Comitato territoriale Arcigay delle Provincie di Vercelli e Biella

Articoli con tag ‘Diritti Umani’

“Piazzate d’amore” #LoStessoSì: le foto de* nostr* attivist* – 14\27 febbraio 2015

Ecco le foto de* nostr* attivist* e simpatizzanti che hanno aderito alla campagna “Piazzate d’amore”#‎LoStessoSì‬! Per sposare l’uguaglianza dei diritti di coppie omosessuali ed eterosessuali.

In ordine d’apparizione: grazie a Morena, Anita & Enrico, Mara, Laura & Jo, Michela, Barbara, Chiara, Mauro, Michela, Alice, Tamara, Maria e Giulia.

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“Piazzate d’amore” #LoStessoSì sui vostri profili social e in 33 piazze italiane per sposare l’eguaglianza dei diritti a San Valentino – 14 febbraio 2015

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“PIAZZATE D’AMORE”

Sabato 14 febbraio 2015
giorno di San Valentino

e invita tutt*a esporre in quell’occasione i

“LOGHI”
della campagna

come immagine profilo e copertina dei propri Social
e a unirsi a noi in un

“FLASH MOB”

per sposare l’uguaglianza dei diritti di coppie omosessuali ed eterosessuali

in una delle 33 piazze italiane indicate qui a fianco!

 Non siamo tutti uguali, non lo siamo affatto. Ogni essere umano è diverso dagli altri e questo si può chiamare in un modo solo: ricchezza.
È la legge di un Paese che si definisce civile che deve essere davvero uguale per tutte e tutti, garantire gli stessi diritti, le stesse opportunità, la stessa dignità.
Il 14 Febbraio scenderemo in 33 piazze per chiedere all’Italia di sposare l’uguaglianza, per dire tutti ‪
#‎LoStessoSì‬!

Per informazioni sull’organizzazione dei singoli eventi:

https://www.facebook.com/piazzatedamore

Segnalazione: Nicla Vassallo – “Il matrimonio omosessuale è contro natura. FALSO!”

$_12Segnaliamo il nuovo saggio di Vicla Vassallo,

“Il matrimonio omosessuale è contro natura. FALSO!”

pp. XXI-130, € 9,00;
Laterza Editore, 2015.

Contro natura o, meglio, matrimonio contro natura: è questo il primo scudo che si leva per opporsi all’introduzione del matrimonio omosessuale. Ma chi fa un’affermazione deve mostrarsi capace di giustificarla. «Così se qualcuno afferma ad esempio che c’è una potente lobby gay, contro natura, che sovverte la normalità e le/gli chiediamo “perché lo credi?”, ci aspettiamo che costei/costui sappia rispondere alla domanda su cos’è oggettivamente ragionevole intendere con ‘contro natura’, con ‘sovvertire’ e con ‘normalità’».

Che il matrimonio omosessuale sia contro natura è convinzione di troppi nel nostro paese. Attraverso le regole del buon ragionare filosofico, Nicla Vassallo smaschera, con provocazione e intelligenza, il pregiudizio, il calcolo e l’ignoranza che escludono il matrimonio same-sex. Una donna che ama una donna e un uomo che ama un uomo debbono potersi sposare, se desiderano, e non vi è argomentazione valida contro, sempre che l’eterosessualità non permanga un dogma: prendiamone coscienza.

«Contro natura: è uno degli scudi che si leva per opporsi all’introduzione del matrimonio omosessuale. Scudo errato per diverse ragioni. Inefficace da giocarsi sul campo di battaglia dei diritti, sempre che si rispettino le regole del buon ragionare. Efficace, invece, quando ci si lascia andare, senza intellettualità e conoscenza, a qualche frenesia. Per comprendere come e perché il “contro natura” rappresenti uno scudo, esaminerò prima luoghi comuni quali la sacralità del matrimonio, la diversità nonché complementarità tra femmina/donna e maschio/uomo, la finalizzazione del matrimonio alla procreazione, e poi affronterò il discorso sulla malattia mentale e la promiscuità sessuale, sulla bontà dell’eterosessualità e del matrimonio tradizionale.

Non ci vuole molto per comprendere che l’affermazione “il matrimonio omosessuale è contro natura” appartiene, oltre che ai luoghi comuni, ai pregiudizi, e il fatto che nel nostro paese pare che le cose non stiano diversamente dovrebbe generare in noi orrore sotto il profilo intellettuale, politico, sociale. Anche perché, chi, pubblicamente, privatamente o nascostamente, osteggia l’omosessualità e il matrimonio tra persone del medesimo sesso dà prova, non solo di irrazionalità, ma di vera e propria barbarie».

imagesNicla Vassallo (http://www.niclavassallo.net/), professore ordinario di Filosofia teoretica presso l’Università di Genova, col suo pensiero e le sue ricerche ha rinnovato settori dell’epistemologia, della filosofia della scienza, della metafisica, dei gender studies, della storia della filosofia analitica. Tra le sue ultime pubblicazioni: Filosofie delle scienze (Torino 2003); Knowledge, Language and Interpretation (con M.C. Amoretti, Frankfurt 2008); Donna m’apparve (2009); Piccolo trattato di epistemologia (con M.C. Amoretti, 2010); Per sentito dire: conoscenza e testimonianza (2011); Frege on Thinking and Its Epistemic Significance (con P. Garavaso, 2014). Scrive di cultura e filosofia su quotidiani e riviste.

http://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858117255

 

 

Il mito di Joséphine Baker per il sogno e l’impegno.

Foto Red Card Spettacolo Josephine Baker Il Mio Cuore Batte Ancora-2Pubblichiamo la cronaca e le riflessioni del nostro Giacomo, che ringraziamo moltissimo per averle volute condividere con noi, suscitate  dalla serata dedicata alla figura e all’eredità di Joséphine Baker cui Arcigay “Rainbow” ha avuto il piacere di partecipare lo scorso 10 dicembre in occasione della “Giornata Mondiale dei Diritti dell’Uomo”.

Personalmente un mito come Joséphine Baker mi era totalmente sconosciuto. Non mi vergogno più di tanto a dirlo: il mondo della musica e dello spettacolo offre così tanto “materiale” per i gusti più disparati, la storia di queste discipline è così ricca che per forza uno come me, non musicista, non performer e non specialista, si perde qualcosa. Dopo alcune esitazioni (pensavo che la serata si tenesse in un locale, occasione quindi di apericena estranea al mio gusto) ho accettato l’invito dell’Arcigay ad assistere alla serata musicale creata da Maria Olivero (la seconda scoperta musicale della serata; per quanto riguarda il sottoscritto, naturalmente!) in occasione della “Giornata Internazionale dei Diritti Umani”: lo spettacolo sarà un’occasione per sensibilizzare il pubblico alla questione del lavoro minorile. Non appena mi incontro con la Presidente Anita per andare a Novara, mi viene proposto di essere parte attiva del recital: alcune persone del pubblico hanno l’incarico di leggere, dal palco, la traduzione italiana dei testi in inglese delle canzoni originali di Maria e del suo gruppo. Non ho mai pensato di “fare teatro” nel vero senso della parola ma, visto che so leggere ad alta voce in maniera più che dignitosa, ho deciso di buttarmi anche in questa esperienza, chissà che non porti frutto. Il nostro contributo si estende fino a portare in macchina con noi la musicista Giulia Riboli e la sua voluminosa attrezzatura da thereminista.

Il luogo dove si svolge il recital è una scuola media statale buia, sita in una via periferica piuttosto buia: l’unica luce che vediamo viene dalla palestra della scuola, dove stanno giocando a pallavolo. I musicisti si esibiranno in un auditorium che sembra anch’esso una specie di palestra con i gradoni per il pubblico, privo di riscaldamento per incuria del preside, ma il tutto paradossalmente contribuisce a rassicurarmi, a caricarmi e a farmi godere lo spettacolo come non mi succedeva da un pezzo. Osservo la preparazione degli artisti e l’arrivo del pubblico, tra cui amici e simpatizzanti di Arcigay “Rainbow”. L’ambiente è freddo, ma ha un che di intimo: forse il fatto che non siamo in un grande teatro contribuisce alla mia impressione di recita in famiglia. Io e Anita cerchiamo di prepararci alla nostra parte, ci diciamo che dobbiamo imparare a memoria i testi ma in realtà ci limitiamo a leggere e rileggere in silenzio, distratti dai nostri pensieri e dalla gente che entra e si muove sul palco.

Mi chiedo come si svolgerà il recital, cosa accadrà sul palco, che musica verrà suonata, in che modo dovremo entrare in scena noi lettori. Ci viene detto solo che in qualche modo verremo chiamati a recitare il nostro brano, mentre io e Anita concordiamo con le altre due lettrici i testi che toccano a ciascuno. Poi le luci finalmente si spengono, ma l’attesa dell’inizio non mi è pesata per nulla. Il recital scorre tra le foto di Joséphine Baker proiettate sullo sfondo e il racconto della sua vita fatto dallo scrittore Luca De Antonis, autore del libro da cui lo spettacolo è stato tratto. Finalmente ho l’occasione di saperne di più su un personaggio qualche volta incrociato, ma sempre ignorato: la rivista musicale, se così tecnicamente si può chiamare quella di Joséphine, è un mare a me ignoto, salvo qualche sprazzo qui e là letto sui libri, molto raramente visto in TV o a teatro. La mia passione per le biografie mi fa godere più che mai del racconto, ma sulle prime sono convinto che le canzoni cantate dal gruppo siano rielaborazioni dei successi di Joséphine e non pezzi originali ispirati alla sua vita.

Noi lettori, ognuno al suo turno, assolviamo egregiamente alla nostra parte: per me è un’occasione in più di collaborare con qualcosa di importante. Oltre che dal racconto mi lascio trasportare dalla musica, di pretta marca cantautorale, diversa da quello che forse mi aspettavo, di cui non avevo un chiaro concetto: una rivista musicale, appunto. Apprezzo molto la poesia dei testi e l’accompagnamento musicale, essenziale e intimista, forse l’unico possibile per raccontare una vita, per quanto vissuta sulla ribalta dello spettacolo, come quella di Josephine. Il narratore, racconta una vita comune a quella di molti afroamericani di un secolo fa, ma temo anche di oggi: una famiglia che con quattro figli era piccola, un padre inesistente, il primo matrimonio a tredici anni, presto finito, lavori terribili e povertà. La luce nella vita di Joséphine è lo spettacolo: fin da giovanissima lavora con compagnie di vaudeville e cerca la sua strada sul palcoscenico. Di città in città approda a Parigi con la sua compagnia: non lascerà più la Francia, la amerà fino al punto di collaborare con la Resistenza e di prendere la cittadinanza francese. Oltre a spendersi per gli ebrei in pericolo durante la guerra, cercherà di dare vita all’utopia della Famiglia Arcobaleno adottando diversi bambini provenienti da tutti gli angoli del mondo. Lo sforzo finanziario richiesto dalla Famiglia segna l’inizio del lungo declino: una Joséphine sempre più stanca calcherà i palcoscenici mondiali ancora per molti anni, fino a morire nella sua Parigi poco dopo l’ennesima esibizione. Forse nota a molti solamente per il gonnellino fatto di banane, Joséphine Baker prende vita nel racconto scarno e partecipato, nelle diapositive che raccontano la sua iconografia, nei testi e nella musica di Maria Olivero e del suo gruppo.

Alla fine, in occasione del bis, ecco anche noi lettori sul palco dietro al gruppo per le foto e l’applauso di rito. Un’occasione per osservare i musicisti in azione e sentirsi un po’ di più parte dello spettacolo e della magia della serata. Un’occasione anche per ribadire, con un cartellino rosso, il rifiuto del lavoro minorile in occasione della “Giornata Internazionale dei Diritti Umani”: quel lavoro minorile che Joséphine ha conosciuto bene, come la maggior parte del popolo afroamericano in tutta la storia d’America. A giudicare dalle impressioni scambiateci durante il ritorno a casa, la serata ha fatto centro in chi ama la musica e ama passare una serata all’insegna del sogno e dell’impegno: due cose che non necessariamente sono in conflitto, come ci dimostra la vita di molti artisti.

Giacomo Tessaro

“Joséphine Baker. Il mio cuore batte ancora” per la “Giornata Mondiale dei Diritti dell’Uomo” contro lavoro minorile e razzismo

ListenerIeri, mercoledi 10 dicembre “Giornata Mondiale dei Diritti dell’Uomo”, Arcigay “Rainbow” ha partecipato alla bella serata organizzata a Novara dalla cantautrice Maria Olivero e dedicata a

“Joséphine Baker. Il mio cuore batte ancora”.

Jospéhine, artista diventata famosa anche per il suo impegno, donna dicriminata in quanto tale e in quanto nera, ha lasciato una lezione per tutti noi contro il razzismo e contro lo sfruttamento dei bambini.

Per noi è stato importante essere presenti a questo concerto e spettacolo multimediale perché crediamo fermamante che la tutela dei diritti non debba essere settoriale, ma le Organzizazioni e Associazioni che si occupano di tutelare le minoranze e le categorie più deboli della società debbano cooperare.

Grazie a Maria e a suo papà per il lor impegno…

Foto Red Card Spettacolo Josephine Baker Il Mio Cuore Batte Ancora-2anche noi di Arcigay “Rainbow” abbiamo alzato il cartellino rosso contro il lavoro minorile!!! E CONTRO IL RAZZISMO!!!

RED CARD TO CHILD LABOUR!!!!

NO RACISM!!!

“Scopri l’amore e fallo conoscere al mondo” – il racconto della serata

1969321_10205242777579161_5779628836460261406_nPubblichiamo un articolo del nostro Giacomo, che ringraziamo, a commento della serata all’Hotel Garden di Borgosesia.

In una sala piena di pubblico interessato e partecipe si è svolto l’ultimo appuntamento culturale e informativo di Arcigay “Rainbow”: “Scopri l’amore e fallo conoscere al mondo”. Per me è stata l’occasione di ascoltare la viva voce degli attivisti e dei simpatizzanti LGBT della provincia, persone che conosco più che altro solo di nome; per gli attivisti è stata l’occasione di farsi conoscere da un ambiente spesso chiuso e poco partecipe come quello valsesiano, l’occasione di coltivare o scoprire il piacere di raccontarsi e di riannodare le amicizie createsi grazie all’associazione Rainbow.

Con l’introduzione e la moderazione a cura di Anita e Laura e dopo la visione di un breve video in cui si potevano ascoltare alcune persone molto poco informate sulla realtà LGBT (video che ha scatenato alcune reazioni ironiche in sala), si sono alternati/e di fronte alla platea numerosi/e testimoni della vita vissuta dalle persone LGBT. Stefano ci ha raccontato con grande verve la sua esperienza di bambino e adolescente segnato a dito dai suoi compagni di scuola come “finocchio” fin dalla prima media; una prova da cui è uscito con aumentata consapevolezza e voglia di vivere la vita al di fuori dei presunti schemi del “maschio come si deve” e che lo ha portato ad essere attivista LGBT. Anche Filippo ha narrato in breve la sua vita di giovane uomo caratterizzato fin da piccolo da questa “diversità” tanto più evidente nel piccolo paese in cui è cresciuto e all’interno della famiglia, che peraltro l’ha sempre accettato e sostenuto. Tamara, non abituata a parlare in pubblico, ha voluto leggere la sua testimonianza che aveva preparato in precedenza, nella quale descrive con semplicità il suo vissuto di ragazzina, poi donna che scopre, dopo un lungo percorso, il suo essere lesbica. La testimonianza che mi ha colpito di più è stata quella di Sissi, transgender genovese, che con grande intensità, con uno humour sotto a cui si intuisce un intenso travaglio interiore e la lotta con l’ambiente esterno, ha raccontato a lungo della realtà transgender della sua città, della scoperta del suo essere donna in un corpo maschile, delle reazioni della gente, dei gruppi di auto-mutuo aiuto con i loro contatti in ambiente medico: esperienze in gran parte assai poco positive, ma che non hanno fatto demordere Sissi nel suo cammino verso l’autenticità, verso l’essere se stessa, senza rinnegare la rabbia ma utilizzandola per costruirsi un futuro positivo e più sereno.

Abbiamo poi fatto la conoscenza di Vanda Aiazza, madre di un giovanissimo ragazzo gay, che di fronte a una “cosa” che in molti genitori scatena reazioni irrazionali, ha saputo vedere il buono e il giusto, ha saputo aiutarlo a guardare in se stesso e fargli trovare la sua strada. Un altro pezzo della vita dei giovani LGBT locali ci viene rivelato da Federico, che con umorismo e grande grinta ha saputo mettere in riga alcune compagne di scuola che lo deridevano e che molto presto si è confidato con i genitori a proposito della sua omosessualità. Anche lui oggi, dopo aver raggiunto una nuova consapevolezza, è attivo nell’associazione Rainbow. Ultime sono arrivate le testimonianze di Enrico Mora, in arte Raffaella Scarramba, drag queen “in borghese”, e di Giovanni Siniscalco, attore di teatro, che hanno svelato la loro realtà di uomini di spettacolo, le reazioni che le drag queen suscitano nel pubblico e le loro esperienze di uomini gay. “Un ricordo fisso nella mia mente è la nevicata del 1985 e il sasso nascosto nella palla di neve che mi hanno tirato sulla schiena”; così esordisce Siniscalco, ma la memoria negativa del tempo della giovinezza può mutarsi, in età matura, in un nuovo e più autentico rapporto con sé e con gli altri.

Tante storie che, anche se emerge il dolore dell’incomprensione e del rifiuto (soprattutto nella testimonianza di Sissi), sono disseminate di ottimismo e di gioia per il privilegio di poter confidare la propria identità e il proprio essere più profondi alle persone care, e di poter raccontarsi senza timori di fronte a un pubblico. Dopo queste vite vissute c’è stato il tempo di fare alcune domande e commenti per chi ancora non conosce il lavoro dell’associazione Rainbow. Pensiamo che nel nostro territorio ci sia un grande bisogno di informazione e cultura riguardo alle tematiche della sessualità e dell’identità di genere: il nostro auspicio è di essere sempre più utili e di raggiungere il maggior numero di persone con il nostro sforzo e l’aiuto dei volontari. Fare cultura LGBT, ecco il compito che il nostro tempo assegna a molti delle generazioni più giovani.

Giacomo Tessaro

“Scopri l’amore e fallo conoscere al mondo” – le foto della conferenza a Borgosesia e il video di VercelliOggi.it

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Foto di Claudia Crolla.

Di seguito il link del video di VercelliOggi.it che ringraziamo per la presenza e professionalità, in particolare Guido Gabotto per il lungo e partecipe articolo che ha dedicato alla serata:

http://www.youtube.com/watch?v=vqvWMXhOu1c

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