Comitato territoriale Arcigay delle Provincie di Vercelli e Biella

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Arcigay “Rainbow” alla commemorazione di Fra’ Dolcino – Bocchetta Margosio, 11 settembre 2016

Pubblichiamo un articolo del nostro Giacomo, che ringraziamo molto, sull’annuale celebrazione dolciniana di Bocchetta Margosio (BI).

Il 2016 è stato il secondo anno che la nostra Arcigay si è recata alla tradizionale commemorazione di Fra Dolcino, che si svolge ogni seconda domenica di settembre alla Bocchetta Margosio, lungo lo spartiacque tra Mosso e la Valsessera, vicino a quel monte Rubello dove Fra Dolcino tentò l’ultima resistenza alle forze coalizzate contro di lui tra il 1306 e il 1307.

Quest’anno, a differenza degli anni scorsi, sarà una bellissima giornata di sole e lo capiamo subito percorrendo la Panoramica Zegna con i suoi scorci sereni. Dovendo dipendere da altri per il trasporto, ogni anno mi chiedo se potrò partecipare a questa occasione di festa e di impegno che mi piace molto e mi conferma nella mia fede sia cristiana che civile. Anche quest’anno io e Mauro troviamo il passaggio di Sandra, che frequenta con noi la comunità metodista di Vintebbio. Il mio grande rammarico è non avere scoperto prima questa ricorrenza, che si celebra dal 1974, di non aver potuto condividere per un numero maggiore di anni una giornata che ora mi sta molto a cuore. La mia speranza, ora, è di non recidere il legame creatosi tra me e questo luogo, questa Bocchetta Margosio così stupenda quando lo sguardo può spaziare dal tratto terminale della Valsessera al Monte Rosa, alle molte cime di cui non ricordo il nome, per salire poi al piccolo spiazzo dove, stretto tra il dirupo, il bosco e una base militare costretta a cedere un tratto di terreno, si trova il cippo commemorativo di Fra Dolcino, nel luogo dell’obelisco eretto nel 1907 e distrutto dal regime fascista.

Come dicevo, questo è il secondo anno che la nostra Associazione porta la sua presenza a questa commemorazione voluta nel 1974 dall’indimenticato Tavo Burat per celebrare a un tempo la fierezza delle popolazioni alpine, tema prediletto della sua vita di uomo e di studioso, e il diritto al dissenso religioso, da lui praticato aderendo alla piccola Chiesa Evangelica Valdese. In Fra Dolcino in questi quarant’anni si è voluto celebrare la resistenza delle popolazioni montane, le loro prerogative e la loro cultura spesso minacciata (anche oggi dallo sfruttamento economico globalizzato), il dissenso al potere e la libertà all’insegna dell’alternativa (religiosa, politica, sociale). Con il tempo, accanto al culto con Santa Cena secondo la tradizione riformata valdese (curato dalla comunità valdese di Biella con l’apporto, di anno in anno, di altre comunità e singoli, come ad esempio la comunità di Vintebbio e la Federazione Giovanile Evangelica), sotto il segno di Fra Dolcino sono venute riunendosi varie anime (sinistra comunista e socialista, anarchici, libertari, ecologisti, componenti autonomiste, associazioni culturali) provenienti da molte zone del Nord Italia che hanno dato vita, assieme a Tavo Burat e al Centro Studi Dolciniani di Biella, alla commemorazione “laica” dell’”eresiarca” al cippo di monte Rubello, con l’offerta di una corona di fiori e i canti delle tradizioni operaie e anarchiche, in mezzo alle bandiere delle molte anime che in Fra Dolcino vedono un simbolo di libertà e di ribellione a tutti i poteri. Per tutta la giornata nello spiazzo della Bocchetta Margosio e nella sottostante baita è possibile vedere banchetti di libri, rappresentazioni teatrali e musicali e discorsi dei rappresentanti delle varie associazioni presenti, preceduti dalla relazione del Centro Studi Dolciniani.

Io, Anita, Mauro, Morena ed Enrico abbiamo portato al cippo, assieme alle altre bandiere, ognuna con la sua storia, anche i colori arcobaleno di Arcigay nel segno della non discriminazione e dell’accettazione di tutte le minoranze. Per me personalmente, come ho avuto modo di dire, la seconda domenica di settembre è una festa di fede cristiana e di impegno civile e la onoro partecipando sia al culto valdese che al raduno attorno al cippo. In occasioni come queste è certamente palpabile la fede laica dei molti che ritengono che “un altro mondo è possibile”, una speranza che il piccolo popolo che si raduna al Margosio si sforza di mantenere viva anche dopo la scomparsa di Tavo Burat, avvenuta nel 2009. Ora anche noi di Arcigay “Rainbow” siamo un piccolo pezzo di questa realtà nata molti anni fa, in un periodo di grandi speranze e utopie. Sapremo farle nostre e farle riviverle? Io, gli amici e le amiche di Arcigay Rainbow ci proviamo in quel passo montano bellissimo, tra un bicchiere di vino e un panino in compagnia, una bandiera posata sulle spalle mentre saliamo al cippo, uno spettacolo estemporaneo di danze occitane alla baita, parlando dei nostri progetti e delle nostre speranze, di quello che vogliamo e riusciamo a fare. Li/le ringrazio molto per aver voluto condividere con me questa giornata, anche solo per una volta.

Giacomo Tessaro

 dscn0262 dscn0263 dscn0260 dscn0252Foto di Giacomo Tessaro.

MigrArcigay si costituesce a Ronco Biellese! 8 settembre 2016

14233266_1673080613020697_4408575113830132843_nGiovedì 8 settembre scorso si è ufficialmente costituito il gruppo AfricArcigay di Arcigay “Rainbow” Valsesia Vercelli e Biella: pubblichimao il racconto della giornata del nostro Giacomo.

Giovedì 8 settembre è stata una giornata molto importante per la nostra Arcigay: le nostre iniziative a favore dei migranti fuggiti dal loro Paese a causa delle persecuzioni contro le persone LGBT sono state in qualche modo sancite e rese ufficiali da una festa organizzata in primo luogo dai rifugiati stessi nella casa a loro assegnata dalla cooperativa Pacefuturo a Ronco Biellese.

Ci incontriamo alla stazione di Biella San Paolo dove troviamo ad aspettarci Cristian Berra, che cura diversi progetti di accoglienza di rifugiati LGBT tra Milano e Torino. Tra un bicchiere di vino e le informazioni che Cristian ci fornisce attendiamo l’arrivo di Flavio Romani, presidente nazionale dell’Arcigay; oggi è il suo compleanno e sarà festeggiato a dovere dai ragazzi di Ronco. Ora però è il momento di dirigerci verso le colline soprastanti Biella, verso la casa che ospita i rifugiati provenienti per la maggior parte dalla Nigeria ma anche dal Gambia e dal Senegal. Come molti di noi hanno potuto rendersi conto e come ci racconteranno loro stessi durante la serata, grandi sono i loro sforzi per integrarsi e collaborare alla scrematura dei rifugiati effettivamente gay tra i molti Africani che transitano sul territorio.

Al nostro arrivo siamo accolti da una ghirlanda arcobaleno e possiamo constatare come si siano impegnati al massimo per accoglierci: una saletta è adibita a locale per la festa, quella adiacente a sala conferenze. Come avviene solitamente per i gruppi di Africani all’estero, anche quello di Ronco ha espresso naturalmente un leader che lo rappresenti nella persona di Eghosa: sarà principalmente lui a guidarci durante la serata nel mondo gay nigeriano in patria e all’estero. Assieme ad Anita Sterna, Giulia Bodo, Filippo Stramaccioni e Flavio Romani è presente una coppia mista nigeriano-svizzera che vive in Italia e rappresenta un buon modello di integrazione: sarà il ragazzo nigeriano, James Osilama, a integrare in alcuni punti l’esposizione di Eghosa.

Giulia Bodo rappresenta il trait d’union tra i rifugiati e i membri della nostra Arcigay: è lei a seguirli più da vicino con i corsi d’italiano e sarà lei a fare la moderatrice e l’interprete della serata. L’ospitalità africana è molto calorosa e il gruppo rappresentato da Eghosa ci tiene a spiegare dettagliatamente la vita dei gay in Nigeria e le loro traversie una volta arrivati in Italia: fuggiti dal loro Paese per via delle persecuzioni (capita spesso che i gay vengano attirati in qualche casa o luogo isolato per essere pestati a sangue), faticano a credere che in Europa si possa essere liberamente gay e che proprio per il loro orientamento sessuale possano ricevere protezione da agenzie specializzate. Molti di essi passano a collaborare con i loro referenti italiani per capire chi effettivamente è gay tra i molti Africani che affermano di esserlo per poter ottenere lo status di rifugiato: tra i gay nigeriani infatti è in vigore un codice segreto che permette di capire (per esempio, al telefono) se l’interlocutore lo è veramente o se sta tendendo un tranello.

I racconti dei ragazzi africani si alternano ai saluti degli ospiti italiani. È palpabile l’emozione dei primi nell’essere in grado di accogliere degli ospiti per una festa, nonostante la ristrettezza dei loro mezzi, degli ospiti che sono lì per ascoltarli e aiutarli in qualche modo. Come è tradizione nigeriana, l’ospite porta qualcosa (abbiamo preparato diversi cibi e bevande da condividere) ma è prima di tutto chi ospita che porge un dono a chi è ospitato ed ecco infatti farsi avanti diverse casse di vino: a ogni ospite viene offerta una bottiglia. Molti si emozionano e si rendono conto di stare facendo parte di qualcosa di molto importante e bello, che si auspica possa dare ancora più frutto in futuro.

Dopo le testimonianze e l’offerta del dono viene il momento della festa: è l’occasione per mangiare e bere (finalmente!), per festeggiare Flavio Romani con una torta dotata di candelotto e per ringraziarlo della sua presenza in questa serata tanto importante per la nostra Arcigay. Come ogni festa che si rispetti non può certo mancare la musica ed ecco che a Justin Bieber si alternano i ritmi africani: nel ristrettissimo spazio a nostra disposizione il nostro Filippo Stramaccioni si cimenta nella danza con gli amici nigeriani.

Ci auguriamo davvero che questa serata sia solo una delle tante tappe di un cammino da compiere insieme, Italiani e Africani, etero e LGBT, verso un mondo arcobaleno, come molti auspicavano in occasione della manifestazione di Vercelli a favore delle unioni civili.

Giacomo Tessaro

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Il nostro incontro con la “Metropolitan Community Church”…

13010647_10209613443242511_1716942501790447509_n-1Pubblichiamo un articolo del nostro Giacomo, che ringraziamo molto, sul nostro incontro dello scorso 14 aprile con la “Metropolitan Community Church”.

È stata una serata diversa dalle solite, quella di giovedì 14 aprile al Circolino Arci di Porta Torino a Vercelli, che da alcuni mesi offre ospitalità a molte feste e iniziative di Arcigay “Rainbow” Valsesia-Vercelli e Biella. Una serata diversa, perché è stato affrontato lo spinoso nodo del rapporto tra mondo LGBT e mondo cristiano, che già affrontammo nel 2013 nell’incontro con gli attivisti valdesi della REFO di Milano; dopo d’allora, più nulla del genere è stato organizzato. Il nostro vulcanico Mauro ha fatto fruttare i suoi primi passi nel mondo di Internet contattando Mario Bonfanti, animatore di una comunità spirituale brianzola che dalla matrice cattolica, sua e di altri membri (è stato per alcuni anni sacerdote), è passato a una spiritualità di stampo universalista che a un tempo celebra la natura e la gioia di stare insieme e legge la Bibbia senza filtri confessionali. Recentemente il gruppo “Il Cerchio di Merate” (MB) si è unito alle “Metropolitan Community Churches”, una confederazione di chiese di matrice protestante storica fondata da credenti LGBT, nata negli Stati Uniti e oggi diffusa in 37 Paesi.
Bonfanti, che ha lasciato il sacerdozio cattolico anche a causa della sua omosessualità, ha scelto di aderire a questa denominazione per allacciare il suo gruppo a una comunione più ampia, che celebri l’identità LGBT rimanendo attenta al soffio dello Spirito, in qualsiasi modo esso si presenti: se le “Metropolitan Community Churches” nascono dal mondo protestante americano e la comunità di Firenze, la prima in Italia, è filiazione dell’ambito battista-metodista-valdese e professa una teologia luterana, “Il Cerchio” conserva il profilo spirituale che è suo proprio fin dalla fondazione, estraneo alle classiche risposte della teologia tradizionale. Con la sua affiliazione alle Metropolitan Community Churches “Il Cerchio” ha cominciato un nuovo cammino, che speriamo di cuore possa portare più persone LGBT a contatto con il soffio dello Spirito che turbina anche su di loro, anche se di solito non se ne accorgono… Inoltre, ci auguriamo che il gruppo, attraverso la sua adesione alla Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni, possa trovare un suo posto apprezzato nel panorama religioso lombardo non cattolico, messo a dura prova dalla cosiddetta “legge anti-moschee”.

L’incontro è stato ben partecipato: pur senza registrare “nuovi arrivi” per quanto riguarda le persone presenti, tutti amici e amiche di Arcigay “Rainbow”; l’esposizione di Mario Bonfanti e di Fabrizio Pizzolorusso è stata seguita attentamente e arricchita da molti interventi e domande. Credo che la curiosità fosse molta di conoscere un mondo, quello “spirituale” in generale e cristiano in particolare, che nella nostra epoca a molti fa paura ed è circondato da pregiudizi, anche e soprattutto nel mondo LGBT. Il leader del “Cerchio” ha introdotto gli ascoltatori, attraverso la teologia queer, cioè l’interpretazione LGBT delle Scritture e della tradizione cristiana, a un modo di leggere la Bibbia inedito in ambito cattolico italiano e ancora agli inizi in quello protestante storico: Bonfanti si è soffermato su alcuni noti passi biblici, spiegandoli da capo alla luce della più moderna esegesi e delle nuove interpretazioni che intendono togliere la polvere di letture ormai vecchie e superate, perché questi passi possano servire di luce e conforto a chi, in particolare le persone LGBT, si accosta alla Bibbia deluso dalle ristrettezze delle Chiese tradizionali. La lettura profonda della Bibbia è una scienza complessa, ma questo non è un motivo per allontanarsi dalle Scritture. Bonfanti ha poi risposto con garbo e umorismo alle numerose domande del pubblico, molte delle quali vertevano sulle “Metropolitan Community Churches” la loro storia e la loro organizzazione. Bonfanti ha intrapreso l’iter per diventare pastore riconosciuto dalla federazione. Ci ha parlato del suo percorso di vita e delle delusioni provate in ambito cattolico e anglicano per via della presunta inconciliabilità tra vocazione al ministero cristiano e omosessualità libera e gioiosa. Essere parte di una comunità internazionale non è facile, ma Il Cerchio accoglie con gioia la nuova sfida di essere parte di questa federazione al tempo stesso pienamente cristiana e pienamente LGBT, senza alcun complesso. Numerose sono state le occasioni di intrattenersi sui vari temi della sessualità, come quello scottante della pedofilia: come comportarsi con un membro che confessa al pastore, nel segreto, di essere attratto dai bambini? Mario Bonfanti ha risposto con delicatezza ed equilibrio alla questione, che in molti suscita sdegno e disgusto.

Il nostro auspicio è che questa serata possa essere ripetuta presto, magari a Borgosesia, dove si prevede un maggiore afflusso di partecipanti. E che non rimanga un’iniziativa isolata, ma che sia lo spunto di ulteriori discussioni con membri di altre confessioni religiose sul tema quanto mai attuale del rapporto tra religione e mondo LGBT.

Sito del Cerchio: http://mccilcerchio.it/

Pagina Facebook del Cerchio: https://www.facebook.com/ilcerchiomcc/

Pagina dedicata alle Metropolitan Community Churches in Italia: www.cesnur.com/la-metropolitancommunitychurch/

Sito ufficiale delle Metropolitan Community Churches (in inglese): http://mccchurch.org/

Giacomo Tessaro

Un anno con Arcigay “Rainbow”… 2015

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Per la prima volta al Torino Pride…!

DSCN0680Pubblichiamo un articolo del nostro Giacomo, che ringraziomo moltissimo, sulla sua partecipazione al Torino Pride.

Da diversi anni guardavo con curiosità al “Pride”. Mi ricordo quando, forse nel 2006, chiesi a un mio amico gay se sarebbe andato a Torino a sfilare, ma non era nei suoi programmi: la mia prima occasione mancata. Nel 2008 ci fu un Pride a Biella, ma l’amico era già perso di vista. L’anno scorso avrei voluto davvero partecipare (già ero amico e collaboratore di “Rainbow”), ma mi ero rifugiato per un mesetto in un centro sulle montagne del Pinerolese a lavare pentole e pulire gabinetti e non avevo nessuna intenzione di abbandonare la mia postazione.
Quest’anno finalmente ho potuto soddisfare la mia grande curiosità/voglia di vedere/partecipare a un Gay Pride. Cosa mi aspettavo?

Una marea di gente in prima battuta: quella c’era, di solito non amo la calca ma semel in anno…
In seconda battuta, il caldo: c’era anche quello, ma non è stato insopportabile nonostante la mia bassa tolleranza all’afa.

Poi, la caciara: ovviamente ce n’era in abbondanza, ma la cosa alquanto stranamente non mi ha disturbato… è stata una grande festa, tanta musica, danze e spettacolo per le strade prive di traffico, un evento che allude all’amicizia e all’amore pur consapevole che la realtà quotidiana è diversa, meno “colorata” e più “seria”.

Stare nel flusso del Pride mi ha fatto bene, ho visto molta gente gioire e festeggiare, felice di essere nello stesso luogo di molti altri che reclamano dignità e diritti non solo per sé, ma anche per i propri cari e i propri amici e amiche: alla sfilata non hanno certo partecipato solamente persone LGBT ma anche amici, genitori e sostenitori, accomunati dalla fede nell’accettazione e nella valorizzazione delle differenze.

Un altro aspetto che vorrei citare come componente ineliminabile di un vero Gay Pride è la musica: quella che ho potuto sentire era rigorosamente dance, molto spesso anni ’90, un buon segno per un appassionato del genere come me.

Noi di Arcigay “Rainbow” Vercelli-Valsesia ci siamo dovuti dividere, come l’anno scorso, tra Torino e Milano, ma la nostra rappresentanza di iscritt* e simpatizzanti era ben nutrita. La nostra Vicepresidente Anita ha avuto l’idea, in collaborazione con me, di preparare alcuni cartelli con dei versetti biblici sull’amore: uno spunto, come speriamo, per un prossimo appuntamento serale della nostra associazione, in collaborazione con i gruppi LGBT cristiani. Ornati di bandiere, cartelli, arcobaleni dipinti sul viso e tanta acqua ci apprestiamo a entrare nel vivo del corteo che si sta avviando. I primi metri si svolgono in un’atmosfera surreale: a dire il vero ignoro se siamo più avanti o più indietro rispetto al grosso del corteo, ma io e chi mi sta vicino abbiamo la sensazione di esserci solo noi in mezzo alla strada, a marciare, e che il resto della città stia ai lati, a fotografarci e riprenderci, in un (relativo) silenzio innaturale. Vediamo fiancheggiarci, fermi, brandendo macchine fotografiche e telefonini, una folla di tutte le età, incuriosita e divertita, che comunque mi infonde una sensazione di benevolenza e amicizia. Una forte sensazione di straniamento, in ogni caso, che scompare quando a un certo punto facciamo una pausa e in qualche modo ci riuniamo al grosso del corteo con la sua musica e le sue danze. L’atmosfera è meno intima di prima, meno riservata, ma per la prima volta vedo il Pride così come me lo sono sempre immaginato: costumi di ogni genere e forma, drag queen, carri colorati e pieni di gente, musica e altoparlanti a tutto volume, striscioni di gruppi e associazioni.

Assieme a Chiara e Marylisa, in cerca di amiche e amici di amiche, vado avanti e indietro per il corteo e riesco a vedere in maniera più completa la manifestazione, mentre il caldo padano comincia a farsi sentire duro e impietoso: una cosa che non mi ero aspettato, ma che in realtà non mi colpisce più di tanto, sono i venditori di acqua, birra e bibite, spesso a torso nudo, che trascinano grandi vasche piene di ghiaccio e bottiglie protette da ombrelloni. Un po’ mi fanno pena, un po’ mi incuriosiscono, mentre mi faccio strada tra i manifestanti che sfilano e la gente, sempre numerosa, che assiste dai marciapiedi e dai portici, tanto da farmi pensare che siano più gli spettatori che i partecipanti, e mi chiedo cosa impedisca loro di mettersi in gioco come hanno fatto in molti, non necessariamente LGBT.

Mi reimmetto nel flusso della parata, cerco con lo sguardo e un po’ d’ansia i membri di “Rainbow” che camminano in ordine sparso. Quando arrivo in piazza Castello si ripete l’incantesimo: io e Alex stiamo camminando vicini, chiacchierando, quando all’improvviso sembra che del corteo siamo rimasti soltanto noi e che tutta la gente ai lati stia guardando e fotografando noi e i cartelli che portiamo al collo. Mentre il sole del giugno torinese picchia, devo cercare di passare il più indifferente possibile in mezzo a due ali di occhi, di macchine fotografiche e di smartphone mentre parlo con Alex. Il tempo di immetterci in via Po e ritorniamo nell’anonimato. Mentre la parata si avvia alla fine (ma dopo ci saranno ancora i discorsi in piazza Vittorio e la sera, per i più resistenti ed eccitati, una festa notturna della quale non possiedo dettagli per poterla descrivere) c’è ancora il tempo per gettare uno sguardo a chi cammina assieme a me, persone che non conosco, che sono state spinte lì da motivi forse molto diversi dai miei, ma che ora mi fa piacere avere accanto e osservare. La fatica e il caldo mi fanno desiderare di raggiungere presto piazza Vittorio per potermi riposare un poco e sentirmi meno al centro dell’attenzione (non che io sia un’attrazione, ma nei momenti descritti in precedenza mi era parso quasi di essere preso di mira dagli sguardi di mezza Torino)…

11209524_10206918129340762_4371490810107159139_npenso però che, tra noi, chi abbia attirato di più gli sguardi sia il nostro Mauro: ghirlanda di fiori in testa a mo’ di aureola, bandiera dell’Arcigay a mo’ di pareo, doppio cartello ironico al collo e seconda bandiera in mano! Non è certo passato inosservato: sembra una Statua della Libertà arcobaleno!

Eccoci all’inizio dei portici di piazza Vittorio, ci fermiamo e ci ritroviamo tutti, c’è tempo di sedersi e tirare il fiato prima di proseguire con i discorsi di circostanza, per alcuni, di incamminarsi verso la stazione dopo aver calcolato il percorso, per altri. Io appartengo al secondo gruppo: cerco di salutare un po’ tutti e di raccogliere i miei tre compagni di viaggio, andata e ritorno, e di dare loro il ritmo necessario per arrivare in tempo a Porta Nuova: invano. A un certo punto ci rendiamo conto che il treno che contavamo di prendere è perso, e rallentiamo il passo mentre risaliamo via Po. Passeggiando tranquillamente, un po’ più freschi, abbiamo modo di fermarci al fontanone di via Roma per un ultimo sguardo alla vita torinese. C’è ancora tutto il tempo di prendere il prossimo treno e, più tardi, di fermarsi a mangiare in un posto alla buona per non arrivare troppo presto a casa. Il mio primo Pride si è concluso con una pizza alle cipolle, ho camminato, sudato e fatto incontri importanti, vedremo se quello del prossimo anno sarà semplicemente all’altezza di questo o se sarà qualcosa di molto più significativo.

Giacomo Tessaro

Foto di Giacomo Tessaro e Laura Leone.

Le foto di Arcigay “Rainbow” al Torino Pride 2015!

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Foto di Giulia Bodo e Giacomo Tessaro.

 

Dal Congresso di Albano Vercellese…

11034633_10206339448628920_1162400184_oPubblichiamo un articolo del nostro Giacomo, che ringraziamo moltissimo per la precisione e l’affetto che mostra nei suoi interventi, sull’Assembela congressuale di Arcigay “Rainbow” ad Albano Vercellese.

In una cornice inedita (la sede del Parco delle Lame del Sesia di Albano Vercellese), quanto sobriamente elegante, si è svolto domenica 14 giugno il secondo Congresso di Arcigay Rainbow Valsesia-Vercelli. La piccola sala concessaci si è riempita rapidamente di una buona rappresentanza di iscritt* e di attivist*. Tutte o quasi le persone più impegnate nel progetto Rainbow erano presenti a questo momento di ritrovo, di convivialità e di bilancio. A fianco della “Presidentessa” uscente, Anita Sterna per tutto il tempo del Congresso c’era il Segretario e cancelliere Davide Depaulis: la sua attività è stata fin dai primordi fondamentale per gli atti ufficiali dell’Associazione, come mi confiderà più tardi la stessa Anita. Tra i compiti del Congresso, la nomina del nuovo Presidente e Vicepresidente e dei Consiglieri, che si occuperanno poi delle deleghe a loro affidate. Le votazioni palesi si svolgono senza particolari sussulti e nemmeno quelle a scrutinio segreto, coordinate dalle scrutatrici Chiara Hasanaj e Giulia Bodo, registrano eventi di rilievo: nuova “Presidentessa” viene eletta all’unanimità l’unica candidata Laura Leone e Anita Sterna diviene Vicepresidente a larghissima maggioranza: da registrare però i tre voti inaspettati a favore dell’outsider Mauro Paolotti. In seguito la discussione dei punti all’ordine del giorno si inceppa sulla questione dei Probiviri (una delle parole chiave della giornata) e delle regole per l’espulsione di un membro, ma l’aggiornamento del Congresso è l’occasione per gustare le specialità dolci della casa: torta alle pesche, crostata, marmellate e macedonia accompagnati da grandi bicchieri di vino e sigarette. La discussione riprende anche se in ritardo e riceviamo la visita di varie realtà del territorio, tra cui il Circolo dei Lavoratori di Porta Torino di Vercelli nella persona di Costantino Zappino, il Partito Democratico di Vercelli e Valsesia nella persona del Consigliere di Arcigay “Rainbow”, Filippo Stramaccioni e il Partito di Rifondazione Comunista rappresentato da Giuseppe Iriti. Alla fine viene il momento del cambio di guardia al vertice: la “Presidentessa” uscente Anita rievoca i tre anni di attività, il primo Congresso, i primi iscritt* e le avventure vissute assieme a un gruppo di persone che sono uscite tutte arricchite da questa esperienza iniziata in un ambiente piccolo, isolato e non sempre facile. Le emozioni prendono il sopravvento e Anita si abbandona alla commozione, ma l’applauso del pubblico e la dichiarazione di amicizia di Laura Leone sono al tempo stesso un nuovo inizio e un segnale di continuità. Le parole di Laura riassumono bene il percorso di molte persone LGBT in un paese di provincia, il loro isolamento, la gioia e la forza che traggono dal partecipare a un’esperienza comune e condivisa. È tempo di chiudere il Congresso, salutare chi parte e prendere un aperitivo per chi si ferma a cena; il secondo Congresso di Arcigay Rainbow Valsesia-Vercelli (nome ufficiale della nostra realtà, approvato assieme al nuovo logo) non si è risolto in una sterile discussione burocratica ma, come sempre, è stata un’occasione di rinsaldare amicizie e rapporti di collaborazione e militanza.

Giacomo Tessaro

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