Comitato territoriale Arcigay delle Provincie di Vercelli e Biella

Articoli con tag ‘Resistenza’

“70 ANNI IN LIBERTÀ. Canzoni e letture per il 25 Aprile”: a Borgosesia – 26 aprile 2015

11009359_464487950367592_1304378522954572276_oArcigay “Rainbow” Valsesia-Vercelli in collaborazione con
“Pro Loco di Borgosesia”, “Libera” ed “Emergency”
è orgolgliosa di invitarvi tutt* a un evento organizzato dall’

Associazione Nazionale Partigiani d’Italia
con il Patrocinio del Comune di Borgosesia.

70 ANNI IN LIBERTÀ
Canzoni e letture per il 25 Aprile

COMPAGNIA TEATRO CANZONE

Domenica 26 aprile 2015
alle ore 18:00

presso il
Teatro Proloco
in Via Sesone, 8 a Borgosesia
(Vc)

al termine dello spettacolo
APERITIVO IN LIBERTÀ

INGRESSO LIBERO

Durante l’aperitivo sarà presente un nostro stand con le nostre volontarie e volontari che vi proporranno materiali per la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili e i gadgets della nostra Associazione e della campagna nazionale contro l’omo\transfobia; sarà anche possibile informarsi circa le attività di contrasto all’omo\transfobia portate avanti con costanza da diversi anni dalla nostra Associazione.

Avrete inoltre la possibilità di

 tesserarvi o rinnovare la tessera di Arcigay “Rainbow”

Non mancate!

https://www.facebook.com/events/891443744253565/

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Recensione: Jean Le Bitoux – “Triangolo Rosa”

UnknownIn occasione del “Giorno della Memoria” delle vittime del Nazifascismo che si celebrerà domani, martedì 27 gennaio 2015 segnaliamo la ristampa del saggio di  Jean Le Bitoux,

“Triangolo rosa. La memoria rimossa delle persecuzioni omosessuali”,

pp. 266, € 18,00;
Manni Editori, 2013.

Berlino con i suoi celebri locali, meta dei gay di tutta Europa, con l’avvento del nazismo si scatena nell’odio contro gli omosessuali: i Tedeschi hanno bisogno di figli, futuri combattenti per la grandezza della Germania e della razza, e i gay diventano nemici da identificare ed eliminare. Inasprite le leggi, 100.000 omosessuali sono vittime di delazione, marchiati e perseguitati dalla polizia e dalle SS, più di 10.000 finiscono nei campi di concentramento, e le persecuzioni si estendono via via nei territori annessi dalla Germania. Finita la guerra, vittime, testimoni e storici tacciono. La deportazione omosessuale è rimossa dalla memoria collettiva, spesso le commemorazioni dei triangoli rosa sono osteggiate dalle altre categorie di deportati e non di rado continuano ad esistere per decenni leggi persecutorie e omofobe. In questo libro, pietra miliare del movimento LGBT in Francia e oramai anche in Italia, Jean Le Bitoux, utilizzando le fonti più varie, da testimonianze dirette a conversazioni e interventi di Sartre e Foucault, ci restituisce questa storia dimenticata e indaga le ragioni della rimozione, dell’oblio.
Introduzione di Giovanni Dall’Orto, prefazione di Nichi Vendola: “Per gli omosessuali si è trattato di una doppia violenza, di vittime senza peso specifico, senza status, senza memoria, fantasmi di uno sterminio che aveva replicato nei lager il copione millenario dell’omofobia.”

Jean-le-BitouxJean Le Bitoux (Bordeaux, 16 agosto 1948 – Parigi, 21 aprile 2010) è stato un giornalista e attivista per i diritti LGBT francese. Figura di spicco del Movimento di liberazione omosessuale francese, è stato tra i fondatori della rivista “Gai Pied”. Ha dedicato la vita alla lotta per il riconoscimento e dei diritti degli omosessuali e alla lotta dell’omofobia in Francia.
Molto legato agli argomenti storici, ha fatto una campagna attiva per il riconoscimento della deportazione omosessuale dai nazisti durante la Seconda Guerre Mondiale.

http://it.wikipedia.org/wiki/Jean_Le_Bitoux

 

 

Segnalazione: AA.VV. – “Fuori dalla norma”

copertina2Segnaliamo la raccolta di saggi a cura di Nerina Milletti e Luisa Passerini,

“Fuori della norma. Storie lesbiche nell’Italia della prima metà del Novecento.”

pp. 241, € 24,00;
Rosemberg & Sellier Editore, 2007.

Con questo libro la storiografia italiana inserisce per la prima volta nella storia del nostro Novecento anche le voci delle donne che trasgredivano alla norma eterosessuale. In questo senso, dunque, donne eccezionali e, in quanto tali, fuori della norma esse stesse. Sei autrici (Elena Biagini, Alessandra Cenni, Nerina Milletti, Nicoletta Poidimani, Gabriella Romano, Laura Schettini), coordinate da Nerina Milletti e Luisa Passerini, tratteggiano personaggi e documentano singoli episodi emblematici della storia, finora ignorata, del lesbismo in Italia nella prima metà del secolo scorso.

http://www.fuoricampo.net/fuori_della_norma/recensioneLianaBorghi.html

Nerina_MillettiNerina Milletti (Firenze,1952 ) è una donna lesbica, femminista, scrittrice, docente presso la Scuola Estiva di Storia delle Donne a Pontignano nel 1996 e all’Università gay e lesbica d’estate nel 1998 a Pisa.
Si laurea in Scienze Naturali a Firenze conseguendo il dottorato di ricerca. Ha scritto articoli per Quir, Babilonia, Rivista di Scienze Sessuologiche, Zapruder.
Ha pubblicato una ricerca sulla rappresentazione delle lesbiche nell’antropologia criminale di Lombroso (Analoghe sconcezze, DWF, 1994).
Ha scritto la voce “Italy” per l'”Encyclopedia of lesbian Histories and Cultures” (New York, Garland, 2000) ed alcune recensioni su <European journal of Women’s Studies>.
È la creatrice del portale della comunità lesbica italiana Ellexelle.com e collaboratrice del portale Culturagay.it. Partecipa al movimento femminista del 1976 e del movimento lesbico del 1979.

http://www.wikipink.org/index.php?title=Nerina_Milletti

OLYMPUS DIGITAL CAMERALuisa Passerini (Asti, 1941) è una storica delle tradizioni orali, scrittrice e Professoressa di storia. Ha iniziato la sua carriera come ricercatrice in Tanzania e Zambia. Tornata in Italia partecipa ai movimenti dei tardi anni ’60 e ’70 sui quali scrive una memoria, “Autobiografia di una generazione”. Ha insegnato in Australia, Germania e negli Stati Uniti oltre che in Italia, dove è Professore di Storia Culturale all’Università di Torino e ha tenuto un semestre come Professore Esterno di Storia del XX Secolo all’ European University Institute di Firenze. È autrice di sette libri e curatrice di otto volumi. Ha prodotto studi pionieristici di soria orale sul periodo della II Guerra Mondiale, concentrandosi sui temi della memoria e della Resistenza, del Fascismo e della classe operaia; attualmente sta lavorando a una storia intellettuale dell’identità europea in relazione all’idea di amore.

(Traduzione a nostra cura)

http://www.wworld.org/about/board/luisa_passerini.htm

http://www.personalweb.unito.it/luisa.passerini/

“Paragraph 175” all’IPSSAR “G. Pastore” di Varallo Sesia.

imagesIn occasione del XIV “Giorno della Memoria delle Vittime del Nazifascismo”,

lunedì 27 gennaio 2014,

presso l’IPSSAR “G. Pastore” di Varallo Sesia,

“Arcigay “Rainbow” Valsesia-Vercelli ha promosso la proiezione del documentario di Rob Epstein e  Jeffrey Friedman

“Paragraph 175”

https://rainbowvalsesia.wordpress.com/2013/01/25/paragraph-175-2/

Dalle ore 11:00 alle 13:00, di fronte alle ragazze e ai ragazzi delle tre classi quinta, la nostra Laura terrà una breve introduzione, poi asssieme a loro assisteremo alla proiezione del documentario e alla fine ci sarà lo spazio per i commenti…

In vigore dal 15 maggio 1871 al 10 marzo 1994, il paragrafo 175 era l’articolo del codice penale tedesco che criminalizzava e puniva qualsiasi rapporto sessuale tra uomini; venne inasprito durante il regime nazista, ma alla sua caduta non fu completamente abolito e molte persone omosessuli passarono a una nuova detenzione nelle carceri tedesche dopo quella nei campi di sterminio.
Moltissime di più furono invece quelle obbligate a continuare a vivere nel silenzio, di fatto imponendo loro la violenza quotidiana di una negazione psicologicamente devastante e impedendo per decenni a tutta la società tedesca di riconoscere pubblicamente il valore e l’importanza umana e civile dell’immensa ingiustizia perpetrata e subita…

Quast’ingiustizia affonda le sue radici nell’omo\transfobia, un processo irrazionale, spesso individualmente non trasparente che trae la sua forza e legittimazione dal pregiudizio sociale e che prende a volte la forma di una fobia immotivata, che segna le coscienze con una serie di stereotipi negativi e pericolosi. Sentimenti talvolta inconsci che però esprimendosi nel linguaggio arrivano poi a trasformarsi in azioni che, sia a livello individuale che collettivo, manifestano ripugnanza, esclusione e violenza verso chi è ritenuto “diverso”.

Iniziative come quella dell’IPSSAR “G. Pastore” di Varallo, per la quale ringrazamo la Prof.sa Miriam Barberis, tutti i docenti e ogni altra persone che si è spesa per renderla possibile e che vi parteciperà, aiutano quindi a sensibilizzare le coscienze e a fare un lavoro di apertura verso l’alterità, l’altro, chi non conosciamo o non abbiamo mai voluto conoscere. Infatti ricordare ciò che è stato, compito della Giornata della Memoria, è più che mai necessario oggi quando, purtroppo, assistiamo ad un ritorno di nuovi razzismi e a forme di omofobia inaudite.

Nella Russia di Vladimir Putin è stata approvata una legge che vieta ogni forma di “propaganda” omosessuale, non permettendo così né ad associazioni né a singoli cittadini di diffondere un corretta informazione in tema di omosessulità e transessualità o di rispondere frontalmente alle menzogne, agli insulti e alle minaccie di ogni genere di omofobo che invece nei media e nella società russa continuano ad avere piena libertà.

E nella nostra Italia, in un Paese in cui anche si fatica a riconoscere che gli omosessuali che lo desiderano devono avere nell’istituto del matrimonio egualitario una forma di tutela legale per i propri legami affettivi stabili, negando a molti un importante diritto civile e facendone così un privilegio eterosessuale, nella nostra Italia manca ancora una legge che stabilisce un’aggravante per tutti i reati contro la persona motivati da odio omo\transfobico…

La lotta all’omo\transfobia quindi resta più che mai attuale, urgente e necessaria per permettere lo sviluppo psico-fisico corretto di tutti i giovani, per migliorare le condizioni di vita di un numero sempre maggiore di persone e per rendere migliore, più equa, più giusta e più umana la società tutta per tutti.
Ricordare per ciò non è solo un atto dovuto di pietà umana e civile per chi allora ha sofferto la pesecuzione nazifascista: è un esercizio che può solo fare del bene…. a noi oggi e alla storia futura del nosto Paese.

Il Direttivo di
Arcigay “Rainbow” Valsesia-Vercelli.

Giornata della memoria e omofobia.

318052_408100472606661_1317811438_nDelle circa 50 persone presenti all’ Istituto Storico per la Resistenza di Varallo Sesia, in occasione della proiezione del documentario PARAGRAPH 175, solo alcuni erano a conoscenza del trattamento riservato agli omosessuali da parte del regime nazista e ancora meno sapevano che la persecuzione ai danni di queste persone continuò anche dopo la Liberazione.

Il paragrafo 175, un articolo del codice penale tedesco in vigore dal 15 maggio 1871 al 10 marzo 1994 che considerava un crimine i rapporti sessuali di tipo omosessuale tra uomini e inasprito durante il regime nazista, non fu abolito insieme al regime e molte persone furono nuovamente imprigionate nelle carceri tedesche dopo la detenzione nei campi di sterminio.

Moltissime persone furono invece obbligate a vivere nel silenzio, perpetrando di fatto su di esse un processo psicologicamente devastante.
Un’ ingiustizia che affonda le sue radici nell’omofobia, un processo irrazionale, non trasparente che trae la sua forza dal pregiudizio sociale che genera una fobia immotivata e che segna le coscienze con una serie di stereotipi negativi e pericolosi. Sentimenti talvolta privati che passando dal linguaggio arrivano poi a trasferirsi ad azioni fisiche che manifestano esclusione, ripugnanza e violenza verso chi è ritenuto “diverso”.

La dissimmetria delle differenze di valore tra due degli orientamenti sessuali, quello etero e quello omo, fa in modo che uno prevalga sull’altro, generando una società eterocentrista dove l’eterosessualità è la norma: chi non è etero deve fare “fatica”, essere in svantaggio perché il presupposto è sempre contro l’omosessualità.

Serate come quella di venerdì 25 gennaio aiutano quindi a sensibilizzare le coscienze e a fare un lavoro di apertura verso l’alterità, l’altro, chi non conosciamo o non abbiamo mai voluto conoscere.

Ricordare ciò che è stato, tema della Giornata della Memoria, è più che mai attuale oggi quando, purtroppo, assistiamo ad un ritorno di razzismi inauditi e a forme di omofobia nuove. In Uganda sta per essere infatti approvata una legge che consentirà di mettere a morte gli omosessuali e nella Russia di Putin è appena stata approvata una legge che vieta di fare “propaganda” omosessuale, non permettendo nemmeno di parlare di omosessualità. In Italia si fatica a riconoscere che gli omosessuali possano legalizzare delle storie affettive stabili attraverso il matrimonio, per chi di loro lo volesse contrarre, negando così un importante diritto di scelta nonché un diritto civile che non dovrebbe rimare un privilegio eterosessuale.

Siamo nel 2013 e ancora la lotta all’omofobia è più che mai un tema urgente e necessario per permettere lo sviluppo psico-fisico corretto di molti giovani e per permettere di migliorare le condizioni di vita di un numero sempre maggiore di persone.

Ricordare quindi è un esercizio che può solo fare del bene alla storia futura.

Il Direttivo di
Arcigay “Rainbow” Valsesia-Vercelli
Borgosesia, 26 gennaio 2013

Paragraph 175 – Intervento della Presidente Arcigay Rainbow.

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Pubblichiamo l’intervento della nostra Presidente in occasione della proiezione del documentario “Paragraph 175” presso l’ “Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea” di Varallo, avvenuta il 25 gennaio 2013.

 

 

 

 

 

Tutte le persone che riuscirono a sopravvivere alle sofferenze subite nei campi di concentramento nazista, avevano un incubo ricorrente: tornare a casa e provare a raccontare quello che era accaduto a loro e alle persone accanto a loro, e non essere creduti, non essere ascoltati.
Uno dei testimoni del documentario che tra poco vedrete, alla fine dirà, per fornire parte della ragione del suo silenzio : “la gente mi diceva – non voglio sentire queste cose !! “

Questo era una delle cose che volevano i nazisti : l’oblio.

Ne “I sommersi e i salvati” Primo Levi scrive: “Fortunatamente le cose non sono andate come le vittime temevano e come i nazisti speravano”. E le vittime, superando la vergogna, il dolore subito, cominciarono non senza fatica a raccontare quello che avevano visto e subito fino al giorno della fine della guerra, al giorno della Liberazione.
Ma fu una Liberazione ben lontana dall’essere una liberazione di tutte e tutti.

Questa sera, vedere insieme il documentario PARAGRAPH 175 è un esercizio collettivo che facciamo di vicinanza, di ascolto di coloro che furono condannati all’oblio, uno sforzo collettivo per recuperare quel neutro che è rimasto nel silenzio: la testimonianza di coloro, diversi per cultura, genere, razza, religione e ideologia che hanno dovuto affrontare in modi differenti ciò che per loro era stato programmato da chi aveva pianificato il progetto di sterminio di massa.

Le storie furono infatti diverse, molteplici e sfaccettate e allora si scopre che, per esempio, le donne sopravvissute hanno parlato poco delle loro esperienze, per vergogna certo ma anche perché, come è stato riconosciuto dalla raccolta di documenti storici e testimonianze, non si potevano sovrapporre perfettamente le esperienze maschili con quelle femminili.

Le risposte che le donne hanno dato all’assalto nazista erano differenti da quelle date dagli uomini.
Per comprendere meglio ciò che dico riguardo alle differenze del dolore e della esperienza, bisogna parlare anche di corpi, di differenze fisiche, della cultura diversa per uomini e donne, della diversa vulnerabilità e sensibilità delle persone in relazione al genere, cioè delle differenze legittime tra uomo e donna e alla cultura a cui erano abituati. Essere prigioniere vuol dire esporre in pubblico …corpi abituati dal costume di cinquanta anni fa a un pudore rigoroso… Scoprire una vita promiscua di cui non si ha alcuna esperienza, neppure quella che agli uomini viene dall’aver fatto il servizio militare e la guerra.

A quel tempo una donna teneva molto alla propria riservatezza fisica, non esibendo la sua nudità senza traumi, quindi immaginatevi il momento della disinfestazione: tutte nude in fila, tremanti… Le più belle venivano riservate ai bordelli e chi aveva dei difetti veniva subito eliminata. Ad Auschwitz racconta la Eichengreen, il crimine più grande che potesse commettere una donna era rimanere incinta: diventava cavia per gli esperimenti sull’utero, sui feti, ecc. con una barbarie e sadismo indescrivibili.

Oltre alle donne c’erano altri gruppi di persone che subivano dei trattamenti mirati, persone cavie o bersaglio di un odio mirato a un determinato aspetto del loro essere che doveva essere eliminato.
Ricordiamo gli studenti biblici, attuali Testimoni di Geova, o triangoli viola e gli zingari di cui si è iniziato a parlare solo più avanti; e poi c’erano gli omosessuali e le lesbiche, i triangoli rosa e i triangoli rossi per molte lesbiche, considerate detenute politiche colpevoli di essere refrattarie al dovere della riproduzione, ai quali era destinato un trattamento particolare: castrazioni, innesti di ghiandole, sterilizzazione. Erano cavie umane.

Eppure, per quasi trent’anni, i gay e le lesbiche sopravvissuti allo sterminio nazista tacquero.

Ciò avvenne per tre motivi: non esisteva, come nel caso ebraico, un soggetto collettivo che accogliesse e trasformasse i ricordi individuali delle testimonianze nella memoria di un gruppo sociale riconosciuto; e soprattutto il paragrafo 175 – fu parzialmente abolito nella Germania Ovest solo alla fine degli anni sessanta. Fino a quel momento raccontare la propria storia voleva dire per i sopravvissuti esporsi al rischio di essere nuovamente arrestati, come purtroppo accadde. Soltanto nel duemila, il 7/12/200o il Parlamento tedesco ha chiesto solennemente perdono ai gay e lesbiche per quanto subito tra il 1933 e il 1969 in applicazione del paragrafo 175. (Tra il 1949 e il 1969 furono processati 100mila omosessuali)
Altrove in europa lo stessa norma giuridica, sotto altri nomi, continuò ad esistere ancora per molti anni ed in molti paesi del mondo ancora esiste.

Si è evitato di parlare di certi tipi di persecuzione perchè culturalmente è difficile, ancora oggi, accettare e sentire parlare di omosessualità.
Se era una vergogna per le donne raccontare le violenze sessuali subite e le umiliazioni legate al genere femminile, figuratevi per un uomo violentato dai suoi aguzzini e usato come cavia da esperimento… alcuni omosessuali non hanno mai raccontato ciò che avevano subito fino al momento dell’intervista con i due registi del documentario.
Queste voci sono state nel silenzio per troppo tempo ….
Tuttavia negli oltre due decenni di silenzio molte delle prove dello sterminio andarono perse o furono cancellate e molti dei testimoni morirono senza lasciare traccia della loro storia.

Ringraziamo doppiamente l’Istituto Storico per avere dato questa possibilità di vedere un pezzo di storia in maniera più completa, di sentire anche gli emarginati della storia diventare protagonisti perchè ne avevano tutti i diritti purtroppo.

Noi crediamo che sia logico, doveroso e possibile farlo soprattutto nelle nostre condizioni attuali.

Grazie….buona visione

Presidente di Arcigay Rainbow Valsesia e Vercelli
Anita Sterna

Paragraph 175 – Documentario.

imagesArcigay “Rainbow” Valsesia-Vercelli è onorata di partecipare con l’ Istituto per la Storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia al tredicesimo “Giorno della Memoria delle vittime del nazifascismo” proponendo in questa occasione la proiezione antologica del documentario di Rob Epstein e Jeffrey Friedman

“Paragraph 175”

Costato tre anni di ricerche, girato nel l999 e narrato nella versione inglese da Rupert Everett, vincitore nel 2000 dell’Orso d’Oro e del Taddy Award come miglior documentario al Festival del Cinema di Berlino e del premio per la regia al Sundance Festival, l’opera deve il suo titolo al paragrafo del codice penale tedesco, abrogato completamente solo nel 1994, che sanzionava “un atto sessuale innaturale commesso fra persone di sesso maschile…”

Con un montaggio avvincente il documentario alterna prezioso materiale d’ archivio, che illustra gli avvenimenti della storia della società tedesca tra le due guerre e fino alla caduta del Terzo Reich, a momenti di forte emozione quando presenta le testimonianze in prima persona della vita privata di cinque sopravvissuti omosessuali ai campi di sterminio che hanno accettato di farsi intervistare – non senza lacune, imbarazzi e silenzi – da un giovane storico e militante omosessuale tedesco…

Particolarmente drammatico e importante il racconto di Gad Beck, ebreo omosessuale berlinese attivo nella resistenza, cui si deve la salvezza di molte persone perseguitate dal regime – esperienza raccontata anche nella sua autobiografia “Dietro il vetro sottile” edita in Italia da Einaudi; e quello di Pierre Seel, giovane omosessuale alsaziano anche lui attivo nella resistenza, internato all’età di soli 17 anni – esperienza raccontata nel suo testo “Moi Pierre Seel, déporté homosexuel ” – che dal 1982 ha iniziato e vinto una battaglia civile per il riconoscimento da parte del governo francese del suo status di “vittima omosessuale” o ancora quello di Heinz Doermer quando rievoca il “Singende Wald”: la tortura inflitta agli internati prima dell’esecuzione…

Proponendosi di “colmare un vuoto della memoria” il documentario racconta un aspetto della persecuzione nazista colpevolmente rimosso dalla società tedesca del dopoguerra e così ristabilisce una più chiara memoria storica per le nuove generazioni non solo tedesche e non solo omosessuali; l’opera ha anche contribuito ad accelerare la pratica di riconoscimento ufficiale di risarcimento agli omosessuali sopravvissuti ai campi di concentramento.

I registi Rob Epstein e Jeffrey Friedman hanno anche ricevuto un Oscar per i documentari “Common Threads: Stories from the Quilt”(1989) e, il solo Epstein, “The Times of Harvey Milk”(1984).

Sono inoltre autori del documentario “The Celluloid Closet”(1995), tratto dall’omonimo saggio di Vito Russo sulla censura dell’omosessualità nel cinema classico hollywoodiano e di ”Howl”, biografia sperimentale del poeta Allen Ginsberg interpretata nel 2010 da James Franco.

In qualità di gay e di ebrei, avevamo ovviamente ragioni personali per approfondire questa storia. Sentimmo la necessità di registrare tutti quei racconti mentre ancora c’erano dei testimoni viventi a narrarli…” Rob Epstein e Jeffrey Friedman.

“Der singende Wald, da bekam jeder Gaesenhaut. Der singende Wald, unerklaerlich, da versagt das menschliche Hirn, und vieles bleibt noch unbekannt.” Heinz Doermer.( Il bosco che canta… lì veniva a tutti la pelle d’oca. Il bosco che canta, inspiegabile, ci si perde la testa, e molto resta ancora sconosciuto.)

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