Comitato territoriale Arcigay delle Provincie di Vercelli e Biella

Articoli con tag ‘Adelphi Editore’

Segnalzione: W. H. Auden – “Poesie scelte”

641afc4910d64c5ed6c20db87b818754_w600_h_mw_mh_cs_cx_cySegnaliamo la raccolta di poesie di Wystan Hugh Auden,

“Poesie scelte”,

A cura di Edward Mendelson,
Traduzione di Massimo Bocchiola e Ottavio Fatica,
Con un saggio di Iosif Brodskij;

pp. 899, € 70,00;
Adelphi Editore, 2016.

In questa preziosa raccolta, che copre l’intero arco dell’opera di Auden, il lettore non solo troverà tutte le sue poesie più celebri – riproposte in nuove o rinnovate traduzioni di Massimo Bocchiola e Ottavio Fatica –, ma scoprirà un giacimento di grandi e piccoli tesori, quali si possono celare in un corpus di testi capace di ravvivare o reinventare all’occorrenza ogni forma della tradizione: dall’apocalittico all’arcadico, dal propagandistico al meditativo, dall’ironico al sentimentale, passando dalle antiche saghe islandesi a Dante, a Shakespeare, per approdare infine a Goethe. Una produzione poetica che non ha eguali – per varietà, ricchezza e qualità – in tutto il Novecento.

http://www.rsi.ch/rete-due/programmi/cultura/il-segnalibro/Wystan-Hugh-Auden-Poesie-scelte-Adelphi-8539231.html

auden-1Wystan Hugh Auden ( York, 21 febbraio 1907 – Vienna, 29 settembre 1973) è stato un poeta britannico.
Studiò all’Università di Oxford, dove  cominciò ad interessarsi agli studi di Freud e alle teorie del Marxismo, ma anche alla filosofia di Kierkegaard, al teatro di Ibsen e di Shakespeare e al teatro musicale di Mozart e Verdi.
Nel 1928 trascorse un anno a Berlino, allora sotto la Repubblica di Weimar, e lesse Bertolt Brecht, che influenzò la sua produzione teatrale. Tornato in Inghilterra, pubblicò la prima raccolta di poesie nel 1930, i “Poems” e, nel 1932, “The Orators”, rivelandosi autore impegnato e di sinistra. Inoltre lavorò insieme a Christopher Isherwood, scrivendo “The Dance of Death” 1933, “The Dog Beneath the Skin” 1935 e “The Ascent of F6” 1936. Negli anni inglesi conobbe T.S. Eliot e diventò amico di E.M. Forster.
Nel 1935 sposò Erika Mann, figlia dello scrittore Thomas Mann, per garantirle l’espatrio dalla Germania nazista, che le aveva annullato la cittadinanza. I due non vivranno mai assieme.
Nel 1937 partecipò alla Guerra Civile Spagnola, come autista. Colpito dalle atrocità commesse sia dai Republicanos, che lui sosteneva, sia dai Nacionales, maturò un senso di smarrimento ed ansia che lo accompagnò per tutta la vita. Il risultato di questa esperienza, una volta tornato in Inghilterra, fu la poesia “Spain”, pubblicata nel 1937.
Nel 1939 si trasferì negli Stati Uniti con Christopher Isherwood, prendendo nel 1946 la cittadinanza americana. A New York conobbe Chester Kallman, uno studente, con il quale ebbe una lunga relazione sentimentale mettendo alla luce la sua emarginata omosessualità. Il periodo tra il 1940 ed il 1948 fu prolifico: scrisse “Another Time”, “New Year Letter”, “For the Time Being” e “The Age Of Anxiety” – con cui vinse il premio Pulitzer per la poesia – che rappresentò il culmine della sua poetica. Negli anni americani rimase in contatto con intellettuali e scrittori tedeschi come Klaus Mann, Erich Heller ed Hannah Arendt. Dal 1948 al 1957 rimase a New York, ma trascorse molto tempo in Italia, ad Ischia, soprattutto d’estate. Auden continuò a scrivere: libretti d’opera, tra cui quello per 2La carriera di un libertino” di Igor Stravinskij, e raccolte poetiche, come “Nones” (1951) e “The Shield of Achilles” del 1955. Dal 1957 al 1961 insegnò all’Università di Oxford. Nel 1958 si trasferì in Austria, nel piccolo e tranquillo paese di Kirchstetten, vicino a Vienna. Nel 1967 fu insignito negli Stati Uniti della National Medal for Literature. Agli ultimi anni appartengono “Homage to Clio”, del 1960, “City Without Walls” del 1969 e 2Thank you, Fog”, pubblicato postumo nel 1974.
Una delle poesie di Auden più famose, “Funeral blues”, è contenuta nei film “Quattro matrimoni e un funerale” di Mike Newell, “L’attimo fuggente” di Peter Weir e “La tigre e la neve” di Roberto Benigni.

https://it.wikipedia.org/wiki/Wystan_Hugh_Auden

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Segnalazione: Carlo Emilio Gadda – “Eros e Priapo”

04bb59d7a5932e3f58a50b99654a1e89_w600_h_mw_mh_cs_cx_cySegnaliamo la pubblicazione della edizione autografa del romanzo di Carlo Emilio Gadda,

“Eros e Priapo”,

pp. 451, € 24,00;
Adelphi Editore, 2016.

Scritto fra il 1944 e il 1945, respinto come «intollerabilmente osceno» da prestigiose riviste (con l’eccezione di «Officina», che ne accoglie una sezione fra il 1955 e il 1956) e pubblicato solo nel 1967 in una redazione drasticamente rimaneggiata ed edulcorata, Eros e Priapo ci appare oggi, grazie alla scoperta dell’autografo, nella sua autentica fisionomia: vituperante invettiva contro Mussolini – il Priapo Maccherone Maramaldo –, la sua foja di sé medesimo, le sue turpi menzogne, la sua masnada predatrice e la sua claque di femmine fanatizzate, certo. Ma, insieme, freudiano trattato di psicopatologia delle masse, autobiografia di un’intera nazione, micidiale requisitoria contro ogni abdicazione ai princìpi di Logos (cioè alla ratio e alla coscienza etica) e contro i tiranni di ogni tempo. E, soprattutto, vibrante monito a guardarsi dalle degenerazioni di Eros ‒ responsabili dei comportamenti della banda assassina così come dell’idolatria della moltitudine-femmina nei confronti del Gran Somaro Nocchiero ‒, a raffrenarle, a sublimarle in un impeto eroico o «impeto-disciplina». Nel compiere questa impresa – notificare il male e indicare la via di una possibile rinascita – Gadda non poteva che ricorrere a una lingua sontuosa e abnorme, che gareggia in audacia e insolenza con Porta, Belli, Aretino – e che la versione originale ci rivela ancor più violenta, sboccata e oltraggiosa.

http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2016-10-21/-eros-e-priapo-senza-censura–172444.shtml?uuid=AD1oUYfB

gadda-003-ky0g-258x258ilsole24ore-webCarlo Emilio Gadda (Milano, 1893 – Roma,  1973) è uno scrittore, poeta e ingegnere italiano, che ha segnato la narrativa del Novecento attraverso un impasto originalissimo di linguaggi diversi (dialetti, termini gergali e tecnici, neologismi) e un incessante stravolgimento delle strutture tradizionali del romanzo.

https://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Emilio_Gadda

Segnalzione: Alberto Arbasino – “Ritratti e immagini”

0636f029d35e19686b454185a7965e53_w240_h_mw_mh_cs_cx_cySegnaliamo l’ultimo libro di Alberto Arbasino,

“Ritratti e immagini”,

pp. 353, € 23,00;
Adelphi Editore, 2016.

Diffidare dei cartelli segnaletici: con Arbasino è la prima regola da osservare, perché ciascuno di questi ritratti ‘si morula’ – direbbe Gadda – in infiniti altri ritratti, in altre imprevedibili storie. È quel che succede, alla lettera A, con Harold Acton, che fa risorgere la Firenze soavemente cosmopolita tra le due guerre, un crocevia dove si muovono Bernard Berenson, Vernon Lee, Aldous Huxley, D.H. Lawrence, Ronald Firbank, Norman Douglas, Edith Sitwell. O, alla lettera N, con il figlio di Vita Sackville-West e Harold Nicolson, Nigel: qui verremo addirittura inghiottiti da un dramma – qualcosa di simile a «un delirio dei Fratelli Marx sull’Orient Express» – che sconvolge quattro coniugi, otto suoceri e «parecchie zie cattive», con innumerevoli traversate della Manica, «nelle due direzioni, e sempre con un tempo orribile». Ritratti doppi, insomma, e molto di più: scintillanti ‘trascritture’ di opere musicali e teatrali (non perdetevi il Barbablù di Béla Bartók, «un impotente che si diletta nel collezionismo di ninnoli Sadik e soprammobili Diabolik», né la Carmen di Brook, dove Escamillo è un barbiere lezioso con pronuncia «gotico-pizzaiola»), e di mirabolanti luoghi, come le residenze di Ludwig II di Baviera, che neppure un «tycoon americano degli anni favolosi» avrebbe saputo concepire.
Senza contare gli ormai ‘mitici’ ritratti dal vivo (la cinese Ding Ling, ad esempio, a casa della quale c’è un’aria «come fra Pupella Maggio e Paola Borboni»), le conversazioni ‘à bâtons rompus’, gli affondi critici che valgono un intero libro e le scorribande fra i ‘santini’ di una letteratura ahimè sfornita «di eros e di esprit e di senso della battuta»: Manzoni, Parini, Pascoli – e De Amicis, che ritroviamo a Costantinopoli, in un bagno turco, torturato da due mulatti: «Cioè, praticamente, ecco Al Pacino nel film Cruising».

http://www.adelphi.it/libro/9788845931222

arbasino01ghttp://it.wikipedia.org/wiki/Alberto_Arbasino

 

Segnalazione: Oliver Sacks – “Gratitudine”

add4212405d339c7aa2a196e8f81c927_w240_h_mw_mh_cs_cx_cySegnaliamo la traduzione dell’ultimo testo di Oliver Sacks,

“Gratitudine”,

pp. 57, € 9,00;
Adelphi Editore, 2016

I quattro scritti qui raccolti sono la lettera di congedo che Oliver Sacks ha voluto indirizzare ai suoi lettori, dapprima rendendoli partecipi delle proprie sensazioni di fronte alla soglia degli ottant’anni, e più tardi informandoli, con perfetta sobrietà, di essere affetto da un male incurabile. Ma non ci si inganni: sono pagine vibranti di contagiosa vitalità quelle che Sacks ci regala, dove più che mai si respirano freschezza, passione, urgenza espressiva. Come quando, riflettendo sulla vecchiaia, rivela di percepire «non una riduzione ma un ampliamento della vita mentale e della prospettiva»; o quando si ripromette, nel breve tempo che gli resta, di «vivere nel modo più ricco, più intenso e più produttivo possibile»; o quando racconta di aver visitato, fra una terapia e l’altra, il centro di ricerca sui lemuri della Duke University: «… mi piace pensare che, cinquanta milioni di anni fa, uno dei miei antenati fosse una piccola creatura arboricola non troppo dissimile dai lemuri odierni»; o quando, pochi giorni prima della morte, contemplando la sua vita dall’alto «quasi che fosse una sorta di paesaggio», ne rievoca i momenti essenziali: del tutto simile, in questo, a un filosofo da lui molto amato, David Hume, il quale, appreso di avere una malattia mortale, scriveva nella sua breve autobiografia: «È difficile essere più distaccati dalla vita di quanto lo sia io adesso».

http://www.satisfiction.me/gratitudine/

UnknownOliver Wolf Sacks (Londra, 9 luglio 1933 – New York, 30 agosto 2015) è stato un neurologo e scrittore britannico, dal 2012 docente di neurologia alla New York University School of Medicine. Tra il 2007 e il 2012 è stato professore di neurologia e psichiatria alla Columbia University, dove tra l’altro era riconosciuto come un Columbia Artist. Precedentemente aveva trascorso diversi anni nella Albert Einstein College of Medicine della Yeshiva University di New York ed era stato professore esterno all’Università di Warwick nel Regno Unito.[1].

Sacks è stato autore di numerosi libri best seller, molti dei quali hanno per soggetto persone con disturbi neurologici. Il suo libro del 1973 “Risvegli” fu adattato in un film omonimo nel 1990.  Solo nel 2015, mediante la sua autobiografia On the Move: A Life dichiarò di essere omosessuale.

https://it.wikipedia.org/wiki/Oliver_Sacks

 

Segnalazione: Oliver Sacks – “In movimento”

696d740320c900dcf5101f107d6aa6b1_w240_h_mw_mh_cs_cx_cySegnaliamo la traduzione dell’autobiografia di Oliver Sacks,

“In movimento”,

pp. 411, € 22,00;
Adelphi Editore, 2015

In copertina: Oliver Sacks a New York nel 1961. Foto di Douglas White.

«Sono un uomo dal carattere veemente, con violenti entusiasmi ed estrema smoderatezza in tutte le mie passioni» scriveva Oliver Sacks in un articolo apparso il 19 febbraio 2015 sul «New York Times», nel quale annunciava, con brutale sobrietà, di soffrire di un male incurabile. È quindi inevitabile che In movimento, la sua autobiografia, sia innanzitutto una rassegna di passioni, descritte con la lucidità dello scienziato e l’audacia dello psiconauta, con la schiettezza del diagnosta e il gusto per la digressione di un dotto seicentesco. E sarà un piacere, per i lettori di Sacks, sentirlo parlare di sé: dell’ossessione per le moto e il sollevamento pesi, della dipendenza dalle amfetamine, del lacerante rapporto con il fratello schizofrenico e con la madre (il «più profondo e forse, in un certo senso, più vero della mia vita»), di quando disintegrò per l’ammirazione unita alla frustrazione un libro di Aleksandr Lurija, il fondatore della neuropsicologia e di quella «scienza romantica» a cui sarebbe sempre rimasto fedele. Alla fine, non si potrà evitare di riconoscere che Oliver Sacks è stato il più romanzesco di tutti i personaggi romanzeschi di cui ha scritto. Soprattutto, questo resoconto di studi e amicizie, legami sentimentali e debiti intellettuali, abitudini e fissazioni è un’ulteriore riprova che per Sacks il «delicato empirismo» di Goethe non era un semplice metodo di ricerca, ma uno stile di vita.

http://www.adelphi.it/libro/9788845930201

http://www.pressreader.com/italy/corriere-della-sera/20150831/281500750010976/TextView

UnknownOliver Wolf Sacks (Londra, 9 luglio 1933 – New York, 30 agosto 2015) è stato un neurologo e scrittore britannico, dal 2012 docente di neurologia alla New York University School of Medicine. Tra il 2007 e il 2012 è stato professore di neurologia e psichiatria alla Columbia University, dove tra l’altro era riconosciuto come un Columbia Artist. Precedentemente aveva trascorso diversi anni nella Albert Einstein College of Medicine della Yeshiva University di New York ed era stato professore esterno all’Università di Warwick nel Regno Unito.[1].

Sacks è stato autore di numerosi libri best seller, molti dei quali hanno per soggetto persone con disturbi neurologici. Il suo libro del 1973 “Risvegli” fu adattato in un film omonimo nel 1990.  Solo nel 2015, mediante la sua autobiografia On the Move: A Life dichiarò di essere omosessuale.

https://it.wikipedia.org/wiki/Oliver_Sacks

 

Segnalazione: Peter Cameron – “Andorra”

imageSegnaliamo il nuovo romanzo di Peter Cameron,

“Andorra”,

pp. 236, € 18,00
Adelphi Editore, 2014.

Lasciatosi alle spalle San Francisco insieme a quel che gli era necessario lasciare – «cioè tutto» –, Alex Fox approda a La Plata, la soleggiata capitale del minuscolo Sta­to di Andorra, dove spera di poter cominciare una nuova vita. E la scelta sembra quanto mai azzeccata: «Chiunque viva ad Andorra viene considerato suo cittadino» recita la Costituzione, e in effetti sono in molti a mostrarsi subito ansiosi di conquistare le simpatie del nuovo arrivato. Come Mrs Reinhardt, anziana ospite del­l’unico albergo in città, che chiede ad Alex di leggere per lei; o Sophonsobia, matrona della potente famiglia Quay, che certo non sarebbe contraria a una liaison tra lui e l’amabile figlia Jean; o i coniugi Dent, che ben presto lo mettono a parte dei lati meno limpidi del loro matrimonio. Approfondendo via via le sue nuove conoscenze, Alex si renderà conto di non essere il solo a fuggire dal proprio passato, finché, sempre più coinvolto nella vita sotterranea di Andorra, scoprirà «le stanze grigie e senza finestre dietro al favoloso scenario». E quando dalle acque del porto di La Plata emergeranno due cadaveri con chiari segni di morte violenta, lui sarà fra i principali indiziati: la tragedia, è fatale, non può essere trascesa, né cancellata o dimenticata. Già in questo romanzo Peter Cameron si mostra a proprio agio nell’universo narrativo che ha affascinato i lettori di Coral Glynn, e perfettamente padrone di quella tecnica del progressivo disvelamento che non mancherà, anche qui, di tenerci avvinti alle sue pagine – sino al colpo di scena finale.

http://ilmiolibro.kataweb.it/booknews_dettaglio_recensione.asp?id_contenuto=3750231

http://www.lastampa.it/2014/01/28/cultura/tuttolibri/peter-cameron-amori-e-cadaveri-nella-finta-andorra-X1IXJ9EfBTyW3grWuTx3GL/pagina.html

cameronPeter Cameron (Pompton Plains, New Jersey, 1959)

Scrittore statunitense. Si è laureato all’Hamilton College di New York nel 1982 in letteratura inglese.
Ha venduto il suo primo racconto al The New Yorker nel 1983 dove ha successivamente pubblicate numerose altre storie. Il suo primo testo è stato una raccolta di racconti, dal titolo “In un modo o nell’altro”, pubblicato da Harper & Row nel 1986 (in Italia da Rizzoli). Il suo secondo romanzo “The Weekend”, è stato pubblicato nel 1994 da Farrar, Straus & Giroux, che ha anche pubblicato “Andorra”, nel 1997 e “Quella sera dorata” nel 2002.
Ha pubblicato anche “Un giorno questo dolore ti sarà utile” (2007), “Paura della matematica” (2008) e “Coral Glynn” (Adelphi 2012).

http://www.wuz.it/biografia/278/cameron-peter.html

 

Segnalazione: Djuna Barnes – “Fumo”

5681957a9a717667b03a5c055a42dfeb_w_h_mw650_mhSegnaliamo la raccolta dei primi racconti di Djuna Barnes,

“Fumo”,

pp. 221, € 12,00;
Adelphi Editore, 1994.

Come Atena dalla testa di Zeus, Djuna Barnes nacque alla narrazione perfettamente armata di concettosità, eleganza e insolenza. E a tale sua prima apparizione assistiamo in questi quattordici racconti, scritti fra il 1914 e il 1916 e pubblicati in svariati giornali e riviste. In quel periodo la Barnes era una giovane giornalista di New York che scriveva di cronaca brillante, teatro, attualità, ma soprattutto si aggirava nelle periferie della metropoli, nelle sale da ballo, nelle birrerie, nonché nelle palestre e nei mattatoi, con un fiuto impeccabile nello scovare tane sinistre ed eccentriche. È questa l’esperienza da cui nascono i racconti di Fumo, con la loro incantevole mescolanza di brutti facts of life e arditezze metafisiche. I personaggi, che potremmo immaginare tutti fotografati dalla Arbus, parlano già per aforismi, metafore, taglienti verità apocalittiche, al pari di quelli ormai celebri che incontreremo più tardi nella Foresta della notte – ma qui il timbro è più arioso e giocoso, come in altrettante tetre pochades.

djuna-barnes Djuna Barnes (Cornwall-on-Hudson 1892 – New York 1982).
Studia arte a New York ed esordisce giovanissima come giornalista. La sua prima opera, The book of repulsive women (1915), raccoglie otto ”ritmi” e cinque disegni; si tratta per lo più di caustiche filastrocche sull’umanità degradata del Greenwich Village. Suoi racconti di grande incisività e brevi drammi cominciano ad apparire su numerose riviste d’avanguardia, spesso firmati con lo pseudonimo di Lydia Steptoe; ne è una piccola ma significativa scelta il volume A book (1923), ampliato sotto il titolo di A night among the horses (1929), rivisto e riproposto ancora come Spillway (1962; trad. it. La passione, 1979). Una nuova raccolta, Smoke and other early stories, sarà pubblicata postuma (1982).
All’inizio degli anni Venti è a Parigi, dove diventa una delle più singolari protagoniste del movimento modernista promosso dagli espatriati inglesi e americani (E. Pound, J. Joyce, G. Stein, F. M. Ford, ecc.). Il suo primo romanzo, Ryder (1928 ), la storia di una famiglia americana, è in realtà una sferzante satira della mascolinità, condotta secondo i modi del romanzo settecentesco e con straordinario funambolismo linguistico. Nell’opera semiseria Ladies almanack (edito a Parigi nel 1928 e a New York solo nel 1972) si prende invece gioco di un gruppo di colte sostenitrici del culto di Lesbo, assidue frequentatrici di un famoso salotto parigino dell’epoca. Nella Parigi degli espatriati è ambientato il romanzo Nightwood (1936), il suo capolavoro: la storia di Robin, una bella schizofrenica, oggetto di desiderio di uomini e donne, che si sottrae a tutti conducendo una vita separata, notturna, da sonnambula. Temi complessi, esoterici e conturbanti sono espressi in un linguaggio lirico di grande sapienza, il cui ritmo porta alla massima intensità la materia. Ritiratasi a New York, dopo un lungo silenzio B. ritorna alle stampe con The Antiphon (1958), un dramma greco-elisabettiano in versi, un esempio estremo di teatro alienante per le difficoltà del linguaggio e le implicazioni della trama. Negli ultimi anni si è dedicata quasi esclusivamente alla poesia, preparando per le stampe solo un esile volume pubblicato dopo la sua morte, Creatures in an alphabet (1982): un bestiario illustrato che, apparentemente rivolto ai bambini, nasconde invece la quintessenza della sua arte dotta e misterica.
Altre opere: Selected works, 1962, 1980; Interviews, a cura di A. Barry, 1985.

http://www.treccani.it/enciclopedia/djuna-barnes_(Enciclopedia-Italiana)/

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