tenta di soffocare.”
Un rigore etico adamantino che ne fa non solo l’ autore di un unico, grande libro.

* resta suo malgrado l’autore di un solo libro anche perché l’altra sua opera, il romanzo esoterico “Il risveglio dei faraoni”(1983), rimane sotto sequestro per volontà della famiglia Mieli.
Va anche ricordato il testo teatrale “La Traviata Norma. Ovvero: Vaffanculo… Ebbene sì!” (1976).

Davide Depaulis,

Coresponsabile cultura Arcigay “Rainbow” Valsesia – Vercelli.

http://www.youtube.com/watch?v=5i2xnoKaB8Q

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