Comitato territoriale Arcigay delle Provincie di Vercelli e Biella

Archivio per marzo, 2015

Segnalazione: Samuele Cafasso – “Figli dell’arcobaleno”

5ad682c5808a32552420333f88d9b36b_w600_h_mw_mh_cs_cx_cySegnaliamo il saggio di Samuele Cafasso con prefazione di Giuseppe Civati,

“Figli dell’arcobaleno. Madri lesbiche, padri gay, diritti negati in Italia”

pp. X-118, € 18,00
Donzelli Editore, 2014

Ogni sera, in Italia, prima di andare a letto ci sono bambini che danno il bacio della buonanotte a due papà o a due mamme. I gay e le lesbiche stanno mettendo su famiglia anche nel nostro paese, nonostante uno Stato quasi sempre indifferente, talvolta ostile. In queste famiglie uno dei due genitori per la legge italiana non esiste, la sua iscrizione all’anagrafe è vietata perché «contraria all’ordine pubblico». Non sempre le scuole sono pronte ad accogliere i bambini, nonostante la buona volontà degli insegnanti. La politica considera la vita di queste persone un campo di battaglia per raccogliere facili voti, anche a costo di seminare odio negando che gay e lesbiche con figli possano dirsi famiglie. Famiglie che, come tutte, hanno bisogno di tutele e riconoscimenti. Questo libro racconta la storia e le storie, pubblica e private, di questi fratellastri d’Italia discriminati – combattivi eppure serenamente convinti che anche nel nostro paese il vento stia cambiando e che i loro bambini non dovranno essere più cittadini di serie B. Le storie dellSamuele Cafasso ha studiato comunicazione e giornalismo all’Università Iulm di Milano e oggi vive a Genova, la città in cui è cresciuto e dove scrive di economia e portualità per il quotidiano «Il Secolo XIX» dal 2005.e Famiglie arcobaleno – così hanno scelto di chiamarsi – sono storie di viaggi all’estero per concepire i propri figli grazie a tecniche di fecondazione artificiale qui vietate. Sono storie fatte di libri di fiabe un po’ speciali, di battaglie nei tribunali, di muri di gomma della politica e marce ai Gay Pride spingendo i passeggini e con in mano i biberon al posto delle bandiere. Sono le storie dei dubbi e delle paure, ma anche delle gioie, di chi è diventato padre e madre quando tutto e tutti dicevano che sarebbe andata diversamente. Sono storie – come dice nella prefazione Pippo Civati – fatte «per superare l’ignoranza. E l’ipocrisia». Storie di famiglie che, anche senza riconoscimento da parte dello Stato, sanno di essere come tutte le altre. Perché, come racconta mamma Tina, «se non hai mostri dentro di te, i mostri non li vedi».

http://genova.repubblica.it/cronaca/2014/12/02/news/due_mamme_o_due_pap_per_i_figli_dell_arcobaleno-101968028/

http://www.ibercampus.it/samuele-cafasso-figli-dellarcobaleno-2060.htm

6232f29082a931771460a9b2bf019090_w250_h_mw_mh_cs_cx_cySamuele Cafasso ha studiato comunicazione e giornalismo all’Università Iulm di Milano e oggi vive a Genova, la città in cui è cresciuto e dove scrive di economia e portualità per il quotidiano «Il Secolo XIX» dal 2005.

http://www.donzelli.it/libro/9788868431358

https://it-it.facebook.com/samuele.cafasso

L’omofobia su Facebook: la condanna della nostra Presidente

Con profondo rammarico e tristezza non trovo le parole adatte per commentare gli insulti che il nostro amico Federico ha ricevuto su Facebook solo perché ha pubblicato una foto che lo ritrae vestito da drag-queen in occasione della spettacolo che abbiamo organizzato per festeggiare il quarto compleanno della nostra Associazione.

E mi dico che ci sono motivi davvero seri e urgenti per portare avanti le nostre campagne di sensibilizzazione…

Però che tristezza e che povertà da arricchire abbiamo di fronte!

Certo, il nostro impegno ha portato qualche frutto importante, ma quando leggo ciò che succede intorno a noi, ad esempio sui “social networks”, credetemi mi rendo conto di quanta illogicità abbiano l’ignoranza e la fobia verso ciò che sentiamo diverso solo per i pregiudizi che ci hanno imposto.

Mi chiedo ad esempio quando la smetteremo di scandalizzarci per un bacio e quando invece reagiremo in maniera così decisa di fronte ai problemi reali, alle atrocità, alle brutture, all’impoverimento culturale e sociale, alla mancanza di diritti che ci tocca e toccherà tutt* in molti settori della nostra vita?

Mi chiedo anche quando la smetteremo di irrigidirci e seccarci al sole (per essere educata) di fronte ai sentimenti e all’amore e quando invece prenderemo coscienza di ciò che veramente siamo e dovremmo sempre essere: esseri umani con un cuore che ha la facoltà di innamorarsi di uomini o di donne?

Mi chiedo allora quando potremo finalmente smettere di lottare per delle cose che dovrebbero già essere ovvie per tutt* e quando veramente inizieremo a capirci e aiutarci?

Me lo chiedo tante volte e comincio realmente a capire che è sempre più necessario impegnarci tutt* in questa battaglia culturale e civile che dovrebbe oramai essere vinta.

E allora dico ai cosiddetti eterosessuali che la devono smettere di rovinare la reputazione a tutta la “categoria” (visto che ad alcun* piace dividere il mondo per categorie), perpetrando le loro cattiverie ai danni di persone uguali a loro, persone che come loro amano, lavorano, si divertono, piangono, ridono, vanno al gabinetto, giocano, scopano in tutti i sensi del termine, fanno sport, mangiano, si ammalano, si disperano, muoiono o diventan vecch* sol* o insieme…

Basta!

Per ora scrivo solo questo… e non mi scuso se ho urtato la suscettibilità di qualcun*, perché dire quel che ho detto, non è offendere l’umanità.

11034633_10206339448628920_1162400184_oAnita Sterna, Presidente di
Arcigay “Rainbow” Valsesia Vercelli

Segnalazione: Aldo Busi – “Vacche amiche (un’autobiografia non autorizzata)”

UnknownSegnaliamo l’ultimo romanzo di Aldo Busi,

“Vacche amiche (un’autobiografia non autorizzata)”,

pp. 177, € 15,00;
Marsilio Editore, 2015.

Chi altri avrebbe osato scrivere la sua “autobiografia non autorizzata”, offrendola spericolatamente in pasto al mondo in una lingua affabulatoria, epigrammatica, sincopata, di un’eleganza senza pari e di un’oscenità scatenata e al contempo scanzonata? Aldo Busi compie qui un viaggio che riconduce al punto di partenza, secondo un percorso circolare nel quale nulla accade perché tutto è già accaduto e non resta che prendere atto della verità così come la scrittura la riconosce, la indaga e la costringe a uscire allo scoperto, attraverso lo smascheramento spietato dell’imperfetta menzogna coltivata per tutta una vita da personaggi della piccola, media e grande borghesia, ordinari incantatori che vorrebbero sottrarsi e restare misteriosi ma finiscono per venire centrifugati in questo potente caleidoscopio delle umane vanità, cui non sfugge nemmeno chi ne scrive per chiamarsene fuori. Ancora una volta lo scrittore ci coglie di sorpresa avventurandosi in zone fra le meno seriamente esplorate dei rapporti tra uomini e donne, come quella dell’omosessuale innamorato di alcune elette e dannate a non averlo e a non farsi avere, pena il perderlo e con lui perdere l’occasione politica e rivoluzionaria per eccellenza che manca alle donne, l’amore ad armi pari con un uomo: un’amicizia di disinteressata e leale passione. Testo drammatico senza averne né l’aria né gli artifici, a tratti insospettabilmente romantico fino alle lacrime, più spesso esilarante fino alla risata irrefrenabile…

UnknownAldo Busi è nato il 25 febbraio 1948 a Montichiari, dove ha mantenuto la residenza fiscale.

“…se qualcuno scrivesse le cose che io scrivo su di me, gli manderei un killer, altro che querele. A rileggerle ne sono rimasto inorridito, ma dovevo farlo. Non è che io sia spinto dal dovere, è che quando scrivo divento terzo al mondo, e anche a me stesso. Non ho limiti, se non il senso della letteratura, cioè della forma. Per questo non accetto censure… Infatti l’autobiografia non l’ho mica autorizzata”

http://archiviostorico.corriere.it/2015/marzo/18/Busi_sfida_morale_Con_stile_co_0_20150318_aeace1dc-cd3c-11e4-bbad-28fc4aaf2e1a.shtml

http://www.repubblica.it/cultura/2015/03/16/news/aldo_busi_vi_racconto_le_mie_donne_traditrici_-109609101/

“Codice Donna”, conferenza a Borgosesia – 19 marzo 2015

marzo_in_rosa_2015Vi ricordiamo una interessante conferenza nell’ambito delle iniziative per il “Marzo in Rosa” organizzate a Borgosesia:

“CODICE DONNA”

giovedì 19 marzo 2015
ore 21:00

presso il
Teatro Pro Loco
in via Sesone, 8 a Borgosesia (Vc)

Relatrici le Dott.sse Maria Scatolini e Monica Brillo e l’Ostetrica Sara Groen.

Non mancate!

“Giornata della memoria delle vittime delle mafie”: fiaccolata di Libera\ Presidio “Rocco Chinnici” – Borgosesia, 20 marzo 2015

imagesIn occasione della XX “Giornata della Memoria e dell’ Impegno in Ricordo delle Vittime delle Mafie” Arcigay “Rainbow” Valsesia-Vercelli è stata invitata e a sua volta invita tutt* a partecipare alla fiaccolata organizzara da Libera – Presidio “Rocco Chinnici”.

Venerdì 20 marzo 2015
ore 20:45

  Partenza da
Piazza Mazzini, Borgosesia (Vc)

La fiaccolata raggiungerà il Santuario di Sant’Anna.

Durante il percorso verranno letti i nomi delle vittime delle mafie e a fine serata ci saranno letture e interventi per riflettere insieme sull’importanza della memoria e la necessità di un impegno civile e sociale.

Segnalazione: Mario Gelardi – “19842014”

copertina_1984-copiaSegnaliamo il progetto fotografico di Mario Gelardi

“19842014. Volti e storie di trent’anni di lotte a Napoli per i diritti LGBT”

Formato Kindle, € 3,99;
Caracò Editore, 2014.

Un racconto fatto per immagini che vuole ricordare alcuni protagonisti della lotta per i diritti della comunità lgbt di Napoli. Non si tratta solo di un libro/catalogo fotografico, della mostra fotografica, realizzata con il patrocinio di Arcigay Napoli, che nasce in occasione del trentennale del comitato Antinoo di Napoli, primo comitato arcigay del sud e secondo in Italia.

I protagonisti dei ritratti di Mario Gelardi sono: Roberto Azzurro, Fortunato Calvino, L.R. Carrino, Luciano Correale, Daniela Falanga. Claudio Finelli, , Myriam Lattanzio, Marialuisa Mazzarella, Luca Mercogliano, il guppo di NPS Network Persone Sieropositive, Diego Nuzzo, la squadra di calcio de i Pochos, Loredana Rossi, Antonello Sannino , Eduardo Savarese, Paolo Valerio.

“Ho deciso di intraprendere questo viaggio umano, di scrivere questo racconto fotografico, per narrare soprattutto le persone che in questi ultimi anni ho avuto la possibilità di conoscere. Ho voluto fermare in una fotografia uno sguardo, un sorriso, la libertà e la coscienza di essere se stessi, soprattutto per raccontare un tempo “presente”, il nostro 2014, e capire a che tappa del percorso siamo relativamente alle battaglie in cui il mondo lgbt è coinvolto per il riconoscimento dei propri diritti. Alcuni dei protagonisti delle foto fanno ormai parte del mio mondo emotivo e fotografarle è stato anche un modo per ringraziare chi ha dato voce anche a chi una voce non ha avuto. Questo è il risultato del mio sguardo, che essendo personale potrebbe apparire parziale, ma è solo il punto di vista di un narratore che, per la prima volta, ha scelto di usare la fotografia come mezzo del suo racconto. Ogni soggetto ha scelto un luogo della città di Napoli che in qualche modo lo rappresentasse, e che fosse in qualche modo simbolico.”

Mario Gelardi

http://www.caraco.it/site/2014/07/13/19842014-volti-e-storie-di-30-anni-di-lotte-per-i-diritti-lgbt-a-napoli/

Mario_gelardiMario Geraldi è un esponente del teatro civile italiano, racconta storie a partire da testimonianze, da memorie, da fatti realmente accaduti, ma lo fa attraverso una ben connotata specificità teatrale con la quale costruisce le sue messe in scena e parte dall’esigenza come individuo, di raccontare la sua terra e quello che lo circonda: «Fondamentale è stato l’incontro con Roberto Saviano: la mia identità di autore di teatro civile si è profondamente radicata attraverso lo scambio umano e culturale che abbiamo. Io credo che a volte occuparsi di alcuni argomenti, nel mio caso la camorra, la pedofilia in ambito ecclesiastico, la morte di Pasolini o il terrorismo, diventa un modo di fare teatro politico”.

http://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Gelardi

“La formazione dell’identità sessuale”: cronaca della serata

serata-su-identità-sessualePubblichiamo un articolo del nostro Giacomo sull’incontro di ieri al Circolo “Santa Cruz” Borgomanero.

Che cosa vuol dire essere maschio, e che cosa vuol dire essere femmina? Come mai esistono uomini effeminati e donne mascoline? Che cosa fare con i bambini a cui piacciono le bambole o con le bambine che adorano giocare a calcio? Tra le domande più in voga nel nostro tempo figurano i dubbi e i quesiti sull’identità sessuale e l’identità di genere. A molti di questi dubbi, in modo necessariamente succinto, ma stimolante, ha dato una risposta la serata di giovedì 12 al Circolo “Santa Cruz” di Borgomanero che ha visto la dottoressa Patrizia Cammarota, psicologa e psicoterapeuta specialista in disforia di genere, tenere una vivace conferenza sulle suddette tematiche, organizzata da Arcigay “Nuovi Colori” Verbania e Arcigay “Rainbow” Valsesia e Vercelli. Partendo da un monologo di Luciana Littizzetto abbiamo cominciato con un po’ di umorismo a esplorare le differenze tra donne e uomini sulla base delle abitudini e dei comportamenti, in parte innati (ma mai esclusivamente maschili o esclusivamente femminili) e per la maggior parte frutto di condizionamenti tradizionali e culturali. Abbiamo proseguito ricordando (o scoprendo) quanto possono essere pesanti i condizionamenti e i preconcetti di genere soprattutto nei bambini e nei giovanissimi: chi di noi, di fronte a un maschietto che pretende di usare il rossetto della mamma, glielo darebbe a cuor leggero, oppure regalerebbe un bel pallone a una femminuccia? Gli stereotipi di genere, fortissimi nell’immaginario collettivo fino a poco tempo fa, stanno ora cedendo terreno di fronte alle nuove ricerche nel campo della psicologia. Il cervello maschile e quello femminile non sono esattamente uguali (ce lo dice la neurologia), ma molti uomini hanno tratti caratteriali femminili come molte donne eccellono in campi considerati tipicamente maschili. L’esperienza della dottoressa Cammarota ci ha fatto intravedere come la scoperta della propria autentica identità, sessuale e di genere, possa essere per i giovanissimi un momento critico ma anche la porta a una rinnovata visione di se stessi.

Da qui siamo passati a esplorare la relazione tra identità di genere (il sentirsi uomo o donna), il ruolo di genere (l’essere percepito/a uomo o donna in base all’aspetto esteriore) e l’orientamento sessuale. Ogni essere umano si trova, a ognuno di questi tre livelli, in un certo punto della linea immaginaria (il continuum) che sta tra le due polarità (uomo/donna, maschile/femminile, omosessuale/etero); i tipi puri non esistono. I tre livelli sono indipendenti: una persona può essere percepita come donna ma sentirsi uomo, senza per questo essere attratta dalle donne. Tutto questo è stato affrontato in maniera sintetica, ma completa e precisa dalla dottoressa Cammarota, notevole per competenza e verve, che nota subito chi sta sbadigliando e ci tiene a far alzare la manina al pubblico per un veloce sondaggio; c’è stata anche occasione di far notare come, dopo una giornata professionale dedicata in gran parte al sesso, una psicologa si possa sentire piuttosto “caricata” (e il marito non sempre apprezza, non è dato sapere perché). La cornice umoristica è stata arricchita da un fedele seguace delle serate LGBT al “Santa Cruz”, che ha tenuto a partecipare al dibattito pur non essendo in condizioni di “spirito” adeguate (una delle poche parole che siamo riusciti a comprendere era “Amintore Fanfani”, cosa che ha scatenato vieppiù l’ilarità).

Al di là delle battute, la serata è stata seguita con estrema attenzione e le domande del pubblico sono lì a testimoniarlo: chi ha voluto sapere come entra il desiderio di maternità/paternità nell’identità di genere, permettendo di accennare alla questione, delicata per molte donne, della sterilità e della sua crescente incidenza, chi ha voluto delucidazioni, da psicanalista, su aspetti più tecnici e professionali. Forse, anzi senza dubbio, è un argomento troppo vasto per essere esaurito in due ore di dialogo. L’auspicio è di proseguire con serate culturali di questo tipo e di approfondire sempre di più argomenti che vanno a toccare la vita di moltissimi nostri contemporanei: la fame autentica di sapere è così, più viene saziata più cresce. Alla fine della conferenza c’è stata anche l’occasione di firmare a far firmare una petizione a sostegno dei progetti di educazione al rispetto delle differenti identità di genere e orientamenti sessuali nelle scuole:

http://www.agedonazionale.org/2015/02/17/petizione-stop-allomofobia-scuola-nessuno-e-uguale-tutti-uguali/

Un momento di chiacchiere attorno a una birra ha concluso una serata nella quale forse qualcuno è venuto a contatto con argomenti del tutto nuovi: un’occasione per riflettere sul mondo in cui viviamo e sui nuovi problemi che pone.

Giacomo Tessaro

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