Comitato territoriale Arcigay delle Provincie di Vercelli e Biella

non-finche-vivoSegnaliamo la traduzione della raccolta delle poesie inedite di Allen Ginsberg,

“Non finché vivo. Poesie inedite 1942 – 1 996”,

pp. 240, € 28,00;
Il Saggiatore editore, 2017.

Per cinquant’anni – da quando era un ragazzo fino a pochi giorni prima di morire, nell’aprile del 1997 – Allen Ginsberg non ha mai smesso di scrivere. La sua opera è un unico, ininterrotto flusso d’inchiostro che scorre in opere come Urlo, Kaddish e La caduta dell’America, riversandosi con la stessa forza anche in una produzione intensa e fino a oggi introvabile, affidata a riviste, fogli di protesta, reading improvvisati e lettere ad amici come Jack Kerouac e Gary Snyder. Poesie scritte di giorno e di notte, a casa, a bordo di un aereo, in Cina o in Colorado, a Parigi o a Lima: “Non finché vivo” raccoglie per la prima volta questi testi, inediti in Italia, componendo un’impetuosa autobiografia letteraria, un’intera vita in versi intesa come «Acuta percezione della mia presenza nel grande / Essere armonioso».
Lo sguardo talmudico e beat, buddhista e whitmaniano di Ginsberg si posa con vorace inquietudine sulle violenze della polizia e l’oppressione politica; si allarga sulle vastità dell’America in toni epici e visionari; ripiega nei ricordi struggenti dell’infanzia in New Jersey; resta ipnotizzato dalla fiamma della candela che lo accompagna nella veglia mentre il padre, appena morto, trascorre la prima notte nella sua «nuova eternità». Il suo profondo senso dell’amicizia nutre poesie come quelle in memoria di Carl Solomon, il dedicatario di Urlo; la sua lingua proteiforme, ironica e allucinata precipita nell’angoscia dei paesaggi metropolitani o si fa rapire dalla sensualità di corpi che insieme si muovono, «invisibilmente sognando».
A vent’anni dalla morte di Allen Ginsberg, il Saggiatore propone per la prima volta ai lettori italiani una raccolta indispensabile, testimonianza unica di uno dei maggiori poeti del Novecento, capace di vivere il proprio tempo e di trascenderlo in versi in cui la realtà finisce per deflagrare nell’incanto della materia, guidato dalla consapevolezza che «La luna nella goccia di rugiada è quella vera / La luna in cielo è illusione».

http://www.ilsaggiatore.com/argomenti/poesia/9788842822981/non-finche-vivo/

allen_ginsberg_und_peter_orlowski_armIrwin Allen Ginsberg (Newark, 3 giugno 1926 – New York, 5 aprile 1997) è stato un poeta statunitense.
La poesia di Ginsberg venne fortemente influenzata dal modernismo, dal ritmo e dalle cadenze del jazz, dalla sua fede Buddhista e dal suo retroterra Ebraico. Inoltre, Ginsberg formò un ponte ideale tra il movimento beat degli anni cinquanta e gli Hippy degli anni sessanta, stringendo amicizia con William Burroughs, Jack Kerouac, Neal Cassady e Bob Dylan, tra gli altri. L’amicizia con William Burroughs fu notoriamente e dichiaratamente omosessuale.
Il suo lavoro principale, “Urlo” (Howl), ispirato e scritto principalmente durante visioni indotte dal peyote, venne considerato scandaloso all’epoca della sua pubblicazione a causa della crudezza del linguaggio, che era spesso esplicito. Nel componimento, che risente dell’influenza di Whitman ed è scritto con un verso ritmato che ha la cadenza della lingua parlata, il poeta rivive le sue crude esperienze, dal ricovero in un ospedale psichiatrico, all’uso delle droghe e all’omosessualità. Tra le altre opere principali di Ginsberg troviamo “Kaddish”, una meditazione sulla morte di sua madre, Naomi Ginsberg (questa scritta sotto l’effetto di anfetamine), “Hadda be Playin’ on a Jukebox”, un poema che ruota attorno a eventi degli anni sessanta e settanta, “Plutonian Ode”, poema contro gli armamenti nucleari, “Empty mirror” (Lo specchio vuoto) del 1961.
Negli anni settanta, consapevole della devastazione che conduceva l’imperialismo americano, scrisse “The fall of America” (La caduta dell’America) e, dopo un deciso rifiuto nei confronti della società occidentale, si convertì al buddhismo e nel 1978 scrisse “Mind breaths” (Respiri mentali) dove espresse la sua lotta interiore.
Nel 1954 Ginsberg incontrò a San Francisco Peter Orlovsky del quale si innamorò e col quale trascorse l’intera esistenza.

https://it.wikipedia.org/wiki/Allen_Ginsberg

 

 

 

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