Comitato territoriale Arcigay delle Provincie di Vercelli e Biella

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Riunione a Bologna 17\18 gennaio 2015.

UnknownPubblichiamo un comunicato di Arcigay Nazionale.

Care amiche e cari amici,

non sfugge a nessuno che il 2015 potrebbe essere l’anno decisivo per una delle nostre rivendicazioni più importanti. È quasi certo ormai che a fine gennaio in Commissione Giustizia al Senato si andrà avanti con l’iter sulle unioni civili partendo dal testo base redatto dalla senatrice Monica Cirinnà.

La nostra rivendicazione in questi anni sulle coppie è sempre stata il matrimonio egualitario, e senza dimenticare questo punto, come ci vogliamo porre rispetto a ciò che accadrà in parlamento?

Ovviamente se il testo Cirinnà, pur con aspetti ancora lacunosi, può rispondere nell’immediato alla tutela delle coppie omosessuali e delle famiglie con genitori omosessuali, non dobbiamo permettere che diventi una caricatura svuotata e lesiva della nostra dignità. Dobbiamo perciò essere estremamente vigili sul testo proposto ma anche chiari nel non demordere dalla nostra aspirazione alla totale uguaglianza di fronte al diritto e dunque dall’accesso al matrimonio civile.

Una cosa è chiara: quest’anno richiede la nostra massima attenzione e massima coordinazione per essere attivi, efficienti e pronti alla reazione.

Vi proponiamo di vederci per due giorni di riflessione e per mettere a punto una serie di eventi sul medio periodo che possano dimostrare con forza la nostra vigilanza e la nostra volontà di reagire con unità.

La prima riunione sarà sabato 17 e domenica 18 gennaio a Bologna, con un unico punto all’ordine del giorno: matrimonio/unioni civili, testo Cirinnà, calendario parlamentare e azione nostra, proposta di campagne e momenti di mobilitazione.

A questa ne seguiranno altre in varie città (Firenze, Roma, Napoli) in cui verranno affrontati via via altri argomenti, per aggiornare così in maniera condivisa il punto su tutti i temi che ci riguardano e cercare il modo per affrontarli al meglio, con efficienza, energia e soprattutto unità.

Oltre alle tante anime del mondo lgbt abbiamo pensato di allargare l’invito anche ad altre entità da sempre attente alla difesa dei diritti, che spesso si sono trovate al nostro fianco ma che dobbiamo coinvolgere in maniera più forte e sistematica, perché questa non può essere solo la nostra battaglia.

Per una parte della discussione abbiamo pensato di invitare la Senatrice Cirinnà in qualità di relatrice del testo base, che verrà a spiegarci in che cosa consiste e risponderà a domande, dubbi, chiarimenti, anche rispetto alla tempistica parlamentare.

Queste due giornate avranno all’incirca questo programma:

SABATO 17
h.14.00/16.00: inizio riflessione comune su matrimonio/unioni civili, rispettive posizioni, punti in comune e punti in contrasto
h.16.00/17.30: discussione sul testo base assieme alla relatrice del testo, la Senatrice Monica Cirinnà, a cui porremo tutte le domande possibili, i dubbi, le critiche
h.18.00/20.00: ancora discussione su matrimonio egualitario/unioni civili: che posizione prendere, che azioni mettere in campo, come possiamo agire nell’agenda parlamentare, fin dove vogliamo spingerci, ecc.
DOMENICA 18
h.09.30/12.00: presentazione di due campagne di azione per il movimento (Arcigay e Condividilove); presentazione Festa delle Famiglie Arcobaleno (Famiglie Arcobaleno); presentazione presenza EXPO (Agedo); proposta marcia dei diritti; altre proposte.
h.12.00/14.00: conclusioni e redazione eventuale documento
Le associazioni che seguono hanno già confermato la propria presenza. Stiamo cercando di contattare tutto il mondo lgbt e “friendly” proprio per avere la massima condivisione. Aiutateci ad allargare l’invito a chiunque potrebbe essere interessato.

Per motivi logistici vi preghiamo di confermare la vostra presenza mandando una mail a info@arcigay.it entro il 14 gennaio.

Grazie e a presto.

Hanno finora confermato la propria presenza:
– Agedo
– Arcigay
– Arcilesbica
– Associazione Radicale Certi Diritti
– Circolo Mario Mieli
– Condividilove
– Equality Italia
– Famiglie Arcobaleno
– Gaycenter
– Mit
– RGR Rete Genitori Rainbow


Flavio Romani
Presidente Arcigay – Associazione LGBT italiana

“Frocinorosi” all’ambasciata russa di Roma…

imageSu segnalazione di Mattia Galdiolo, Consigliere di Arcigay “Tralaltro” di Padova pubblichiamo il lungo resoconto di Pasquale Ciano della manifestazione di protesta in sostegno degli omosessuali e transessuali russi e per il rilascio di Vladimir Luxuria organizzata dalle Associazioni lgbt di Roma nei pressi dell’abasciata russa della Capitale.

“Ci raduniamo lentamente intorno alle 20 davanti all’ambasciata russa a roma, erano con me Aurelio Mancuso Cupello e Guido Allegrezza Carrozza ci si salutava e si scambiavano sorrisi con chi man mano arrivava, a Enrico Cupido, Fiorenzo De Vecchis, l’Ipocoana Nera, Dario Gizzi, si aggiungevano Carmelo Mono Pappalardo, Gaia Logan, Salvo De Rosa Giam, Imma Battaglia, Fabrizio Marrazzo, Paola Dee, Andrea Maccarrone, Giuseppe Pecce, Angelo Ferro, Massimo Giorgi, Caramella Drag e tanti altri andavano aggregandosi PACIFICAMENTE.

Non appena qualcuno ha tirato fuori una enorme bandiera rainbow e ci stavamo muovendo per sventolarla sotto l’ambasciata dell’amico Putin, gli agenti in assetto ANTISOMMOSSA hanno fatto muro per impedirci di manifestare.
Attoniti e incazzati – da quando il diritto di manifestare pacificamente è stato sospeso anche in Italia con metodi “russi”? – ognuno urla il proprio disappunto come meglio crede, poi decidiamo di aggirare l’ostacolo passando da Via Castro Pretorio, dove all’incrocio decidiamo per un sit-in estemporaneo in attesa dell’autorizzazione ad esporre il nostro simbolo di liberà davanti all’ambasciata.

Cosa che a chi comanda pare sia sembrata un’intollerabile pretesa privilegistica… tant’è che ci circondano, noi tuttti seduti sulla rainbow intenzionati a non mollare, loro con caschi e scudi contro quattro froci in croce… nell’assordante silenzio dei mass media.

Decidono che stavamo bloccando il traffico.. con corsie libere e 3 macchine ogni 5 minuti che ci potevano comodamente aggirare… vabbè, la presa per il culo continua.
Gli animalisi prendono il megafono e denunciano le atrocità del governo Putin: legge contro i gay, omicidi di giornalisti scomodi, genocidio in cecenia, sterminio di cani randagi per ripulire le Olimpiadi di Sochi…

La rabbia montava e nonostante fossimo PACIFICI, SEDUTI e NON VIOLENTI decidono di caricarci come i peggiori dei delinquenti, mi strattonano per farmi alzare e così Ferrante Iaccaria, e bruno @kastKastaDiva Queen, quest’ultimo addirittura isolato e portato al commissariato. Noi ci risediamo a terra e non schiodiamo più.

Con noi c’erano una Consigliera Comunale, un Consigliere Regionale e una Deputata della Repubblica a garantire la non violenza della nostra azione, ciononostante ci hanno trattato come dei FROCINOROSI da tenere a bada.

La nostra richiesta era semplice: fare sventolare la rainbow davanti ai russi. NIET. Partono gli appelli Facebook e Twitter a raggiungerci e a supportarci, Eva Grimaldi ci porta un po’ d’acqua e del cioccolato. Alle 22 una trattativa sblocca la situazione: una delegazione di “2 massimo 3 persone” può andare a sventolare il temibile tessuto colorato in Via Gaeta, li avremmo aspettati e avremmo marciato fino a Termini. Si sarebbe potuto marciare fino al Campidoglio, prendere la palla al balzo e denunciare come siamo stati trattati anche qui in Italia, non solo vilipesi in Russia, ma trattati come appestati A CASA NOSTRA. Ma gli accordi erano già presi e quindi addio Campidoglio.

La cosa però devo dire commovente è stato vedere i leader delle nostre Associazioni finalmente parlarsi, incazzarsi assieme, prendere decisioni condivise, inventarsi strategie efficaci e difensive, cosa che non succedeva dal World Pride di 14 anni fa. 14 ANNI. Ma meglio tardi che mai.

Sicuramente la strada da percorrere è questa: combattere per i nostri diritti a ESISTERE, manifestare, formare una famiglia ecc. senza divisioni, focalizzandoci solo sugli obiettivi, magari uno alla volta, ma per ottenere risultati CONCRETI, non promesse, o “solidarietà assolutamente”, o “impegni non più rimandabili”
…AVETE FINITO DI PREDERCI PER IL CULO.
Sappiamo come lottare e sappiamo dove arriveremo: a vincere.

Grazie a chi ha riacceso in me questa fiammella, grazie a tutti quelli che non hanno mangiato, che hanno saltato cene e lavori, per ottenere una semplice sventolata di solidarietà a Vladimir Luxuria E A TUTTI GLI OMOSESSUALI RUSSI.”

http://www.gaiaitalia.com/2014/02/17/roma-volevamo-solo-portare-la-bandiera-rainbow-davanti-lambasciata-russa-cronaca-di-una-vittoria/
http://www.gay.it/news/Tensioni-Roma-al-sit-gay-ambasciata-russa-Luxuria

http://www.lapresse.it/foto/cronaca/roma-protesta-associazioni-gay-davanti-ambasciata-russa-1.462177

Segnalazione: Lorenzo Bernini – “Apocalissi queer”.

3563Segnaliamo il saggio di Lorenzo Bernini,

Apocalissi queer. Elementi di teoria antisociale.

pp. 270, € 22,00;
ETS Edizioni, 2013.

Nella ricezione delle teorie queer in Italia, a prevalere ne è stata finora la versione più rassicurante (Foucault, Butler, la rielaborazione del loro pensiero nei Gender Studies). A restare ancora in ombra è la cosiddetta “tesi antisociale”, sviluppata da autori gay quali Bersani ed Edelman che, anziché fare del “sessuale” un’istanza di emancipazione, insistono sui perturbanti legami che esso intrattiene con la pulsione di morte e parteggiano per la fine della civiltà.
Con l’intento di colmare una lacuna, il libro discute criticamente questa declinazione “apocalittica” del queer, ne cerca le premesse nella contestazione degli anni settanta (Hocquenghem, Mieli), ne mette in risalto la radicalità sullo sfondo della filosofia politica della modernità (Hobbes, Kant). Per fornire una rappresentazione figurale dell’attacco che le teorie queer antisociali sferrano all’immaginario politico contemporaneo, l’autore chiama in causa gli zombie gay del cinema di Bruce LaBruce: “Quando non ci sarà più posto all’inferno, i morti cammineranno sulla terra”…

“Apocalissi queer è la prima monografia italiana di respiro internazionale dedicata alle teorie queer. Lorenzo Bernini interroga con competenza e lucidità i rapporti che legano genere, sessualità e politica, riuscendo a far dialogare le tesi antisociali dei più radicali autori gay statunitensi con l’etica della relazione del femminismo europeo. Il risultato illumina finalmente un aspetto decisivo della filosofia politica contemporanea”
Adriana Cavarero

“Benché non sia sempre d’accordo con le sue interpretazioni, non esito a riconoscere in Lorenzo Bernini un pensatore serio che affronta questioni cruciali della teoria e della politica queer contemporanee. Apocalissi queer annuncia l’emergere di una nuova voce autorevole in questo campo e dà un contributo vitale all’evoluzione del pensiero queer”
Lee Edelman

berniniLorenzo Bernini è ricercatore in Filosofia politica presso l’Università degli Studi di Verona, dove coordina il centro di ricerca Politesse – Politiche e teorie della sessualità. Fa parte del comitato scientifico di AG – About Gender: Rivista internazionale di studi di genere e della redazione di Filosofia politica. I suoi studi spaziano dalla filosofia politica classica alle teorie contemporanee della democrazia radicale, dal pensiero di Michel Foucault ai suoi sviluppi nei Gender Studies e nelle teorie queer. È autore di articoli pubblicati su riviste specializzate e volumi collettanei, e inoltre dei libri: Le pecore e il pastore: Critica, politica, etica nel pensiero di Michel Foucault (2008), Maschio e femmina Dio li creò!? Il sabotaggio transmodernista del binarismo sessuale (2010), La sovranità scomposta: Sull’attualità del Leviatano (2010, con Nicola Marcucci e Mauro Farnesi Camellone). Ha inoltre curato Differenza e relazione: L’ontologia dell’umano nel pensiero di Judith Butler e Adriana Cavarero (2009, con Olivia Guaraldo) e Michel Foucault, gli antichi e i moderni: Parrhesìa, Aufklärung, ontologia dell’attualità (2011).

http://www.edizioniets.it/Priv_File_Libro/2210.pdf

http://www.academia.edu/5058138/Contro_natura_a_chi_Alcune_riflessioni_sul_male_in_politica._Intervento_al_convegno_Contro_natura_Lesbiche_gay_bisessuali_asessuali_trans_intersex_dsd_si_interrogano_sul_loro_posto_nel_creato_Verona_9_novembre_2013_

http://www.edizioniets.it/scheda.asp?N=9788846736697

http://ilmanifesto.it/il-perturbante-sessuale/

Mario Mieli, (non solo) l’autore di un grande libro.

UnknownMario Mieli

Milano, 21 05 1952 – 12 03 1983

 

A trent’anni dal suo suicidio Mario Mieli appare ancora, suo malgrado*, l’autore di un unico, grande libro: quegli “Elementi di Critica Omosessuale”, pubblicati da Einaudi nel 1977, frutto di una rielaborazione ambiziosa della sua tesi di laurea in filosofia morale alla Università Statale di Milano. Il testo – che ha avuto una sola riedizione per Feltrinelli nel 2002 – resta la più importante, se non unica elaborazione teorica del primo movimento di liberazione omosessuale italiano e, anticipando la teoria transgender e queer di una quindicina d’anni, oltrepassa agilmente il contesto culturale in cui fu scritto: cosa non certo sorprendente, considerata l’ampiezza delle letture che hanno formato il suo giovanissimo autore.

Mieli infatti, in quel progetto ambizioso, mette a tema le esperienze del movimento di liberazione omosessuale che gli vengono dalla sua partecipazione ai collettivi londinesi nei primissimi anni settanta e milanesi dal 1971 al ’76 e, usando alcuni concetti cardine della psicoanalisi come segnavia della sua ricerca, le proietta nell’orizzonte teorico aperto della speranza di rinnovamento dell’essere umano propria dai marxismi a lui contemporanei.
Come da titolo, nella fusione tra gli “Elementi” di Euclide e la “Critica” della ragione di Kant, il progetto è quindi niente di meno che quello di una critica complessiva della civiltà – eterosessuale – e di una conseguente riconversione e rifondazione dell’umanità nei suoi elementi costitutivi, e questo attraverso le scoperte di una “gaia scienza”: un nuovo sapere che reintegri come centrale quello che il sapere tradizionale esclude da sempre e scientemente come marginale.
Nel compiere questa operazione, Mieli conduce un confronto costante, serrato e alla pari tra gli stilemi della sua subcultura omosessuale – quella più emarginata delle “checche” – e i contenuti filosofici, psicologici, politici e giuridici della cultura “alta”: è una prestazione tra le migliori del testo il confronto col lessico filosofico, sottoposto alla torsione dei calembours più “gai” con esiti parodistici spesso irresistibili.

Come già detto, punto di partenza dell’analisi è il vissuto omosessuale indagato nei collettivi che all’epoca nascevano e operavano sul modello femminista: la loro era sia esperienza di un desiderio irrinunciabile che di una emarginazione e persecuzione feroce.
Ma Mieli, riutilizzando i concetti portanti della psicanalisi freudiana, argomenta che ogni atto di persecuzione è il sintomo violento di una rimozione in quanto rifiuta l’ oggetto di un desiderio segnato da interdetto sociale, ovvero è il sintomo di un desiderio castrato e censurato: “La società agisce repressivamente sui bambini, tramite l’ educastrazione, allo scopo di costringerli a rimuovere le tendenze sessuali congenite che essa giudica perverse”.

La pulsione omosessuale diventa il primo oggetto di interdetto e rimozione perché quella della differenza sessuale presupposta all’eterosessualità – la riproduzione dei produttori – è la prima forma di produzione, ovvero la prima forma di divisione del lavoro: ogni desiderio non finalizzato al rapporto genitale e ogni rapporto genitale non finalizzato alla riproduzione diventa la “perversione” di una norma – economica. L’educastrazione può così volgere l’ energia pulsionale a fini riproduttivi e produttivi costituendo quel processo di massimizzazione economica che è il fondamento dell’ordine di accumulazione del Capitale e che trova poi nell’ordine patriarcale la sua sanzione sociale e nella persecuzione della perversione la sua pratica – violenta.

Quindi la prima conquista teorica ed esistenziale del pensiero di Mieli, il primo passo verso il suo “gaio comunismo”, sta nel riconoscere che la pulsione omosessuale è presente in tutti, non solo in chi la manifesta apertamente.
Questa presenza rimossa o in latenza è confermata e spiegata anche della psicoanalisi freudiana là dove ipotizza che il desiderio infantile sia originariamente indifferenziato, perverso e polimorfo. Reintegrare il desiderio omosessuale sarà allora la via maestra per restaurare la originaria configurazione indifferenziata del desiderio: se il dominio eterosessuale si instaura escludendo la pratica omosessuale in quanto oggetto del primo interdetto e modello di ogni altra perversione, questa pratica diviene lo strumento teorico ed esistenziale per scardinarlo.

La figura del maschio patriarcale – principale oggetto polemico del testo – viene riportata alla pienezza del desiderio reinnestandovi tutti i caratteri “femminili” che la norma eterosessuale aveva espulso e riposizionato sull’ “altro sesso”: innanzi tutto con la pratica della passività anale che l’ autore non si stanca di promuovere come scardinamento simbolico, psichico e fisico del soggetto “maschile”, ma anche ed in modo socialmente più dirompente con la pratica del travestitismo attraverso la quale esso incorpora i segni della femminilità cancellando così l’interdetto a superare le barriere di genere.
Come per Nietzsche, la transvalutazione di tutti i valori è l’ orizzonte anche di questa pratica: quello che era socialmente riprovato e ridicolizzato – la passività sessuale, l’ effeminatezza e gli stessi termini dispregiativi che le designano – viene rivendicato come strumento di promozione umana.

Mieli infatti può finalmente mettere capo al concetto portante e decisivo per la sua palingenesi della civiltà: la trans-sessualità. Riconciliato con il passato rimosso del suo desiderio indifferenziato, perverso e polimorfo, l’essere umano può aprirsi a un futuro che supera il binarismo etero-sessuale e la sua unilateralità incapace di cogliere perfino la propria intrinseca ambivalenza e dinamicità. Con ciò si va oltre la sessualità stessa e oltre l’ identità che su di essa si fonda superando così anche le differenze di genere, età e specie, fino a perdere la distinzione tra soggetto desiderante e oggetto desiderato, per reincorporare infine tutte le “perversioni”, trasformate e purificate del loro elemento violento.
L’ oltreuomo nietzscheano in cui culminava la prima “gaia scienza” qui non può che essere trans-sessuale: oltre la sessualità. Allo stesso modo, come per il filosofo tedesco, l’ ultima configurazione dello spirito umano anche per Mieli è un bambino che gioca – con l’ infinita possibilità di dispiegamento del proprio desiderio.

Ma la struttura concettuale che ho finora cercato di prospettare non rende conto dell’ aspetto dinamico del testo e della sua partecipazione alla creatività letteraria dei movimenti degli anni settanta, aspetto che gli viene senz’altro dall’essere uno strumento di polemica e propaganda, ritmato dalle invettive e dagli slogan, ma ancor più dall’essere, nell’intenzione dell’autore, già un’anticipazione del nuovo modo di sentire, pensare… e vivere.
L’alterazione terminologica per rendere conto di una realtà che non aveva mai trovato parola: educastrazione, psiconazisti(psicoanalisti che “curano” l’ omosessualità con l’aversion therapy), militonti (militanti politici omosessuali uniformati ai codici eterosessuali). La parodia del sapere normativo per turbarne la pretesa trasparenza, ad esempio nella titolazione dei capitoli: Dei delitti e del pene; Mens sana in corpore perverso. O l’ uso formidabile dell’ambiguità – vera chiave portante concettuale, esistenziale, retorica, e linguistica nei dialetti omosessuali – ad esempio del termine “vacche” nella riscrittura di un celebre motto hegeliano in chiusura di un argomento a favore del mantenimento strategico della distinzione tra eteropportunisti e checche manifeste: “In questa notte non tutte le vacche sono gay.”

Mario Mieli non si è però limitato a teorizzare e verbalizzare questa rivoluzione umana, ma, assieme ai suoi compagni di collettivo, l’ ha messa in pratica e inscenata col proprio corpo in modo così dirompente e scandaloso che a lungo la sua immagine pubblica e la sua stessa eredità nel movimento omosessuale è consistita più nella memoria di quella prassi politica piuttosto che delle posizioni teoriche ed esistenziali che la sostenevano:
“Io sono contento di essere una checca evidente, “femminile”: la sofferenza che ciò, in questa società, comporta è al tempo stesso la misura o se si vuole lo specchio della dura e insieme fragile e preziosa bellezza della mia vita. E’ un grande destino possedere e cercare di vivere con chiara coscienza un’ esistenza che la massa regolare, nel suo idiota accecamento, disprezza e tenta di soffocare.”
Un rigore etico adamantino che ne fa non solo l’ autore di un unico, grande libro.

* resta suo malgrado l’autore di un solo libro anche perché l’altra sua opera, il romanzo esoterico “Il risveglio dei faraoni”(1983), rimane sotto sequestro per volontà della famiglia Mieli.
Va anche ricordato il testo teatrale “La Traviata Norma. Ovvero: Vaffanculo… Ebbene sì!” (1976).

Davide Depaulis,

Coresponsabile cultura Arcigay “Rainbow” Valsesia – Vercelli.

http://www.youtube.com/watch?v=5i2xnoKaB8Q

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