Comitato territoriale Arcigay delle Provincie di Vercelli e Biella

Articoli con tag ‘stonewall’

Una lettera dal nostro futuro…

945614_10151741708633112_1902902684_nBuona sera,
Mi sembrava doveroso annunciarvi che io e Sean siamo sposati da circa 2 ore. Il matrimonio è avvenuto presso il Marriage Burial di New York City. Io e Sean ci siamo conosciuti a Catania nel 2011. Io ero da poco uno studente di Medicina, coinvolto in mille attività con i GD e il PD catanesi. Sean era stato assegnato da poco presso la base di Sigonella in Catania. Ci siamo innamorati e circa 2 mesi dopo la nostra conoscenza abbiamo scelto di convivere. Sean mi ha proposto di sposarlo il 7 Luglio del 2012, durante un viaggio a Londra. Per due anni abbiamo affrontato le insicurezze che il Defense of Marriage Act ha creato nel corso di 17 anni, entrando violentemente nelle vite di ogni gay Statunitense. Nel corso di due anni abbiamo collaborato con la maggiori associazioni Americane, abbiamo coinvolto il capitano della base locale e i più alti gradi delle forze armate, affinché ricevessimo l’autorizzazione per sposarci. Abbiamo pertanto pianificato di diventare marito e marito la settimana in cui la Corte Suprema avrebbe annunciato la decisione circa DoMA e Proposition 8, proprio perché il DoMA non permetteva il riconoscimento di 1.132 diritti federali alle coppie dello stesso sesso, tra cui la possibilità di richiedere la cittadinanza. Ieri abbiamo appreso la
notizia mentre passeggiavamo presso la Fifth Avenue ed è stata un’esplosione di lacrime e gioia. Abbiamo incontrato Edie Windsor, la nuova eroina delle coppie gay e abbiamo festeggiato presso il famosissimo Stonewall Inn, il luogo in cui il movimento LGBT e il pride sono nati. Oggi finalmente siamo sposati, non solo
per lo Stato di New York ma anche per il Governo Federale degli USA. Questo mi permetterà di poter ricevere una green card e lasciare la Sicilia insieme a mio marito ed eviterà la separazione che diverse coppie dello stesso sesso hanno dovuto affrontare a causa del terribile Defense of Marriage Act.

Giuseppe.

Sent from my iPad.

1004451_354846247977097_602936243_n“Credo che Catania, come Padova o Bologna, sia una delle città più tolleranti ed inclusive della nazione. Nonostante questo quando ero quattordicenne, mi è capitato di essere stato aggredito verbalmente e poi fisicamente da un gruppo di ragazzi mentre mi dirigevo a casa mia. Ho anche sperimentato gli insulti durante i tragitti sull’autobus locale, nella totale indifferenza del conduttore e della gente che viaggiava con me. Sapevo di essere omosessuale, ma lo nascondevo e mi chiedevo come mai gli altri riuscissero comunque a comprenderlo. A 18 anni ho invece visto l’intolleranza nei “fratelli” e nelle “sorelle” della parrocchia a cui appartenevo. Da quando ho conosciuto Sean non mi confronto più con realtà quali l’autobus locale, la parrocchia o il tragitto tra l’autobus e la casa dei miei genitori, ma ritengo comunque che negli ultimi anni l’opinione pubblica sull’omosessualità si sia modificata radicalmente. A mio parere, il merito è solo di coloro che hanno deciso di uscire allo scoperto e ricordare ai familiari ed amici che diversi loro conoscenti potrebbero essere omosessuali e che la vita, i sogni, gli amori e i diritti di questi non sarebbero comunque diversi in alcun aspetto”.

http://www.cataniatoday.it/cronaca/nozze-gay-giuseppe-catanzaro-sean-kirkpatrick.html

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“I froci hanno perso quel loro sguardo ferito”.*

stonewall-1 Stonewall images Stonewall rioting transgender_screamingqueens 596x373_17725_stonewall 1969-stonewall-riotsI moti di Stonewall  furono una serie di violenti scontri fra gli omosessuali e la polizia a New York. La prima notte degli scontri fu quella di venerdì 27 giugno 1969.

Approssimativamente all’ 1 e 20 di notte otto ufficiali del primo distretto, dei quali solo uno era in uniforme, entrarono nel bar di Christopher Street, The Stonewall Inn. Gran parte degli avventori fu in grado di sfuggire all’arresto, poiché gli unici arrestati furono “coloro i quali si trovavano privi di documenti di identità, quelli vestiti con abiti del sesso opposto, e alcuni o tutti i dipendenti del bar”.
I dettagli su come ebbe inizio la rivolta variano. Secondo un resoconto Sylvia Rivera, la donna transessuale diventata simbolo dei moti, scagliò una bottiglia contro un agente, dopo essere stata pungolata con un manganello. Un’altra versione dichiara che una lesbica, trascinata verso un’auto di pattuglia, oppose resistenza, incoraggiando così la folla a reagire.
Bottiglie e pietre vennero lanciate dai dimostranti che scandivano lo slogan “Gay Power!”. La folla, stimata in 2.000 persone, battagliò contro oltre 400 poliziotti.

La polizia inviò rinforzi composti dalla Tactical Patrol Force, una squadra anti-sommossa originariamente addestrata per contrastare i dimostranti contro la Guerra del Vietnam. Le squadre anti-sommossa arrivarono per disperdere la folla, ma non riuscirono nel loro intento e vennero bersagliate da pietre e altri oggetti. Ad un certo punto si trovarono di fronte a una fila di drag queen che le prendeva in giro cantando:

« We are the Stonewall girls
We wear our hair in curls
We wear no underwear
We show our pubic hair
We wear our dungarees
Above our nelly knees!»

Alla fine la situazione si calmò, ma la folla ricomparve la notte successiva. Le schermaglie tra rivoltosi e polizia proseguirono fino alle 4 del mattino.
Il terzo giorno di rivolta si svolse cinque giorni dopo la retata allo Stonewall Inn. In quel mercoledì, 1.000 persone si radunarono al bar e causarono gravi danni alle cose. La rabbia contro il modo in cui la polizia aveva trattato i gay nei decenni precedenti affiorò in superficie. Vennero distribuiti volantini con la scritta “Via la mafia e gli sbirri dai bar gay!”.

La rivolta del 28 giugno 1969 è considerata un momento di rottura nella storia della comunità omosessuale proprio perché ciò che ne venne fuori aveva molte più somiglianze con i movimenti di lotta politica non gay di quegli anni, piuttosto che con i movimenti omofili che fino a quel giorno avevano condotto la lotta per i diritti degli omosessuali. La principale differenza fu che mentre il movimento omofilo cercava d’integrare gli omosessuali nella società così come essa era, il nuovo movimento, che si autodefinì, usando un termine gergale, “gay”, rifiutava l’integrazione in una società giudicata incapace di accettare le diversità, sostenendo che essa andasse rivoluzionata.

“Stonewall” è generalmente considerato da un punto di vista simbolico il momento di nascita del movimento di liberazione gay moderno in tutto il mondo. Per questo motivo il 28 giugno è stato scelto dal movimento LGBT come data della “Giornata Mondiale dell’Orgoglio LGBT” o “Gay pride”.

http://it.wikipedia.org/wiki/Moti_di_Stonewall

* “I froci hanno perso quel loro sguardo ferito”: commento ai moti di Stonewall attribuito al poeta Allen Ginsberg.

“La nostra presa della Bastiglia”: The Stonewall Inn – New York\Greenwich Village, 28 giugno 1969.

Unknown-2Quella notte a Stonewall.
Brano tratto da “E LA BELLA STANZA E’ VUOTA”
di Edmund White, (Edizioni Einaudi, 1992 – originale del 1988)

(…)I poliziotti fecero entrare a spintoni metà dei baristi in una macchina della polizia e se ne andarono, lasciandosi alle spalle parecchi altri poliziotti, barricati dentro lo Stonewall con il resto del personale. Tutti quanti fischiavano contro i poliziotti; proprio come se stessero commettendo un atto vergognoso. Continuavamo a sbirciarci intorno, eccitati e impauriti. Avevo voglia di comportarmi in maniera responsabile e di disperdere la folla pacificamente, mandando tutti a casa. Dopo tutto, per cosa protestavamo? Per avere diritto alla nostra “patetica malattia”? (…)Qualcuno accanto a me gridò: “Gay è bello”, a imitazione del nuovo slogan che diceva: “Nero è bello”, e ridemmo tutti quanti e ci accalcammo verso la porta. (…) A un certo punto qualcuno disse: “Siamo le pantere rosa”, e questo ci fece ridere di nuovo. Poi mi sorpresi a immaginare scioccamente che un giorno i gay potessero costituire una comunità e non una diagnosi. “Questa potrebbe essere la prima rivoluzione buffa”, disse Lou. (…) Le doppie porte di legno dello Stonewall si schiantarono. Sentivo i poliziotti dentro gridare nelle ricetrasmittenti. Uno di loro uscì fuori tenendo una mano alzata per calmare la folla, ma lo fischiarono tutti e cominciarono a prenderlo a spintoni finché non si ritirò dentro a Fort Disco. I bidoni di spazzatura della città traboccavano di bicchieri di carta, tovaglioli unti e giornali buttati via. Arrivò di corsa un nuovo gruppo di gay, svuotò un bidone nel vano della porta abbattuta, lo bagnò con il liquido da accendini e gli dette fuoco. Si sollevò una nuvola di fumo grigio. (…) I poliziotti sgombrarono il marciapiede, formarono un cordone e spinsero in fretta e furia il resto dei baristi nel furgoncino al di là della spazzatura fumante, ma la folla fischiò ancora più forte. Una volta partito il furgoncino, i poliziotti ci allontanarono lentamente dall’entrata del bar. Lungo la strada, alcuni dei nostri ribaltarono una Volkswagen parcheggiata. I poliziotti si precipitarono in quella direzione mentre dietro di loro veniva rovesciata un’altra macchina. I finestrini andarono in frantumi e caddero sul selciato. Adesso cantavano tutti la canzone dei diritti civili, We Shall Overcome. Venne chiamata la squadra antitumulti. Protetta dagli scudi, marciò come un esercito romano lungo Christopher Street, partendo dalla prigione femminile, che risuonava di fischi e del fracasso delle tazzine di metallo contro le sbarre di acciaio. La squadra, roteando i manganelli, respinse i gay giù per Christopher Street, ma ritornarono tutti indietro per Gay Street e spuntarono dietro la squadra disposti in una fila di ballerine che ballavano il can-can. “Uh-hu, uh-hu”, gridavano. (…) Rimasi a dormire da Lou. A letto ci abbracciammo come fratelli, ma eravamo troppo eccitati per dormire. Ci precipitammo a comprare i giornali del mattino per vedere come era stata descritta la rivolta di Stonewall. – E proprio la nostra presa della Bastiglia – disse Lou. Ma sulla stampa non trovammo nemmeno una parola sulla svolta delle nostre vite.

EdmundWhiteEdmund White (1940, Cincinnati)
Romanziere, commediografo e critico letterario, ha esordito nella narrativa con Forgetting Elena (1973) e ha conseguito un enorme successo di pubblico e critica con la tetralogia di ispirazione autobiografica A Boy’s Own Story (1982), The Beautiful Room Is Empty (1988), The Farewell Symphony (1997) e The Married Man (2000) in Italia tradotta con i titoli Un giovane americano, La bella stanza è vuota, La sinfonia dell’addio e L’uomo sposato. Nel 1994 ha vinto il prestigioso National Book Critics Circle Award per la sua biografia di Jean Genet, in Italia pubblicata con il titolo Ladro di stile.
Playground ha pubblicato nel 2007 My Lives, nel 2008 Hotel de Dream, nel 2009 Caos e nel 2010 Ragazzo di città e nel 2011 Un giovane americano con una nuova traduzione.

http://www.playgroundlibri.it/libri.php?lid=47

ROMA EUROPRIDE 2011!

Oggi in Italia recrudescenze omofobiche sono dovunque, soprattutto in un parlamento che non è mai stato capace di approvare leggi che riconoscessero tutele e diritti per lesbiche, gay, bisessuali e transgender.

L’11 giugno a Roma FACCIAMOCI SENTIRE, ancora un volta, per rivendicare il nostro orgoglio, i nostri diritti, la nostra presenza. Una festa per ricordare Stonewall, una parata per manifestare il nostro orgoglio, una manifestazione di rivendicazione per chiedere a forte voce pari diritti, perché i diritti sono di tutti: etero, gay, lesbiche, bisessuali, transgender.

Rainbow Valsesia organizza un Pullman che partità da BORGOSESIA, VENERDÌ 10 ALLE 24 , per informazioni e prenotazioni lamarchesa75@libero.it, oppure 347 0188849.

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