Comitato territoriale Arcigay delle Provincie di Vercelli e Biella

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Arcigay “Rainbow” al 40° anniversario di Varallo Medaglia d’Oro per la Resistenza; Varallo Sesia, 6-7-8 Settembre 2013.

1176220_563601230368423_137758381_nArigay “Rainbow” Vercelli-Valsesia è onorata dell’invito ufficiale da parte dell’ANPI Varallo – Alta Valsesia a partecipare alla sua festa regionale per il quarantesimo anniversario della consegna della Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Città di Varallo per il ruolo decisivo svolto dalla Valsesia nella lotta di Liberazione dal NaziFascismo.

Da sempre e per statuto Arcigay aderisce ai valori della libertà democratica, del rifiuto di ogni forma di totalitarismo e del rispetto della pari dignità di tutti gli esseri umani: aderisce ai valori dell’Antifascismo.

In questa occasione Arcigay “Rainbow” Valsesia-Vercelli vuole ricordare con commozione e orgoglio tutte le donne e gli uomini, anche omosessuali e bisessuali, che nel nostro territorio hanno combattuto e sono caduti per consentire a tutte le cittadine e cittadini italiani di godere di pari dignità, diritti e libertà in un contesto finalmente democratico e chiede con forza che questo sacrificio non possa più essere tradito da coloro che ancora oggi vilmente rifiutano dignità, diritti, libertà e persino la certezza della propria integrità fisica alle cittadine e ai cittadini omosessuali, bisessuali e transessuali di questo Paese.

Quindi a nostra volta siamo felici di invitarvi tutti alla

FESTA PARTIGIANA

venerdì 6, sabato 7 e domenica 8 settembre,
al Parco D’Adda di Varallo Sesia.

I nostri giovani volontari in particolare parteciperannno
e invitano tutti i giovani della Valsesia all’incontro
“Conversazione libera tra i giovani di oggi e i giovani d’allora” 
con il Presidente Nazionale ANPI, Prof. Carlo Smuraglia
e altri testimoni

che si terrà sempre al
Parco D’Adda dalle ore 15:00 di domenica 8 settembre.

RAINBOW VALSESIADomenica 8 a partire dalle 15:00 troverete al Parco D’Adda anche lo stand con le nostre volontarie e volontari, i gadgets dell’associazione e della campagna nazionale Arcigay contro l’omofobia, materiale informativo e di prevenzione delle malattie sessualmete trasmissibili e ….

la possibilità di tesserarsi o rinnovare la tessera di Arcigay “Rainbow”.

Non mancate di venirci a trovare!

Di seguito il programma completo della manifestazione:

FESTA ANPI REGIONALE PROGRAMMA x il pubblico

https://www.facebook.com/events/1407736692771537/?notif_t=plan_user_invited

https://www.facebook.com/events/152018461663528/

Giornata della memoria e omofobia.

318052_408100472606661_1317811438_nDelle circa 50 persone presenti all’ Istituto Storico per la Resistenza di Varallo Sesia, in occasione della proiezione del documentario PARAGRAPH 175, solo alcuni erano a conoscenza del trattamento riservato agli omosessuali da parte del regime nazista e ancora meno sapevano che la persecuzione ai danni di queste persone continuò anche dopo la Liberazione.

Il paragrafo 175, un articolo del codice penale tedesco in vigore dal 15 maggio 1871 al 10 marzo 1994 che considerava un crimine i rapporti sessuali di tipo omosessuale tra uomini e inasprito durante il regime nazista, non fu abolito insieme al regime e molte persone furono nuovamente imprigionate nelle carceri tedesche dopo la detenzione nei campi di sterminio.

Moltissime persone furono invece obbligate a vivere nel silenzio, perpetrando di fatto su di esse un processo psicologicamente devastante.
Un’ ingiustizia che affonda le sue radici nell’omofobia, un processo irrazionale, non trasparente che trae la sua forza dal pregiudizio sociale che genera una fobia immotivata e che segna le coscienze con una serie di stereotipi negativi e pericolosi. Sentimenti talvolta privati che passando dal linguaggio arrivano poi a trasferirsi ad azioni fisiche che manifestano esclusione, ripugnanza e violenza verso chi è ritenuto “diverso”.

La dissimmetria delle differenze di valore tra due degli orientamenti sessuali, quello etero e quello omo, fa in modo che uno prevalga sull’altro, generando una società eterocentrista dove l’eterosessualità è la norma: chi non è etero deve fare “fatica”, essere in svantaggio perché il presupposto è sempre contro l’omosessualità.

Serate come quella di venerdì 25 gennaio aiutano quindi a sensibilizzare le coscienze e a fare un lavoro di apertura verso l’alterità, l’altro, chi non conosciamo o non abbiamo mai voluto conoscere.

Ricordare ciò che è stato, tema della Giornata della Memoria, è più che mai attuale oggi quando, purtroppo, assistiamo ad un ritorno di razzismi inauditi e a forme di omofobia nuove. In Uganda sta per essere infatti approvata una legge che consentirà di mettere a morte gli omosessuali e nella Russia di Putin è appena stata approvata una legge che vieta di fare “propaganda” omosessuale, non permettendo nemmeno di parlare di omosessualità. In Italia si fatica a riconoscere che gli omosessuali possano legalizzare delle storie affettive stabili attraverso il matrimonio, per chi di loro lo volesse contrarre, negando così un importante diritto di scelta nonché un diritto civile che non dovrebbe rimare un privilegio eterosessuale.

Siamo nel 2013 e ancora la lotta all’omofobia è più che mai un tema urgente e necessario per permettere lo sviluppo psico-fisico corretto di molti giovani e per permettere di migliorare le condizioni di vita di un numero sempre maggiore di persone.

Ricordare quindi è un esercizio che può solo fare del bene alla storia futura.

Il Direttivo di
Arcigay “Rainbow” Valsesia-Vercelli
Borgosesia, 26 gennaio 2013

Paragraph 175 – Intervento della Presidente Arcigay Rainbow.

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Pubblichiamo l’intervento della nostra Presidente in occasione della proiezione del documentario “Paragraph 175” presso l’ “Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea” di Varallo, avvenuta il 25 gennaio 2013.

 

 

 

 

 

Tutte le persone che riuscirono a sopravvivere alle sofferenze subite nei campi di concentramento nazista, avevano un incubo ricorrente: tornare a casa e provare a raccontare quello che era accaduto a loro e alle persone accanto a loro, e non essere creduti, non essere ascoltati.
Uno dei testimoni del documentario che tra poco vedrete, alla fine dirà, per fornire parte della ragione del suo silenzio : “la gente mi diceva – non voglio sentire queste cose !! “

Questo era una delle cose che volevano i nazisti : l’oblio.

Ne “I sommersi e i salvati” Primo Levi scrive: “Fortunatamente le cose non sono andate come le vittime temevano e come i nazisti speravano”. E le vittime, superando la vergogna, il dolore subito, cominciarono non senza fatica a raccontare quello che avevano visto e subito fino al giorno della fine della guerra, al giorno della Liberazione.
Ma fu una Liberazione ben lontana dall’essere una liberazione di tutte e tutti.

Questa sera, vedere insieme il documentario PARAGRAPH 175 è un esercizio collettivo che facciamo di vicinanza, di ascolto di coloro che furono condannati all’oblio, uno sforzo collettivo per recuperare quel neutro che è rimasto nel silenzio: la testimonianza di coloro, diversi per cultura, genere, razza, religione e ideologia che hanno dovuto affrontare in modi differenti ciò che per loro era stato programmato da chi aveva pianificato il progetto di sterminio di massa.

Le storie furono infatti diverse, molteplici e sfaccettate e allora si scopre che, per esempio, le donne sopravvissute hanno parlato poco delle loro esperienze, per vergogna certo ma anche perché, come è stato riconosciuto dalla raccolta di documenti storici e testimonianze, non si potevano sovrapporre perfettamente le esperienze maschili con quelle femminili.

Le risposte che le donne hanno dato all’assalto nazista erano differenti da quelle date dagli uomini.
Per comprendere meglio ciò che dico riguardo alle differenze del dolore e della esperienza, bisogna parlare anche di corpi, di differenze fisiche, della cultura diversa per uomini e donne, della diversa vulnerabilità e sensibilità delle persone in relazione al genere, cioè delle differenze legittime tra uomo e donna e alla cultura a cui erano abituati. Essere prigioniere vuol dire esporre in pubblico …corpi abituati dal costume di cinquanta anni fa a un pudore rigoroso… Scoprire una vita promiscua di cui non si ha alcuna esperienza, neppure quella che agli uomini viene dall’aver fatto il servizio militare e la guerra.

A quel tempo una donna teneva molto alla propria riservatezza fisica, non esibendo la sua nudità senza traumi, quindi immaginatevi il momento della disinfestazione: tutte nude in fila, tremanti… Le più belle venivano riservate ai bordelli e chi aveva dei difetti veniva subito eliminata. Ad Auschwitz racconta la Eichengreen, il crimine più grande che potesse commettere una donna era rimanere incinta: diventava cavia per gli esperimenti sull’utero, sui feti, ecc. con una barbarie e sadismo indescrivibili.

Oltre alle donne c’erano altri gruppi di persone che subivano dei trattamenti mirati, persone cavie o bersaglio di un odio mirato a un determinato aspetto del loro essere che doveva essere eliminato.
Ricordiamo gli studenti biblici, attuali Testimoni di Geova, o triangoli viola e gli zingari di cui si è iniziato a parlare solo più avanti; e poi c’erano gli omosessuali e le lesbiche, i triangoli rosa e i triangoli rossi per molte lesbiche, considerate detenute politiche colpevoli di essere refrattarie al dovere della riproduzione, ai quali era destinato un trattamento particolare: castrazioni, innesti di ghiandole, sterilizzazione. Erano cavie umane.

Eppure, per quasi trent’anni, i gay e le lesbiche sopravvissuti allo sterminio nazista tacquero.

Ciò avvenne per tre motivi: non esisteva, come nel caso ebraico, un soggetto collettivo che accogliesse e trasformasse i ricordi individuali delle testimonianze nella memoria di un gruppo sociale riconosciuto; e soprattutto il paragrafo 175 – fu parzialmente abolito nella Germania Ovest solo alla fine degli anni sessanta. Fino a quel momento raccontare la propria storia voleva dire per i sopravvissuti esporsi al rischio di essere nuovamente arrestati, come purtroppo accadde. Soltanto nel duemila, il 7/12/200o il Parlamento tedesco ha chiesto solennemente perdono ai gay e lesbiche per quanto subito tra il 1933 e il 1969 in applicazione del paragrafo 175. (Tra il 1949 e il 1969 furono processati 100mila omosessuali)
Altrove in europa lo stessa norma giuridica, sotto altri nomi, continuò ad esistere ancora per molti anni ed in molti paesi del mondo ancora esiste.

Si è evitato di parlare di certi tipi di persecuzione perchè culturalmente è difficile, ancora oggi, accettare e sentire parlare di omosessualità.
Se era una vergogna per le donne raccontare le violenze sessuali subite e le umiliazioni legate al genere femminile, figuratevi per un uomo violentato dai suoi aguzzini e usato come cavia da esperimento… alcuni omosessuali non hanno mai raccontato ciò che avevano subito fino al momento dell’intervista con i due registi del documentario.
Queste voci sono state nel silenzio per troppo tempo ….
Tuttavia negli oltre due decenni di silenzio molte delle prove dello sterminio andarono perse o furono cancellate e molti dei testimoni morirono senza lasciare traccia della loro storia.

Ringraziamo doppiamente l’Istituto Storico per avere dato questa possibilità di vedere un pezzo di storia in maniera più completa, di sentire anche gli emarginati della storia diventare protagonisti perchè ne avevano tutti i diritti purtroppo.

Noi crediamo che sia logico, doveroso e possibile farlo soprattutto nelle nostre condizioni attuali.

Grazie….buona visione

Presidente di Arcigay Rainbow Valsesia e Vercelli
Anita Sterna

Paragraph 175 – Documentario.

imagesArcigay “Rainbow” Valsesia-Vercelli è onorata di partecipare con l’ Istituto per la Storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia al tredicesimo “Giorno della Memoria delle vittime del nazifascismo” proponendo in questa occasione la proiezione antologica del documentario di Rob Epstein e Jeffrey Friedman

“Paragraph 175”

Costato tre anni di ricerche, girato nel l999 e narrato nella versione inglese da Rupert Everett, vincitore nel 2000 dell’Orso d’Oro e del Taddy Award come miglior documentario al Festival del Cinema di Berlino e del premio per la regia al Sundance Festival, l’opera deve il suo titolo al paragrafo del codice penale tedesco, abrogato completamente solo nel 1994, che sanzionava “un atto sessuale innaturale commesso fra persone di sesso maschile…”

Con un montaggio avvincente il documentario alterna prezioso materiale d’ archivio, che illustra gli avvenimenti della storia della società tedesca tra le due guerre e fino alla caduta del Terzo Reich, a momenti di forte emozione quando presenta le testimonianze in prima persona della vita privata di cinque sopravvissuti omosessuali ai campi di sterminio che hanno accettato di farsi intervistare – non senza lacune, imbarazzi e silenzi – da un giovane storico e militante omosessuale tedesco…

Particolarmente drammatico e importante il racconto di Gad Beck, ebreo omosessuale berlinese attivo nella resistenza, cui si deve la salvezza di molte persone perseguitate dal regime – esperienza raccontata anche nella sua autobiografia “Dietro il vetro sottile” edita in Italia da Einaudi; e quello di Pierre Seel, giovane omosessuale alsaziano anche lui attivo nella resistenza, internato all’età di soli 17 anni – esperienza raccontata nel suo testo “Moi Pierre Seel, déporté homosexuel ” – che dal 1982 ha iniziato e vinto una battaglia civile per il riconoscimento da parte del governo francese del suo status di “vittima omosessuale” o ancora quello di Heinz Doermer quando rievoca il “Singende Wald”: la tortura inflitta agli internati prima dell’esecuzione…

Proponendosi di “colmare un vuoto della memoria” il documentario racconta un aspetto della persecuzione nazista colpevolmente rimosso dalla società tedesca del dopoguerra e così ristabilisce una più chiara memoria storica per le nuove generazioni non solo tedesche e non solo omosessuali; l’opera ha anche contribuito ad accelerare la pratica di riconoscimento ufficiale di risarcimento agli omosessuali sopravvissuti ai campi di concentramento.

I registi Rob Epstein e Jeffrey Friedman hanno anche ricevuto un Oscar per i documentari “Common Threads: Stories from the Quilt”(1989) e, il solo Epstein, “The Times of Harvey Milk”(1984).

Sono inoltre autori del documentario “The Celluloid Closet”(1995), tratto dall’omonimo saggio di Vito Russo sulla censura dell’omosessualità nel cinema classico hollywoodiano e di ”Howl”, biografia sperimentale del poeta Allen Ginsberg interpretata nel 2010 da James Franco.

In qualità di gay e di ebrei, avevamo ovviamente ragioni personali per approfondire questa storia. Sentimmo la necessità di registrare tutti quei racconti mentre ancora c’erano dei testimoni viventi a narrarli…” Rob Epstein e Jeffrey Friedman.

“Der singende Wald, da bekam jeder Gaesenhaut. Der singende Wald, unerklaerlich, da versagt das menschliche Hirn, und vieles bleibt noch unbekannt.” Heinz Doermer.( Il bosco che canta… lì veniva a tutti la pelle d’oca. Il bosco che canta, inspiegabile, ci si perde la testa, e molto resta ancora sconosciuto.)

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