Comitato territoriale Arcigay delle Provincie di Vercelli e Biella

FAQ

DOMANDE FREQUENTI

da: “Pazienti Imprevisti, pratica medica e orientamento sessuale“, di Luca Pientrantoni, Margherita Graglia e Raffaele Lelleri, edito da Arcigay con la collaborazione dell’Istituto Superiore di Sanità.

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Cosa vuol dire gay? Cosa vuol dire Lesbica?

L’orientamento sessuale è l’attrazione affettiva e sessuale per individui dello stesso, dell’altro, o di entrambi. È composto da vari elementi: attrazione erotica, affettività, sogni e aspettative, eccetera. Si può immaginare l’orientamento sessuale come un arcobaleno composto da vari “colori” di varia intensità, diversa caso per caso, persona per persona, rendendo l’arcobaleno unico come un impronta digitale. Inoltre, l’orientamento sessuale è fluido e può essere diverso in diversi momenti della vita. Per semplificare si possono distinguere tre gruppi: le persone omosessuali sono attratte prevalentemente dagli individui dello stesso sesso, le persone eterosessuali dagli individui del sesso opposto, le persone bisessuali da entrambi. Le persone dall’orientamento omosessuale possono chiamarsi gay (sia uomini che donne) o lesbiche (solo donne). A sua volta l’orientamento sessuale fa parte dell’identità sessuale.

Cos’è l’identità sessuale?

L’identità sessuale è quella parte di identità legata alla percezione sessuata di sé. È costituita da diversi elementi: il sesso biologico, l’identità di genere (senso psicologico di essere uomo o donna), il ruolo di genere (insieme di norme sociali, culturali e comportamentali che hanno a che fare con la percezione del maschile e del femminile) e l’orientamento sessuale.

Cosa vuol dire LGBTQI?

Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender, Queer, Intersessuali. L’acronimo, diffusosi negli anni novanta, nasce per includere in una sola parola gli appartenenti a tutte queste categorie sociali, accomunate dalle rivendicazioni di parità e dallo stigma sociale a cui sono sottoposte. La comunità lgbt è l’insieme di persone che condividono problematiche e rivendicazioni legate allo stigma sociale per orientamento sessuale o identità di genere.

Cosa vuol dire transgender?

Il “Disturbo dell’identità di genere” (GID o disforia di genere) è la condizione in cui l’identità di genere (il senso psicologico di essere uomo o donna) non corrisponde al sesso biologico. Le persone in questa situazione si dicono transgender. Una persona transessuale è una persona transgender che intraprende un percorso di cambiamento fisico per adeguare il proprio aspetto al genere eletto, fino ad arrivare all’operazione di “Riattribuzione Chirurgica di Sesso” (RCS). Il transessualismo non è l’unica strategia che una persona transgender può intraprendere per affermare la propria identità di genere, ma è l’unica regolamentata dalla legge italiana. A seconda del genere eletto, si può parlare di donne transgender (MtF, da uomo a donna) e di uomini transgender (FtM, da donna a uomo). Come già abbiamo detto, transgenderismo e transessualismo si riferiscono all’identità di genere e non all’orientamento sessuale. Esistono persone transgender eterosessuali, bisessuali e omosessuali.

Molti uomini, pur avendo rapporti con altri uomini, non si definiscono omosessuali o bisessuali. Perché?

Non è detto che l’orientamento sessuale venga esplicitato nel comportamento; allo stesso modo un comportamento non è, di per sé, indicativo dell’orientamento sessuale. Bisogna ricordare che l’orientamento sessuale di una persona è una sintesi di molti aspetti differenti: attrazione erotica, affettività, innamoramento, comportamenti sessuali, comportamenti relazionali, definizione di sé. Questi elementi possono non andare tutti nella stessa direzione, e nel loro insieme costituiscono una varietà infinita di combinazioni, che per semplicità riassumiamo nell’orientamento sessuale.

Che cos’è l’omofobia? Che cos’è la transfobia? Come si manifestano?

La definizione di omofobia in senso stretto parla di “paura irrazionale delle persone omosessuali e dell’omosessualità in genere”. Questo si traduce spesso in atti discriminatori, più o meno manifesti, nei confronti delle persone gay e lesbiche. Allo stesso modo, per transfobia in senso stretto si intende “paura irrazionale delle persone transessuali, transgender e del transgenderismo in genere”. Tutti siamo in grado di riconoscere l’omofobia e la transfobia quando queste si manifestano con la violenza fisica o verbale nei confronti di gay, lesbiche e trans, ma esse si possono manifestare in forme più sottili, come la tendenza da parte di un datore di lavoro a non assumere persone omosessuali o transgender, o una maggiore attenzione nel giudicare il loro operato, oppure ancora, mischiate con sessismo e sessuofobia, si possono esprimere nel linguaggio di tutti i giorni, si pensi per esempio alla vasta gamma di termini dispregiativi con cui ci si può riferire alle persone gay e lesbiche.

Quando si parla di Lesbofobia e perché?

Le donne lesbiche sono sottoposte ad una doppia discriminazione: in quanto donne (sessismo) e in quanto omosessuali (omofobia). Inoltre, lo stigma sociale nei confronti delle donne lesbiche è caratterizzato da stereotipi differenti rispetto a quelli sugli uomini gay, pur derivando da una comune base di sessismo. Per lesbofobia, quindi, si intende il retaggio omofobico diretto verso le donne lesbiche sommato a un sessismo di base.

È vero che le persone bisessuali, in realtà, sono omosessuali che non hanno il coraggio di ammetterlo?

No. Bisessuali sono quelle persone attratte da entrambi i sessi, non necessariamente in ugual modo e in ugual misura. Bisogna tenere presente che l’orientamento sessuale non è una definizione rigida, ma è influenzato da varie componenti ognuna delle quali può variare lungo un asse che va da omosessuale a eterosessuale, e non sono necessariamente in accordo tra loro. Inoltre, l’orientamento sessuale può variare nel tempo, anche se non siamo in grado di influenzarne il cambiamento. Lo stereotipo secondo cui l’orientamento bisessuale non esiste è una delle manifestazioni della doppia discriminazione a cui sono esposte le persone bisessuali: da parte del gruppo maggioritario in quanto non eterosessuali e da parte della minoranza gay in quanto non omosessuali. Si parla in questi casi di bifobia.

È vero che i gay sono il frutto di un padre assente e di una madre oppressiva? I gay sono stati abusati da bambini?

No. Sono scientificamente infondate le teorie che vorrebbero ricondurre l’omosessualità a traumi familiari o abusi, così come non hanno fondamento nemmeno quelle teorie che spiegherebbero gli orientamenti sessuali non eterosessuali con anomalie ormonali o cerebrali.

Cosa spinge una persona ad essere omosessuale o bisessuale?

Molte teorie sono state formulate nel corso degli anni. Oggi sappiamo che diversi elementi possono influenzare l’orientamento sessuale di un individuo: fattori genetici, fisiologici, socio-ambientali. Si ritiene che l’orientamento sessuale si definisca nei primi anni di vita, mentre la consapevolezza di sé, lo svelarsi agli altri (coming out) avviene solitamente nell’adolescenza o nella prima età adulta. Allo stato attuale delle nostre conoscenze, non è stato trovato alcun “gene gay”.
Per i nostri scopi, è sufficiente sapere che l’orientamento sessuale è un carattere identitario proprio di tutte le persone, e che non può essere determinato o influenzato dall’esterno.

L’orientamento sessuale è una scelta?

No. La scienza ufficiale non concepisce l’orientamento sessuale come una scelta, né come un aspetto che possa essere volontariamente cambiato. Le teorie secondo cui esisterebbero terapie in grado di modificare l’orientamento sessuale (terapie riparative) sono infondate.

L’omosessualità è una malattia?

Psicologi e psichiatri sono concordi nell’affermare che l’omosessualità, così come gli altri orientamenti sessuali, non può essere considerata una malattia né un disordine mentale. Nel 1973 l’APA (l’Associazione Americana degli Psichiatri) ha derubricato l’omosessualità dal DSM, il manuale diagnostico ufficiale che classifica tutti i disturbi mentali. Anche l’OMS ha eliminato l’omosessualità come categoria diagnostica, definendola una «Variante naturale della sessualità umana».

La psicoterapia può cambiare l’orientamento sessuale?

Non essendo l’omosessualità una malattia mentale, così come non lo sono la bisessualità o l’eterosessualità, non vi è alcuna ragione scientifica perché sia tentata una conversione. Nonostante questo, alcuni psicologi e psicanalisti affermano di poter cambiare l’orientamento sessuale ai loro pazienti. Ricerche internazionali hanno dimostrato che la terapia volta a cambiare l’orientamento sessuale (terapia riparativa) non solo non è efficace ma può danneggiare seriamente l’equilibrio psicologico ed emotivo. In Italia le associazioni degli psicologi e psicoterapeuti considerano la terapia riparativa dell’omosessualità eticamente inammissibile e l’albo nazionale degli psicologi prevede sanzioni per gli specialisti che si ostinano a praticare terapie di conversione.

È vero che le relazioni omosessuali sono instabili?

A volte si pensa che le relazioni sentimentali stabili tra due persone dello stesso sesso siano irrealizzabili. In realtà, molte ricerche smentiscono questo pregiudizio e confermano l’esistenza di numerose coppie omosessuali che vivono relazioni durature, basate sull’affetto e sul reciproco sostegno morale e materiale.

È vero che nel mondo gay è tutto centrato sul sesso?

Ovviamente no. L’esistenza, nella comunità lgbt, di luoghi dedicati all’incontro sessuale (saune, dark room, cruising bar, ecc.) ha dato origine a questo stereotipo molto comune. Questi locali, come anche altri dedicati all’incontro sociale e aggregativo (pub, ristoranti, bar, discoteche, palestre, ecc.), nascono dalla necessità delle persone lgbt di poter trovare degli spazi sicuri in cui vivere il proprio orientamento sessuale in tutte le sue declinazioni, compresa quella più prettamente sessuale, senza temere aggressioni o discriminazioni. Molte persone infatti vivono con ansia il proprio orientamento sessuale, soprattutto se immerse in un contesto poco inclusivo.

È vero che gli uomini gay hanno un rischio più elevato di contrarre l’AIDS?

Il virus HIV si trasmette attraverso contatti sessuali non protetti con persone con HIV/AIDS, e questo avviene indipendentemente dal sesso del partner. Purtroppo, però, diversi fattori aumentano il rischio di infezione tra gli uomini gay. Le ricerche dimostrano che gli uomini tendono ad avere in media più partner sessuali delle donne, e gli uomini gay più degli eterosessuali. Inoltre, l’epidemiologia ha evidenziato che il sesso anale non protetto è generalmente più rischioso del sesso vaginale non protetto. Anche per questo, nella popolazione gay la prevalenza delle persone con HIV/AIDS è più alta.

I gay sono più sensibili/dolci/effeminati?

È uno stereotipo comune quello che descrive i gay come effeminati, oppure con tutta una serie di caratteristiche considerate femminili. Questo si riflette in una serie di credenze: i gay sono dolci e sensibili, si truccano, hanno molta cura per il proprio aspetto. Tutte queste descrizioni riguardano il ruolo di genere, ovvero l’insieme di norme sociali, culturali e comportamentali che hanno a che fare con la percezione del maschile e del femminile. Questo ovviamente non ha niente a che vedere con l’orientamento sessuale. La non conformità al ruolo di genere può essere vera per alcuni uomini e falsa per altri, indipendentemente dal fatto che siano gay, bisessuali o eterosessuali.

Le lesbiche sono mascoline?

È uno stereotipo molto comune quello che descrive le lesbiche come mascoline. La presunta “non femminilità” delle lesbiche si riflette in una serie di credenze: le lesbiche non si truccano, non si curano, hanno capelli corti, sono grasse, bevono, fumano, giocano a calcio. Tutte queste descrizioni riguardano il ruolo di genere, ovvero l’insieme di norme sociali, culturali e comportamentali che hanno a che fare con la percezione del maschile e del femminile. Questo ovviamente non ha niente a che vedere con l’orientamento sessuale. La non conformità al ruolo di genere può essere vera per alcune donne e falsa per altre, indipendentemente dal fatto che siano lesbiche, bisessuali o eterosessuali.

È vero che le donne lesbiche sono meno degli uomini gay?

Ricerche estensive svolte in vari paesi rivelano che dal 2 al 6,9% delle donne si definiscono lesbiche. Gli studi sugli uomini non discostano significativamente da questo dato. Al di là di questi indicatori numerici, le ricerche segnalano differenze nella sessualità e nell’affettività dei gay e delle lesbiche, riconducibili alle differenze biologiche, educative e culturali nei due sessi.

I gay possono avere figli? Ci sono madri lesbiche?

Recenti studi, condotti anche in Italia, hanno dimostrato che fino all’8% delle donne lesbiche ha figli. La maggioranza delle madri lesbiche italiane sono donne (sposate, separate o divorziate) che hanno avuto figli da una precedente relazione eterosessuale. Altre hanno invece deciso di procreare con l’aiuto di un donatore di seme.
Così come per le donne lesbiche, in Italia molti uomini gay e bisessuali hanno figli.
Le associazioni degli psicologi, insieme alle associazioni dei pediatri e degli educatori, hanno affermato che in base alle ricerche svolte negli ultimi trent’anni non esiste alcun motivo per cui una persona gay, lesbica o bisessuale non possa essere un bravo genitore.
Drammaticamente, l’assenza di adeguate leggi in merito non riconosce all’eventuale co-genitore i doveri e gli oneri che gravano esclusivamente sul genitore biologico.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE:

  • Omosessuali moderni. Gay e lesbiche in Italia” – Barbagli M., Colombo A. – 2001

  • Gay e AIDS in Italia. Stili di vita sessuale, strategie di protezione e rappresentazioni del rischio” – Colombo A. – 2000 – ed. Il Mulino

  • Le rappresentazioni dell’omosessualità nelle scienze della salute mentale: da patologia a disposizione erotico-affettiva” – Graglia M. – 2001

  • L’offesa peggiore. L’atteggiamento verso l’omosessualità: nuovi approcci psicologici ed educativi” – Pietrantoni L. – 1999

  • Psicoterapia e omosessualità” – Graglia M. – 2009 – Carocci Editore

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