Comitato territoriale Arcigay delle Provincie di Vercelli e Biella

Articoli con tag ‘queer theory’

Segnalazione: Judith Butler – “L’alleanza dei corpi”.

lalleanza-dei-corpi-d510Segnaliamo la traduzione di Federico Zappino del saggio di Judith Butler,

“L’alleanza dei corpi. Note per una teoria performativa dell’azione collettiva”;

pp. 352, € 17,00;
Nottetempo Edizioni, febbraio 2017.

Al centro di questo libro di Judith Butler è l’indagine sulla “politica della strada” e sul diritto plurale e performativo di apparizione del corpo all’interno del campo politico, attraverso l’esperienza del raduno collettivo. Dal movimento “Occupy” alle proteste di Atene, dalle cosiddette “primavere arabe” al Parco Gezi di Istanbul, dalle mobilitazioni queer a quelle degli immigrati irregolari, negli ultimi anni abbiamo assistito al moltiplicarsi delle manifestazioni di dissenso contro le logiche neoliberiste o contro governi e poteri repressivi. Al di là delle differenze, l’alleanza dei corpi in queste azioni collettive affronta ed “espone” all’attenzione di tutti una serie di temi interconnessi come la precarietà, la vulnerabilità, la rivendicazione di una vita vivibile e l’esclusione dalla sfera pubblica di apparizione. La tesi di Butler è che, nelle lotte democratiche, questi raduni possano esprimere forme di resistenza e solidarietà radicali da cui emerge una nuova idea di “popolo” – un popolo che sperimenta una ricomposizione contro la frammentazione e le disuguaglianze indotte, interrogando in modo inaggirabile le frontiere dell’etica.

https://www.edizioninottetempo.it/it/prodotto/lalleanza-dei-corpi

http://www.rsi.ch/rete-due/programmi/cultura/attualita-culturale/Judith-Butler-L%E2%80%99alleanza-dei-corpi-8588104.html

COL_News_Butler2_2318Judith Butler (Cleveland, 24 febbraio 1956) è una filosofa post-strutturalista statunitense.
Ha dato dei contributi nei campi del femminismo, della teoria queer, della filosofia politica e dell’etica. Attualmente è professoressa presso il Dipartimento di retorica e letterature comparate all’Università della California, Berkeley e professoressa presso European Graduate School. La sua ricerca varia dalla teoria della letteratura, alla moderna fiction filosofica agli studi femministi e della sessualità, alla letteratura e filosofia europea dei secoli XIX e XX, a Kafka e la perdita, il lutto e la guerra. Alcuni suoi lavori si sono concentrati sulla filosofia ebraica, esplorando le critiche alla violenza di stato pre e post sionismo.Nel 1990 ha pubblicato Gender Trouble, nel quale discute le opere di Simone de Beauvoir, Julia Kristeva, Sigmund Freud, Jacques Lacan, Jacques Derrida e Michel Foucault.

http://it.wikipedia.org/wiki/Judith_Butler

http://www.laterza.it//images/stories/pdf/9788858106761_Butler_Alphabeta2_gennaio_febbraio_2014.pdf

http://www.recensionifilosofiche.info/2014/03/butler-judith-questione-di-genere-il.html

Segnalazione: Judith Butler – “Fare e disfare il genere”

fare_e_disfare_i_546e11d2e9904_220x335Segnaliamo la nuova traduzione della raccolta di saggi di Judith Butler,

“Fare e disfare il genere”;

pp. 372, € 24,00;
Mimesis Edizioni, 2014.

Cosa resta del genere? Quali spazi per articolare criticamente un discorso sulla norma eterosessuale, sul femminismo, sulla parentela, sulle unioni tra persone dello stesso sesso, sul corpo, sull’identità di genere e i suoi presunti “disturbi”? E in che modo l’articolazione critica di un discorso sul genere sollecita, e veicola, motivi di ripensamento del riconoscimento intersoggettivo, dell’interdipendenza, della vulnerabilità, del desiderio – e dell’autodeterminazione? Questi i nodi trattati tra le pagine di Fare e disfare il genere, che costituisce la riflessione più matura – e vibrante – di Judith Butler sui temi che nei primi anni Novanta furono al centro del fondamentale, e tuttora discusso, Gender Trouble, caposaldo del femminismo contemporaneo e stella polare delle teorie queer. Si tratta, per molti aspetti, di una vera e propria riconsiderazione di quelle tesi iniziali: “to do and undo one’s gender”, infatti, non significa considerare il genere solo nei termini di una performance che si può fare o disfare, recitare in modo più o meno consapevole, più o meno critico, o più o meno dissidente. Significa, piuttosto, soffermarsi sulla processualità del “fare” e del “disfare”, individuale e collettiva, per cogliere in essa i tratti di una riconfigurazione costante dei parametri di intelligibilità del soggetto che il genere, incessantemente, produce.

COL_News_Butler2_2318Judith Butler (Cleveland, 24 febbraio 1956) è una filosofa post-strutturalista statunitense.
Ha dato dei contributi nei campi del femminismo, della teoria queer, della filosofia politica e dell’etica. Attualmente è professoressa presso il Dipartimento di retorica e letterature comparate all’Università della California, Berkeley e professoressa presso European Graduate School. La sua ricerca varia dalla teoria della letteratura, alla moderna fiction filosofica agli studi femministi e della sessualità, alla letteratura e filosofia europea dei secoli XIX e XX, a Kafka e la perdita, il lutto e la guerra. Alcuni suoi lavori si sono concentrati sulla filosofia ebraica, esplorando le critiche alla violenza di stato pre e post sionismo.Nel 1990 ha pubblicato Gender Trouble, nel quale discute le opere di Simone de Beauvoir, Julia Kristeva, Sigmund Freud, Jacques Lacan, Jacques Derrida e Michel Foucault.

http://it.wikipedia.org/wiki/Judith_Butler

http://www.laterza.it//images/stories/pdf/9788858106761_Butler_Alphabeta2_gennaio_febbraio_2014.pdf

http://www.recensionifilosofiche.info/2014/03/butler-judith-questione-di-genere-il.html

Segnalazione: Judith Butler – “Questione di genere”.

9788858108529Segnaliamo la nuova traduzione di S. Adamo del saggio di Judith Butler,

“Questione di genere. Il femminismo e la sovversione dell’identità”;

pp. 254, € 22,00;
Laterza Editori, 2013.

Il libro che ha segnato un punto di svolta del femminismo internazionale e che è divenuto un classico del pensiero di genere. Judith Butler argomenta perché il corpo sessuato non è un dato biologico ma una costruzione culturale.

“Questione di genere è un classico, nel senso migliore del termine: rileggere questo libro, o leggerlo per la prima volta, dà una nuova forma alle categorie attraverso cui facciamo esperienza delle nostre vite e dei nostri corpi. Il fatto che questo ci disturbi è un piacere intellettuale e una necessità politica.” Donna Haraway.

COL_News_Butler2_2318Judith Butler (Cleveland, 24 febbraio 1956) è una filosofa post-strutturalista statunitense.
Ha dato dei contributi nei campi del femminismo, della teoria queer, della filosofia politica e dell’etica. Attualmente è professoressa presso il Dipartimento di retorica e letterature comparate all’Università della California, Berkeley e professoressa presso European Graduate School. La sua ricerca varia dalla teoria della letteratura, alla moderna fiction filosofica agli studi femministi e della sessualità, alla letteratura e filosofia europea dei secoli XIX e XX, a Kafka e la perdita, il lutto e la guerra. Alcuni suoi lavori si sono concentrati sulla filosofia ebraica, esplorando le critiche alla violenza di stato pre e post sionismo.Nel 1990 ha pubblicato Gender Trouble, nel quale discute le opere di Simone de Beauvoir, Julia Kristeva, Sigmund Freud, Jacques Lacan, Jacques Derrida e Michel Foucault.

http://it.wikipedia.org/wiki/Judith_Butler

http://www.laterza.it//images/stories/pdf/9788858106761_Butler_Alphabeta2_gennaio_febbraio_2014.pdf

http://www.recensionifilosofiche.info/2014/03/butler-judith-questione-di-genere-il.html

Segnalazione: Lorenzo Bernini – “Apocalissi queer”.

3563Segnaliamo il saggio di Lorenzo Bernini,

Apocalissi queer. Elementi di teoria antisociale.

pp. 270, € 22,00;
ETS Edizioni, 2013.

Nella ricezione delle teorie queer in Italia, a prevalere ne è stata finora la versione più rassicurante (Foucault, Butler, la rielaborazione del loro pensiero nei Gender Studies). A restare ancora in ombra è la cosiddetta “tesi antisociale”, sviluppata da autori gay quali Bersani ed Edelman che, anziché fare del “sessuale” un’istanza di emancipazione, insistono sui perturbanti legami che esso intrattiene con la pulsione di morte e parteggiano per la fine della civiltà.
Con l’intento di colmare una lacuna, il libro discute criticamente questa declinazione “apocalittica” del queer, ne cerca le premesse nella contestazione degli anni settanta (Hocquenghem, Mieli), ne mette in risalto la radicalità sullo sfondo della filosofia politica della modernità (Hobbes, Kant). Per fornire una rappresentazione figurale dell’attacco che le teorie queer antisociali sferrano all’immaginario politico contemporaneo, l’autore chiama in causa gli zombie gay del cinema di Bruce LaBruce: “Quando non ci sarà più posto all’inferno, i morti cammineranno sulla terra”…

“Apocalissi queer è la prima monografia italiana di respiro internazionale dedicata alle teorie queer. Lorenzo Bernini interroga con competenza e lucidità i rapporti che legano genere, sessualità e politica, riuscendo a far dialogare le tesi antisociali dei più radicali autori gay statunitensi con l’etica della relazione del femminismo europeo. Il risultato illumina finalmente un aspetto decisivo della filosofia politica contemporanea”
Adriana Cavarero

“Benché non sia sempre d’accordo con le sue interpretazioni, non esito a riconoscere in Lorenzo Bernini un pensatore serio che affronta questioni cruciali della teoria e della politica queer contemporanee. Apocalissi queer annuncia l’emergere di una nuova voce autorevole in questo campo e dà un contributo vitale all’evoluzione del pensiero queer”
Lee Edelman

berniniLorenzo Bernini è ricercatore in Filosofia politica presso l’Università degli Studi di Verona, dove coordina il centro di ricerca Politesse – Politiche e teorie della sessualità. Fa parte del comitato scientifico di AG – About Gender: Rivista internazionale di studi di genere e della redazione di Filosofia politica. I suoi studi spaziano dalla filosofia politica classica alle teorie contemporanee della democrazia radicale, dal pensiero di Michel Foucault ai suoi sviluppi nei Gender Studies e nelle teorie queer. È autore di articoli pubblicati su riviste specializzate e volumi collettanei, e inoltre dei libri: Le pecore e il pastore: Critica, politica, etica nel pensiero di Michel Foucault (2008), Maschio e femmina Dio li creò!? Il sabotaggio transmodernista del binarismo sessuale (2010), La sovranità scomposta: Sull’attualità del Leviatano (2010, con Nicola Marcucci e Mauro Farnesi Camellone). Ha inoltre curato Differenza e relazione: L’ontologia dell’umano nel pensiero di Judith Butler e Adriana Cavarero (2009, con Olivia Guaraldo) e Michel Foucault, gli antichi e i moderni: Parrhesìa, Aufklärung, ontologia dell’attualità (2011).

http://www.edizioniets.it/Priv_File_Libro/2210.pdf

http://www.academia.edu/5058138/Contro_natura_a_chi_Alcune_riflessioni_sul_male_in_politica._Intervento_al_convegno_Contro_natura_Lesbiche_gay_bisessuali_asessuali_trans_intersex_dsd_si_interrogano_sul_loro_posto_nel_creato_Verona_9_novembre_2013_

http://www.edizioniets.it/scheda.asp?N=9788846736697

http://ilmanifesto.it/il-perturbante-sessuale/

Segnalazioni: Eve Kosofsky Sedgwick – Stanze private.

Stanze-5c450Finalmente tradotto “Epistemology of the Closet” di Eve Kosofsky Sedgwick:

Stanze private. Epistemologia e politica della sessualità.
a cura di: Federico Zappino,

Carocci Editore, 2011.

Pagine 304
Prezzo € 31,40.

Epistemology of the Closet, pubblicato per la prima volta nel 1990 negli Stati Uniti dalla California University Press, è uno dei testi classici che, insieme ai lavori di Teresa de Lauretis (Soggetti eccentrici) e di Judith Butler (Scambi di genere), getta le basi per la teoria queer. In quest’opera di primo piano, Eve Kosofsky Sedgwick sostiene che la cultura occidentale contemporanea si sia strutturata attorno al binarismo omosessuale/eterosessuale e che questo, in maniera endemica, abbia influenzato e determinato tutti gli altri binarismi che stanno alla base delle relazioni epistemologiche e di potere per mezzo delle quali noi conosciamo, tra cui maschile/femminile, conoscenza/ignoranza, pubblico/privato, verità/paranoia, salute/malattia, natura/contro natura. Rileggendo in maniera originale e controversa alcune narrazioni emblematiche prodotte a cavallo tra il XIX e il XX secolo (tra cui quelle di James, Melville, Nietzsche, Proust e Wilde), l’autrice si mette sulle tracce dei discorsi istituzionali, medici e giuridici che hanno prodotto le tassonomie e le identità univoche dell’omosessuale e dell’eterosessuale, per portare alla luce le innumerevoli sfaccettature della sessualità di ciascuno di noi, che sfuggono evidentemente ad una logica dicotomica.

UnknownEve Kosofsky Sedgwick (1950-2009), filosofa e critica letteraria, ha insegnato nelle università di Duke, Amherst, Cornell, Berkeley, New York.
Tra le sue opere: Between Men: English Literature and Male Homosocial Desire (1985), Tendencies (1993), Performativity and Performance (con Andrew Parker, 1995), A Dialogue on Love (2000), Touching Feeling: Affect, Pedagogy, Performativity (2003). Nel 2002 è stata insignita del prestigioso Brudner Prize dall’università di Yale.

http://www.lavoroculturale.org/dalle-stanze-private-agli-spazi-comuni-riflessioni-intorno-a-eve-kosofsky-sedgwick/

http://www.prideonline.it/?p=1268

Segnalazioni: Flavia Monceri – Oltre l’identità sessuale.

564716_310583029070086_112392979_n Con questo articolo iniziamo a ripubblicare segnalazioni e recensioni di libri.

Segnaliamo il lavoro di Flavia Monceri:

Oltre l’identità sessuale.
Teorie queer e corpi transgender.

Pagine: 136
Anno: 2010
Edizioni ETS

Euro 13,00.

Lo scopo del libro è fare chiarezza sulle definizioni ed ‘etichette’ attualmente disponibili per identificare le differenze di sesso, genere e sessualità, ricorrendo alla più recente letteratura internazionale sul tema. Ma, più in generale, il suo intento è quello di decostruire le pretese di validitè delle dicotomie di sesso (maschio-femmina), genere (uomo-donna) e sessualità (eterosessualità-omosessualità) sulle quali ancora continua a fondarsi il ‘discorso’ sull’identità sessuale, tanto in ambito accademico quanto nell’opinione pubblica. Oltre agli aspetti teorici, vengono affrontati anche alcuni casi concreti, in particolare il rapporto fra ‘disabilità’ e sessualità e il sadomasochismo.

UnknownFlavia Monceri è professore associato di Filosofia politica all’Università del Molise, dove insegna anche Filosofia delle scienze sociali e della comunicazione e Culture e istituzioni dell’Estremo Oriente. Si occupa, tra l’altro, di teorie queer e transgender, di comunicazione interculturale, di filosofia del film e delle arti e di teorie della complessità e dei sistemi. Fra le sue monografie più recenti: Pensiero e presente. Sei concetti della filosofia, Edizioni ETS, Pisa 2007; Ordini costruiti. Multiculturalismo, complessità, istituzioni, Rubbettino, Soveria Mannelli 2008.

http://www.pisanotizie.it/index.php/news/rubrica_20100401_campolo_recensione_monceri_oltre_identita_sessuale.html

Mario Mieli, (non solo) l’autore di un grande libro.

UnknownMario Mieli

Milano, 21 05 1952 – 12 03 1983

 

A trent’anni dal suo suicidio Mario Mieli appare ancora, suo malgrado*, l’autore di un unico, grande libro: quegli “Elementi di Critica Omosessuale”, pubblicati da Einaudi nel 1977, frutto di una rielaborazione ambiziosa della sua tesi di laurea in filosofia morale alla Università Statale di Milano. Il testo – che ha avuto una sola riedizione per Feltrinelli nel 2002 – resta la più importante, se non unica elaborazione teorica del primo movimento di liberazione omosessuale italiano e, anticipando la teoria transgender e queer di una quindicina d’anni, oltrepassa agilmente il contesto culturale in cui fu scritto: cosa non certo sorprendente, considerata l’ampiezza delle letture che hanno formato il suo giovanissimo autore.

Mieli infatti, in quel progetto ambizioso, mette a tema le esperienze del movimento di liberazione omosessuale che gli vengono dalla sua partecipazione ai collettivi londinesi nei primissimi anni settanta e milanesi dal 1971 al ’76 e, usando alcuni concetti cardine della psicoanalisi come segnavia della sua ricerca, le proietta nell’orizzonte teorico aperto della speranza di rinnovamento dell’essere umano propria dai marxismi a lui contemporanei.
Come da titolo, nella fusione tra gli “Elementi” di Euclide e la “Critica” della ragione di Kant, il progetto è quindi niente di meno che quello di una critica complessiva della civiltà – eterosessuale – e di una conseguente riconversione e rifondazione dell’umanità nei suoi elementi costitutivi, e questo attraverso le scoperte di una “gaia scienza”: un nuovo sapere che reintegri come centrale quello che il sapere tradizionale esclude da sempre e scientemente come marginale.
Nel compiere questa operazione, Mieli conduce un confronto costante, serrato e alla pari tra gli stilemi della sua subcultura omosessuale – quella più emarginata delle “checche” – e i contenuti filosofici, psicologici, politici e giuridici della cultura “alta”: è una prestazione tra le migliori del testo il confronto col lessico filosofico, sottoposto alla torsione dei calembours più “gai” con esiti parodistici spesso irresistibili.

Come già detto, punto di partenza dell’analisi è il vissuto omosessuale indagato nei collettivi che all’epoca nascevano e operavano sul modello femminista: la loro era sia esperienza di un desiderio irrinunciabile che di una emarginazione e persecuzione feroce.
Ma Mieli, riutilizzando i concetti portanti della psicanalisi freudiana, argomenta che ogni atto di persecuzione è il sintomo violento di una rimozione in quanto rifiuta l’ oggetto di un desiderio segnato da interdetto sociale, ovvero è il sintomo di un desiderio castrato e censurato: “La società agisce repressivamente sui bambini, tramite l’ educastrazione, allo scopo di costringerli a rimuovere le tendenze sessuali congenite che essa giudica perverse”.

La pulsione omosessuale diventa il primo oggetto di interdetto e rimozione perché quella della differenza sessuale presupposta all’eterosessualità – la riproduzione dei produttori – è la prima forma di produzione, ovvero la prima forma di divisione del lavoro: ogni desiderio non finalizzato al rapporto genitale e ogni rapporto genitale non finalizzato alla riproduzione diventa la “perversione” di una norma – economica. L’educastrazione può così volgere l’ energia pulsionale a fini riproduttivi e produttivi costituendo quel processo di massimizzazione economica che è il fondamento dell’ordine di accumulazione del Capitale e che trova poi nell’ordine patriarcale la sua sanzione sociale e nella persecuzione della perversione la sua pratica – violenta.

Quindi la prima conquista teorica ed esistenziale del pensiero di Mieli, il primo passo verso il suo “gaio comunismo”, sta nel riconoscere che la pulsione omosessuale è presente in tutti, non solo in chi la manifesta apertamente.
Questa presenza rimossa o in latenza è confermata e spiegata anche della psicoanalisi freudiana là dove ipotizza che il desiderio infantile sia originariamente indifferenziato, perverso e polimorfo. Reintegrare il desiderio omosessuale sarà allora la via maestra per restaurare la originaria configurazione indifferenziata del desiderio: se il dominio eterosessuale si instaura escludendo la pratica omosessuale in quanto oggetto del primo interdetto e modello di ogni altra perversione, questa pratica diviene lo strumento teorico ed esistenziale per scardinarlo.

La figura del maschio patriarcale – principale oggetto polemico del testo – viene riportata alla pienezza del desiderio reinnestandovi tutti i caratteri “femminili” che la norma eterosessuale aveva espulso e riposizionato sull’ “altro sesso”: innanzi tutto con la pratica della passività anale che l’ autore non si stanca di promuovere come scardinamento simbolico, psichico e fisico del soggetto “maschile”, ma anche ed in modo socialmente più dirompente con la pratica del travestitismo attraverso la quale esso incorpora i segni della femminilità cancellando così l’interdetto a superare le barriere di genere.
Come per Nietzsche, la transvalutazione di tutti i valori è l’ orizzonte anche di questa pratica: quello che era socialmente riprovato e ridicolizzato – la passività sessuale, l’ effeminatezza e gli stessi termini dispregiativi che le designano – viene rivendicato come strumento di promozione umana.

Mieli infatti può finalmente mettere capo al concetto portante e decisivo per la sua palingenesi della civiltà: la trans-sessualità. Riconciliato con il passato rimosso del suo desiderio indifferenziato, perverso e polimorfo, l’essere umano può aprirsi a un futuro che supera il binarismo etero-sessuale e la sua unilateralità incapace di cogliere perfino la propria intrinseca ambivalenza e dinamicità. Con ciò si va oltre la sessualità stessa e oltre l’ identità che su di essa si fonda superando così anche le differenze di genere, età e specie, fino a perdere la distinzione tra soggetto desiderante e oggetto desiderato, per reincorporare infine tutte le “perversioni”, trasformate e purificate del loro elemento violento.
L’ oltreuomo nietzscheano in cui culminava la prima “gaia scienza” qui non può che essere trans-sessuale: oltre la sessualità. Allo stesso modo, come per il filosofo tedesco, l’ ultima configurazione dello spirito umano anche per Mieli è un bambino che gioca – con l’ infinita possibilità di dispiegamento del proprio desiderio.

Ma la struttura concettuale che ho finora cercato di prospettare non rende conto dell’ aspetto dinamico del testo e della sua partecipazione alla creatività letteraria dei movimenti degli anni settanta, aspetto che gli viene senz’altro dall’essere uno strumento di polemica e propaganda, ritmato dalle invettive e dagli slogan, ma ancor più dall’essere, nell’intenzione dell’autore, già un’anticipazione del nuovo modo di sentire, pensare… e vivere.
L’alterazione terminologica per rendere conto di una realtà che non aveva mai trovato parola: educastrazione, psiconazisti(psicoanalisti che “curano” l’ omosessualità con l’aversion therapy), militonti (militanti politici omosessuali uniformati ai codici eterosessuali). La parodia del sapere normativo per turbarne la pretesa trasparenza, ad esempio nella titolazione dei capitoli: Dei delitti e del pene; Mens sana in corpore perverso. O l’ uso formidabile dell’ambiguità – vera chiave portante concettuale, esistenziale, retorica, e linguistica nei dialetti omosessuali – ad esempio del termine “vacche” nella riscrittura di un celebre motto hegeliano in chiusura di un argomento a favore del mantenimento strategico della distinzione tra eteropportunisti e checche manifeste: “In questa notte non tutte le vacche sono gay.”

Mario Mieli non si è però limitato a teorizzare e verbalizzare questa rivoluzione umana, ma, assieme ai suoi compagni di collettivo, l’ ha messa in pratica e inscenata col proprio corpo in modo così dirompente e scandaloso che a lungo la sua immagine pubblica e la sua stessa eredità nel movimento omosessuale è consistita più nella memoria di quella prassi politica piuttosto che delle posizioni teoriche ed esistenziali che la sostenevano:
“Io sono contento di essere una checca evidente, “femminile”: la sofferenza che ciò, in questa società, comporta è al tempo stesso la misura o se si vuole lo specchio della dura e insieme fragile e preziosa bellezza della mia vita. E’ un grande destino possedere e cercare di vivere con chiara coscienza un’ esistenza che la massa regolare, nel suo idiota accecamento, disprezza e tenta di soffocare.”
Un rigore etico adamantino che ne fa non solo l’ autore di un unico, grande libro.

* resta suo malgrado l’autore di un solo libro anche perché l’altra sua opera, il romanzo esoterico “Il risveglio dei faraoni”(1983), rimane sotto sequestro per volontà della famiglia Mieli.
Va anche ricordato il testo teatrale “La Traviata Norma. Ovvero: Vaffanculo… Ebbene sì!” (1976).

Davide Depaulis,

Coresponsabile cultura Arcigay “Rainbow” Valsesia – Vercelli.

http://www.youtube.com/watch?v=5i2xnoKaB8Q

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