Comitato territoriale Arcigay delle Provincie di Vercelli e Biella

1969321_10205242777579161_5779628836460261406_nPubblichiamo un articolo del nostro Giacomo, che ringraziamo, a commento della serata all’Hotel Garden di Borgosesia.

In una sala piena di pubblico interessato e partecipe si è svolto l’ultimo appuntamento culturale e informativo di Arcigay “Rainbow”: “Scopri l’amore e fallo conoscere al mondo”. Per me è stata l’occasione di ascoltare la viva voce degli attivisti e dei simpatizzanti LGBT della provincia, persone che conosco più che altro solo di nome; per gli attivisti è stata l’occasione di farsi conoscere da un ambiente spesso chiuso e poco partecipe come quello valsesiano, l’occasione di coltivare o scoprire il piacere di raccontarsi e di riannodare le amicizie createsi grazie all’associazione Rainbow.

Con l’introduzione e la moderazione a cura di Anita e Laura e dopo la visione di un breve video in cui si potevano ascoltare alcune persone molto poco informate sulla realtà LGBT (video che ha scatenato alcune reazioni ironiche in sala), si sono alternati/e di fronte alla platea numerosi/e testimoni della vita vissuta dalle persone LGBT. Stefano ci ha raccontato con grande verve la sua esperienza di bambino e adolescente segnato a dito dai suoi compagni di scuola come “finocchio” fin dalla prima media; una prova da cui è uscito con aumentata consapevolezza e voglia di vivere la vita al di fuori dei presunti schemi del “maschio come si deve” e che lo ha portato ad essere attivista LGBT. Anche Filippo ha narrato in breve la sua vita di giovane uomo caratterizzato fin da piccolo da questa “diversità” tanto più evidente nel piccolo paese in cui è cresciuto e all’interno della famiglia, che peraltro l’ha sempre accettato e sostenuto. Tamara, non abituata a parlare in pubblico, ha voluto leggere la sua testimonianza che aveva preparato in precedenza, nella quale descrive con semplicità il suo vissuto di ragazzina, poi donna che scopre, dopo un lungo percorso, il suo essere lesbica. La testimonianza che mi ha colpito di più è stata quella di Sissi, transgender genovese, che con grande intensità, con uno humour sotto a cui si intuisce un intenso travaglio interiore e la lotta con l’ambiente esterno, ha raccontato a lungo della realtà transgender della sua città, della scoperta del suo essere donna in un corpo maschile, delle reazioni della gente, dei gruppi di auto-mutuo aiuto con i loro contatti in ambiente medico: esperienze in gran parte assai poco positive, ma che non hanno fatto demordere Sissi nel suo cammino verso l’autenticità, verso l’essere se stessa, senza rinnegare la rabbia ma utilizzandola per costruirsi un futuro positivo e più sereno.

Abbiamo poi fatto la conoscenza di Vanda Aiazza, madre di un giovanissimo ragazzo gay, che di fronte a una “cosa” che in molti genitori scatena reazioni irrazionali, ha saputo vedere il buono e il giusto, ha saputo aiutarlo a guardare in se stesso e fargli trovare la sua strada. Un altro pezzo della vita dei giovani LGBT locali ci viene rivelato da Federico, che con umorismo e grande grinta ha saputo mettere in riga alcune compagne di scuola che lo deridevano e che molto presto si è confidato con i genitori a proposito della sua omosessualità. Anche lui oggi, dopo aver raggiunto una nuova consapevolezza, è attivo nell’associazione Rainbow. Ultime sono arrivate le testimonianze di Enrico Mora, in arte Raffaella Scarramba, drag queen “in borghese”, e di Giovanni Siniscalco, attore di teatro, che hanno svelato la loro realtà di uomini di spettacolo, le reazioni che le drag queen suscitano nel pubblico e le loro esperienze di uomini gay. “Un ricordo fisso nella mia mente è la nevicata del 1985 e il sasso nascosto nella palla di neve che mi hanno tirato sulla schiena”; così esordisce Siniscalco, ma la memoria negativa del tempo della giovinezza può mutarsi, in età matura, in un nuovo e più autentico rapporto con sé e con gli altri.

Tante storie che, anche se emerge il dolore dell’incomprensione e del rifiuto (soprattutto nella testimonianza di Sissi), sono disseminate di ottimismo e di gioia per il privilegio di poter confidare la propria identità e il proprio essere più profondi alle persone care, e di poter raccontarsi senza timori di fronte a un pubblico. Dopo queste vite vissute c’è stato il tempo di fare alcune domande e commenti per chi ancora non conosce il lavoro dell’associazione Rainbow. Pensiamo che nel nostro territorio ci sia un grande bisogno di informazione e cultura riguardo alle tematiche della sessualità e dell’identità di genere: il nostro auspicio è di essere sempre più utili e di raggiungere il maggior numero di persone con il nostro sforzo e l’aiuto dei volontari. Fare cultura LGBT, ecco il compito che il nostro tempo assegna a molti delle generazioni più giovani.

Giacomo Tessaro

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