Comitato territoriale Arcigay delle Provincie di Vercelli e Biella

DSC_7069Pubblichiamo un articolo della nostra Presidente, Laura Leone, sul tema del contrasto al bullismo informatico.

Nell’era della tecnologia e dei “social network” la comunicazione non conosce più limiti, nel bene e nel male. Perché se è vero che si ha la possibilità illimitata, con qualsiasi mezzo e in qualsiasi posto, di entrare in contatto con chiunque, è altrettanto vero che spesso si rischia di trovarsi in situazioni troppo grandi da gestire e da poter fermare. Se si pensa ad esempio al bullismo, si può facilmente immaginare come possano essere devastanti questi mezzi: la bravata, lo scherzo troppo spinto, le battute, le minacce fino a qualche tempo fa restavano nella cerchia dei protagonisti di tali situazioni e quindi abbastanza controllabili. Adesso invece, nel giro di pochi minuti, questi fatti diventano di pubblico dominio grazie proprio a internet. Il cyberbullismo è un fenomeno molto grave perché in pochissimo tempo le vittime possono vedere la propria reputazione danneggiata in una comunità molto ampia, anche perché i contenuti, una volta pubblicati, possono riapparire a più riprese in luoghi diversi. Spesso i genitori e gli insegnanti ne rimangono a lungo all’oscuro, perché non hanno accesso alla comunicazione in rete degli adolescenti. Pertanto può essere necessario molto tempo prima che un caso venga alla luce. Ed è così che, tramite un post, una foto, un video (immagini che la vittima aveva messo in rete precedentemente o che aveva mandato a un amico, file modificati tramite Photoshop o simili, video o foto scattati nella vita reale per immortalare un “gesto goliardico”), si diventa lo zimbello di tutti, il bersaglio facile, quello/a da mettere alla gogna in pubblica piazza e non sono sufficienti tutti i provvedimenti, anche penali, di questo mondo per cancellare la vergogna, la rabbia e la sofferenza dal cuore di queste vittime, che nella maggior parte dei casi non raggiungono i venti anni d’età. Non tutti sono abbastanza corazzati da riuscire a reagire o a restarne immuni, questa è la legge della rete: chi lo è sopravvive e chi no soccombe, in molti casi nel vero senso della parola. Purtroppo la cronaca, troppo spesso negli ultimi anni, ci racconta di queste anime sensibili che non reggono, che vengono schiacciate dal peso di parole pronunciate senza pensare alle conseguenze. Come il bullismo tradizionale, il cyber bullismo può essere molto dannoso per il benessere e la salute mentale dei giovani. Il malessere viene spesso espresso tramite stati di ansia, bassa concentrazione, basso rendimento scolastico e può sfociare in comportamenti più gravi come depressione, isolamento e tentativi di suicidio che molte volte vanno purtroppo a buon fine. Chi si imbatte in rete in una foto imbarazzante di un compagno/a di classe e la diffonde, senza pensarci su, si rende artefice di mobbing anche senza volerlo, e se lo fa coscientemente, ancora peggio! Il mobbing non è cosa da poco e può essere paragonato a una rissa: se si è in cinque o in sei, è facile sopraffare una persona sola. Ciò non è una dimostrazione di forza, ma è una terribile azione di violenza. Tutto quello che si fa in un gruppo e proteggendosi con la forza del gruppo è un atto di viltà. Inoltre la possibilità di aprire un account con un falso profilo da una qualunque piattaforma rende impossibile identificare il colpevole. La vittima a volte non sa da chi viene attaccata, e questa sensazione di incertezza è davvero straziante. Come detto prima i principali protagonisti di questo fenomeno sono gli adolescenti, i maggiori utenti della rete. Chiaramente non si può sempre tenere sotto controllo i propri figli, anche perché in alcuni casi si potrebbe ottenere l’effetto contrario, ma si può sicuramente cercare di prevenire l’insorgere di tali situazioni, instaurando con loro una comunicazione improntata alla fiducia, interessandosi a come utilizzano i media e discutendo con loro di questo fenomeno. È importante far capire che si deve trattare i dati e i fatti privati altrui con la stessa sensibilità e accortezza usata per i propri e stimolare in loro un’empatia con chi è già stato protagonista di questi episodi. Fate riflettere vostro/a figlio/a su cosa farebbe e come si sentirebbe se qualcuno lo/la vessasse su Internet o tramite il cellulare. Oltre a insegnar loro a rispettare il privato di ogni persona, è fondamentale educare alle differenze. In molti di questi casi la causa scatenante del bullismo è la discriminazione. Può essere per motivi di etnia, estrazione sociale, orientamento sessuale, disabilità fisica ecc. In relazione alle tematiche trattate dalla nostra associazione, la discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere nel cyber bullismo è estremamente pericolosa, in quanto rivela una parte molto delicata della vita privata di una persona, che non sempre è nota. Il coming out è qualcosa che si raggiunge al termine ( o all’inizio ) di un percorso e solo i diretti interessati hanno il diritto di scegliere se, quando, come e con chi dichiararsi. Rendere pubblica un’informazione così riservata può creare danni inimmaginabili. Provate a pensare se un adolescente decide di non dichiararsi perché i genitori hanno mostrato più volte astio o, peggio ancora, odio verso le persone omosessuali. Supponiamo che questo/a ragazzo/a sia già alle prese con una difficile accettazione di se stesso/a, oppure se nel luogo dove lavora ha sentito ripetute battute o espressioni omofobe. Raccontare la storia di chiunque contro la sua volontà può mettere in condizioni di estrema difficoltà o addirittura di pericolo. E molte volte queste persone non reggono il peso della pressione, troppo spesso compiono gesti estremi per liberarsi dalla vergogna e dagli attacchi. Qualche settimana fa un ragazzo della provincia di Siracusa si è tolto la vita impiccandosi. Era solo un 16enne e come tutti i suoi coetanei avrebbe dovuto “spaccare” il mondo conquistando e realizzando i suoi sogni di adolescente. Avrebbe dovuto vivere con spensieratezza i suoi 16 anni senza vedere come un problema il suo orientamento sessuale, ma le continue vessazioni ricevute sui social network lo hanno portato a prendere questa drastica e terribile decisione. Preso di mira perché gay, non ce l’ha fatta, ha solo trovato la forza di stringersi una corda intorno al collo e uscire così di scena, la scena della vita che per lui, come per molti altri, era iniziata da pochissimo. Poco importa se la sua omosessualità fosse certa o presunta, tanto è bastato per iniziare a perseguitarlo, insultarlo, additarlo. Di recente è accaduto, nella provincia di Vercelli, un caso di bullismo. In questo caso la persona presa di mira probabilmente aveva “la colpa”di essere timido, di avere un carattere chiuso. Atti di bullismo e scherzi sempre più pesanti, come chiuderlo in un bidone dell’immondizia, fotografarlo e pubblicare l’immagine su Facebook hanno causato in lui una forte depressione che lo ha portato all’estremo gesto. Le motivazioni quindi possono essere diverse, ma le conseguenze sono tutte ugualmente pericolose ed è quindi necessario cercare di prevenire l’insorgere di queste situazioni attraverso l’educazione al rispetto, alla diversità e all’inclusione, sia da parte della famiglia che nelle scuole, iniziando dai primi gradi scolastici, perché l’età dei suicidi si sta abbassando sempre più. È bene ricordarsi che domani potrebbe essere vostro figlio o vostra figlia “la grassona”, “il marocchino”, ”la sfigata” o “il finocchio” da bersagliare e colpire senza nessuna pietà.

11034633_10206339448628920_1162400184_oLaura Leone, Presidente di
Arcigay “Rainbow” Valsesia – Vercelli

Articolo pubblicato su Vercelli.Oggi.it :

http://www.vercellioggi.it/dett_news.asp?titolo=VERCELLI_-_Cyberbullismo__una_piaga_pericolosa__che_mette_a_rischio_soprattutto_i_soggetti_pi%F9_deboli_-_Mai_abbassare_la_guardia%3A_genitori__scuola__forze_dell%92Ordine&id=64474&id_localita=2

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