Comitato territoriale Arcigay delle Provincie di Vercelli e Biella

Articoli con tag ‘Edmund White’

Segnalazione: Francesco Gnerre – “La biblioteca ritrovata”

gnerre_piccola1Segnaliamo il saggio di Francesco Gnerre,

“La biblioteca ritrovata. Percorsi di lettura gay nel mondo contemporaneo”,

pp. 400, € 19,50;
Rogas Edizioni, 2015.

Con modalità diverse una cultura gay è sempre più diffusa, anche nei paesi dove sono ancora in vigore leggi esplicitamente omofobe e dove ancora i diritti non sono uguali per tutti. Grazie anche a Internet, ai social network, alla ridefinizione del matrimonio, alla diffusione di storie gay nella letteratura, nel cinema e nelle serie televisive, pregiudizi atavici sono in crisi ovunque e la questione gay è diventata ormai un importante parametro per valutare lo stato della democrazia e della modernità di un Paese.
In Italia il tema è ancora problematico. Una ricca tradizione culturale gay esiste da sempre, ma non è riconosciuta come tale e non ha ancora un’adeguata legittimazione né nei libri di storia, né nella critica letteraria né nelle storie della letteratura. Questo libro prova a farne una prima sistemazione presentando una guida ragionata alle opere e agli autori non solo italiani, europei e angloamericani, da quelli universalmente noti ad alcuni esordienti di talento (tra gli altri Colm Toibin, Edmund White, David Leavitt, Alan Hollinghurst, Michael Cunningham, Gianni Farinetti, Walter Siti, Tommaso Giartosio, Andrea Pini, Ivan Cotroneo, Matteo B. Bianchi, ecc.), ma prendendo in considerazione anche voci che arrivano da paesi emergenti ( Fernando Vallejo, Abdellah Taia, Rachid O., Jaime Bayly, Mehmet Murat Somer, R. Raj Rao, ecc.). Sono autori che praticando varie tipologie di scrittura, con modalità proprie e con esiti diversi, esprimono il loro impegno etico e civile contro i pregiudizi e l’omofobia e danno un notevole contributo alla conoscenza di una realtà per molti aspetti misconosciuta o mistificata. Si tratta a volte di opere saggistiche di storia, di sociologia o inchieste giornalistiche, più spesso di testi letterari. E in questi casi in particolare gli autori non fanno mai un discorso ideologico o polemico, né intendono dare una rappresentazione socio-antropologica della realtà gay, ma senza rinunciare a nessuna di queste forme conoscitive, le problematizzano con i modi propri della letteratura raccontando delle storie che fanno del vissuto gay il tema dominante della loro scrittura dandoci in questo modo un quadro ricco e variegato dell’immaginario gay contemporaneo.

http://www.repubblica.it/cultura/2015/10/12/news/gay_la_biblioteca_ritrovata-124940522/

http://www.culturagay.it/recensione/1600

francesco_1_bioFrancesco Gnerre, originario di Santa Paolina (AV), vive e lavora a Roma, dove ha insegnato materie letterarie nelle scuole superiori e Teoria della letteratura presso l’Università di Roma Tor Vergata. È autore di testi scolastici (tra gli altri, ha curato l’edizione della Divina commedia, Petrini, Torino 2015) e di studi di Sociologia della letteratura. Sui rapporti tra omosessualità e letteratura ha pubblicato una prima ricerca agli inizi degli anni Ottanta, a cui sono seguiti l’antologia “Avventure dell’eros” (Gammalibri, Milano 1984), il saggio “L’eroe negato. Omosessualità e letteratura nel Novecento italiano” (Baldini & Castoldi, Milano 2000) e, insieme a Gian Pietro Leonardi, “Noi e gli altri. Riflessioni sullo scrivere gay” ( Il dito e la luna, Milano 2007). È tra gli autori del Who’s Who in Gay&Lesbian History (Routlege, London and New York 2001) e del Dictionnaire des cultures gays et lesbiennes (Larousse, Paris 2003). È stato per anni tra i redattori dei mensili Babilonia e Pride. Attualmente è tra i collaboratori della rivista francese Inverses, Littératures, Arts, Homosexualités.

COLLANA ATENA

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Segnalazione: Edmund White – “Il nostro caro ragazzo”.

FRONTALE-COVER-IL-NOSTRO-CARO-RAGAZZO-339x453Segnaliamo la traduzione dell’ultimo romanzo di Edmund White,

“Il nostro caro ragazzo”,

pp. 304, € 18,00;
Fandango Playground, 2016.

Il romanzo racconta la vita di Guy, un bellissimo diciassettenne francese che all’inizio degli anni settanta si trasferisce dalla città industriale di Clermont-Ferrand a Parigi per intraprendere la carriera di modello, sotto la guida del suo fidato manager Pierre-Georges.
Nella capitale francese trascorre dieci anni, segnati dal successo nel mondo della moda e dagli incontri con la buona società parigina, ma su proposta dell’agente, che intravede nel continente americano il territorio più fertile e redditizio dove imporre la bellezza del suo protégé, Guy si trasferisce a New York, dove è di fatto ambientato il romanzo, in un’epoca vivace e ricca, a cavallo tra gli anni settanta (la disco music, la liberazione sessuale, il movimento gay) e l’inizio degli anni ottanta (l’era reaganiana, l’esplosione dei top model, e infine, il dramma dell’Aids).
Il trasferimento negli Stati Uniti impone a Guy di affrontare una nuova vita da “straniero” in un paese che spesso trova sciatto e barbaro, anche se il confronto con il vecchio continente non è sempre a vantaggio di quest’ultimo. Ma non è solo la questione della propria “estraneità” al contesto a occupare la vita di Guy, bensì la preoccupazione che la propria bellezza svanisca.
Guy, infatti, nonostante il trascorrere degli anni, come un Dorian Gray contemporaneo, sembra non invecchiare mai. A trent’anni suonati continua a spacciarsi per un ventenne, e la sua giovinezza a New York è ormai, per usare le parole di White, un “articolo di fede”. Ammirato da tutti, desiderato da uomini e donne, Guy vive un’esistenza da fiaba (lontana dalla povertà, dalla malattia, dalla deformità), in una sorta di sospensione, che però verrà interrotta da quattro diversi incontri, che avranno il pregio di imporgli scelte e impegno: il barone Édouard, un miliardario belga dedito alle pratiche sadomasochistiche; Fred, un produttore cinematografico, che a sessantacinque anni, sposato e con figli, vorrebbe diventare un gay giovane e attraente; Andrés, uno studente colombiano di Storia dell’arte, che si innamora follemente di Guy; infine, Kevin, un diciannovenne del Minnesota, di cui Guy diventerà l’amante/mentore.

http://www.fandangoeditore.it/shop/edmund-white/il-nostro-caro-ragazzo/

EdmundWhiteEdmund White (1940, Cincinnati)
Romanziere, commediografo e critico letterario, ha esordito nella narrativa con Forgetting Elena (1973) e ha conseguito un enorme successo di pubblico e critica con la tetralogia di ispirazione autobiografica A Boy’s Own Story (1982), The Beautiful Room Is Empty (1988), The Farewell Symphony (1997) e The Married Man (2000) in Italia tradotta con i titoli Un giovane americano, La bella stanza è vuota, La sinfonia dell’addio e L’uomo sposato. Nel 1994 ha vinto il prestigioso National Book Critics Circle Award per la sua biografia di Jean Genet, in Italia pubblicata con il titolo Ladro di stile.
Playground ha pubblicato nel 2007 My Lives, nel 2008 Hotel de Dream, nel 2009 Caos e nel 2010 Ragazzo di città e nel 2011 Un giovane americano con una nuova traduzione.

Segnalazione: Edmund White – “La bella stanza è vuota”.

bella_stanza_bigSegnaliamo la nuova traduzione di Fabio Viola dell’ ormai classico romanzo di Edmund White

“La bella stanza è vuota”,

pp. 268, € 18,00;
Playground, 2013.

Secondo volume della tetralogia autobiografica (il primo è “Un giovane americano”), “La bella stanza è vuota” è la cronaca della giovinezza del narratore che dal Midwest approda infine a New York. Sono anni in cui il protagonista cerca di venire a capo delle proprie esigenze sentimentali e delle proprie ossessioni erotiche, praticandole e allo stesso tempo contrastandole; anni in cui sviluppa le prime relazioni intellettuali, approfondendo la passione per la letteratura e l’arte, e inoltrandosi nel mondo del giornalismo colto. Un ritratto degli Stati Uniti degli anni Sessanta capace di offrire al lettore un racconto originale di un’epoca di grandi trasformazioni che si concluderà con la rivolta di Stonewall, la prima tappa del movimento di liberazione omosessuale.

“Edmund White ha tre voci. Prima di tutto c’è lo spigliato raccontatore di storie, l’acuto flaneur con il gusto per la conversazione e l’aneddoto. Poi c’è il poeta: in ogni pagina si trova una metafora di una precisione sorprendente, un’immagine che attrae e monopolizza l’occhio. E infine c’è il filosofo laico, che osserva l’esistenza umana dall’alto, grazie ad abbondanti iniezioni di cultura e di vita vissuta.”
Martin Amis

EdmundWhiteEdmund White (1940, Cincinnati)
Romanziere, commediografo e critico letterario, ha esordito nella narrativa con Forgetting Elena (1973) e ha conseguito un enorme successo di pubblico e critica con la tetralogia di ispirazione autobiografica A Boy’s Own Story (1982), The Beautiful Room Is Empty (1988), The Farewell Symphony (1997) e The Married Man (2000) in Italia tradotta con i titoli Un giovane americano, La bella stanza è vuota, La sinfonia dell’addio e L’uomo sposato. Nel 1994 ha vinto il prestigioso National Book Critics Circle Award per la sua biografia di Jean Genet, in Italia pubblicata con il titolo Ladro di stile.
Playground ha pubblicato nel 2007 My Lives, nel 2008 Hotel de Dream, nel 2009 Caos e nel 2010 Ragazzo di città e nel 2011 Un giovane americano con una nuova traduzione.

Segnalazioni: Edmund White – “Jack Holmes e il suo amico” e “Un giovane americano”.

jack_bigSegnaliamo l’ultimo romanzo di Edmund White,

Jack Holmes e il suo amico,
pp. 378, euro 19,00;
Playground Editore, 2012.

Jack Holmes e Will Wright arrivano a New York negli anni Sessanta, poco prima che esplodano i movimenti di liberazione. Jack è un ragazzo del Midwest, prestante e timido, appassionato di letteratura e di arte e con desideri omosessuali inespressi. Will Wright, invece, viene da una famiglia cattolica snob e tradizionalista, ed è un aspirante romanziere con una passione smisurata per le donne. Jack e Will si ritrovano a lavorare fianco a fianco in una rivista culturale e in breve tempo diventano grandi amici. Ma la loro amicizia ha in sé una complicazione. Jack, infatti, è innamorato di Will. Sarà proprio la frustrazione e la tenerezza generate da questo amore non ricambiato ad animare e segnare un’amicizia ventennale, che è un percorso accidentato nei territori del matrimonio e dell’adulterio per Will e della libertà sessuale per Jack. Edmund White torna al romanzo con il racconto preciso e autentico del potere del desiderio e del valore dell’amicizia, ma anche con una riflessione acuta sulle regole e i codici che regolano i nostri rapporti e i nostri istinti.

E la nuova traduzione del  primo romanzo della sua quadrilogia autobiografica,

giovane_bigUn giovane americano,
pp. 248, Euro 16,00;
Playground Editore, 2011.

Primo volume della acclamata tetralogia parzialmente autobiografica di Edmund White, racconta la formazione di un adolescente in una famiglia di una normalità stravagante, negli Stati Uniti ingenui e moralisti degli anni Cinquanta. Il terrore degli altri, il senso di solitudine, il desiderio di appartenere al gruppo e di diventare popolare, l’indifferenza del padre, l’eccessivo attaccamento della madre, lo sforzo di capire se stesso. Sono questi i dolori, le angosce e le aspirazioni che il giovane protagonista fronteggia, immergendosi nell’arte e nell’immaginazione. Universi che considera più decifrabili e abitabili, ma che non riescono a esentarlo dalla vita. Questa, infatti, incombe nella forma del desiderio per gli uomini, costringendolo a combattere senso di colpa e vergogna, per arrivare, infine, a una più piena consapevolezza di sé.

EdmundWhiteEdmund White (1940, Cincinnati)
Romanziere, commediografo e critico letterario, ha esordito nella narrativa con Forgetting Elena (1973) e ha conseguito un enorme successo di pubblico e critica con la tetralogia di ispirazione autobiografica A Boy’s Own Story (1982), The Beautiful Room Is Empty (1988), The Farewell Symphony (1997) e The Married Man (2000) in Italia tradotta con i titoli Un giovane americano, La bella stanza è vuota, La sinfonia dell’addio e L’uomo sposato. Nel 1994 ha vinto il prestigioso National Book Critics Circle Award per la sua biografia di Jean Genet, in Italia pubblicata con il titolo Ladro di stile.
Playground ha pubblicato nel 2007 My Lives, nel 2008 Hotel de Dream, nel 2009 Caos e nel 2010 Ragazzo di città e nel 2011 Un giovane americano con una nuova traduzione.

http://www.internazionale.it/recensioni/libri/2012/09/21/jack-holmes-e-il-suo-amico/

http://ilmiolibro.kataweb.it/booknews_dettaglio_recensione.asp?id_contenuto=3732605

http://www.doppiozero.com/materiali/oltreconfine/edmund-white-un-giovane-americano

http://ilmiolibro.kataweb.it/booknews_dettaglio_recensione.asp?id_contenuto=3726801

“La nostra presa della Bastiglia”: The Stonewall Inn – New York\Greenwich Village, 28 giugno 1969.

Unknown-2Quella notte a Stonewall.
Brano tratto da “E LA BELLA STANZA E’ VUOTA”
di Edmund White, (Edizioni Einaudi, 1992 – originale del 1988)

(…)I poliziotti fecero entrare a spintoni metà dei baristi in una macchina della polizia e se ne andarono, lasciandosi alle spalle parecchi altri poliziotti, barricati dentro lo Stonewall con il resto del personale. Tutti quanti fischiavano contro i poliziotti; proprio come se stessero commettendo un atto vergognoso. Continuavamo a sbirciarci intorno, eccitati e impauriti. Avevo voglia di comportarmi in maniera responsabile e di disperdere la folla pacificamente, mandando tutti a casa. Dopo tutto, per cosa protestavamo? Per avere diritto alla nostra “patetica malattia”? (…)Qualcuno accanto a me gridò: “Gay è bello”, a imitazione del nuovo slogan che diceva: “Nero è bello”, e ridemmo tutti quanti e ci accalcammo verso la porta. (…) A un certo punto qualcuno disse: “Siamo le pantere rosa”, e questo ci fece ridere di nuovo. Poi mi sorpresi a immaginare scioccamente che un giorno i gay potessero costituire una comunità e non una diagnosi. “Questa potrebbe essere la prima rivoluzione buffa”, disse Lou. (…) Le doppie porte di legno dello Stonewall si schiantarono. Sentivo i poliziotti dentro gridare nelle ricetrasmittenti. Uno di loro uscì fuori tenendo una mano alzata per calmare la folla, ma lo fischiarono tutti e cominciarono a prenderlo a spintoni finché non si ritirò dentro a Fort Disco. I bidoni di spazzatura della città traboccavano di bicchieri di carta, tovaglioli unti e giornali buttati via. Arrivò di corsa un nuovo gruppo di gay, svuotò un bidone nel vano della porta abbattuta, lo bagnò con il liquido da accendini e gli dette fuoco. Si sollevò una nuvola di fumo grigio. (…) I poliziotti sgombrarono il marciapiede, formarono un cordone e spinsero in fretta e furia il resto dei baristi nel furgoncino al di là della spazzatura fumante, ma la folla fischiò ancora più forte. Una volta partito il furgoncino, i poliziotti ci allontanarono lentamente dall’entrata del bar. Lungo la strada, alcuni dei nostri ribaltarono una Volkswagen parcheggiata. I poliziotti si precipitarono in quella direzione mentre dietro di loro veniva rovesciata un’altra macchina. I finestrini andarono in frantumi e caddero sul selciato. Adesso cantavano tutti la canzone dei diritti civili, We Shall Overcome. Venne chiamata la squadra antitumulti. Protetta dagli scudi, marciò come un esercito romano lungo Christopher Street, partendo dalla prigione femminile, che risuonava di fischi e del fracasso delle tazzine di metallo contro le sbarre di acciaio. La squadra, roteando i manganelli, respinse i gay giù per Christopher Street, ma ritornarono tutti indietro per Gay Street e spuntarono dietro la squadra disposti in una fila di ballerine che ballavano il can-can. “Uh-hu, uh-hu”, gridavano. (…) Rimasi a dormire da Lou. A letto ci abbracciammo come fratelli, ma eravamo troppo eccitati per dormire. Ci precipitammo a comprare i giornali del mattino per vedere come era stata descritta la rivolta di Stonewall. – E proprio la nostra presa della Bastiglia – disse Lou. Ma sulla stampa non trovammo nemmeno una parola sulla svolta delle nostre vite.

EdmundWhiteEdmund White (1940, Cincinnati)
Romanziere, commediografo e critico letterario, ha esordito nella narrativa con Forgetting Elena (1973) e ha conseguito un enorme successo di pubblico e critica con la tetralogia di ispirazione autobiografica A Boy’s Own Story (1982), The Beautiful Room Is Empty (1988), The Farewell Symphony (1997) e The Married Man (2000) in Italia tradotta con i titoli Un giovane americano, La bella stanza è vuota, La sinfonia dell’addio e L’uomo sposato. Nel 1994 ha vinto il prestigioso National Book Critics Circle Award per la sua biografia di Jean Genet, in Italia pubblicata con il titolo Ladro di stile.
Playground ha pubblicato nel 2007 My Lives, nel 2008 Hotel de Dream, nel 2009 Caos e nel 2010 Ragazzo di città e nel 2011 Un giovane americano con una nuova traduzione.

http://www.playgroundlibri.it/libri.php?lid=47

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