Comitato territoriale Arcigay delle Provincie di Vercelli e Biella

Archivio per dicembre, 2014

Un anno con Arcigay “Rainbow”… 2014

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Segnalazione: Rasmus Rahbek Simonsen – “Manifesto Queer Vegan”

1414745977copertina QUEERGrazie al nostro Mauro, che ringraziamo molto, segnaliamo il saggio di Rasmus Rahbek Simonsen,

“Manifesto Queer Vegan”,

pp. 96, € 10,00;
Ortica Editrice, 2014.

Che cosa significa dichiararsi vegano? In che modo il passaggio da una dieta carnivora a una vegana influisce sul senso della propria identità? Esistono tradizioni e convenzioni stabilite da lungo tempo che determinano ciò che mangiamo e come mangiamo. Il veganismo pone in questione nozioni preconcette su che cosa sia una dieta “appropriata” e su come si debba vivere nelle società liberali occidentali contemporanee. Il veganismo si oppone alle caratteristiche fondamentali del modo in cui agiamo. Sfida il nostro sé.

http://www.academia.edu/1999206/A_Queer_Vegan_Manifesto

http://www.intersexioni.it/mettere-a-frutto-il-potenziale-queer-del-veganesimo/

foto SimonsenRasmus R. Simonsen, docente presso la Western University in Canada; attivista animalista; autore di saggi sul veganismo e sulla liberazione animale. Vive a London, nell’Ontario, con la sua compagna e il suo gatto.

http://www.orticaeditrice.it/autori.php?id=33

Buone Feste da Arcigay “Rainbow”!

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A tutte le nostre magnifiche volontarie e volontari, a tutte le nostre iscritte e iscritti che ci sostengono costantemente, a tutte le simpatizzanti e i simpatizzanti che ci seguono in tutte le nostre iniziative e a tutte le persone di buona volontà che sperano e si impegnano con noi per un anno 2015 più giusto e più felice per tutt*, con tanta gratitudine auguriamo di passare serenamente assieme alle persone che amano delle Buone Feste!

RAINBOW VALSESIAIl Direttivo di
Arcigay “Rainbow” Valsesia – Vercelli
Borgosesia, 24 dicembre 2014.

Comunicato: Arcigay Vicenza contro la “Festa della famiglia naturale” della Giunta Zaia

UnknownPubblichiamo un comunicato di Arcigay Vicenza

Lunedì 22 dicembre 2014

Festa della Famiglia Naturale, Arcigay Vicenza:
“IL VERO NEMICO DELLA FAMIGLIA SI CHIAMA GIUNTA ZAIA”.

In Italia è divenuta tristemente famosa l’istituzione della ‘Festa della Famiglia Naturale’ voluta dalla Giunta Zaia, un provvedimento inutile che ci riconduce al medioevo culturale e sociale.

È risaputo come la Famiglia sia una costruzione sociale, legale e normativa: il concetto di Famiglia, infatti, è mutato
nel corso dei secoli. Non a caso, sono mutati culturalmente i rapporti tra uomo e donna e tra genitori e figli.
Essendo oggi la famiglia fondata sull’affettività reciproca, sull’uguaglianza, sul rispetto e non necessariamente sulla
procreazione, perché voler anacronisticamente distinguere famiglie di serie A e di serie B?
La Lega Veneta, accantonando i rituali pagani che per anni l’hanno contraddistinta, rispolvera slogan da Ventennio nella speranza di celare la sua incapacità nel cogliere una società che cambia.
Basta una semplice visita in qualsiasi scuola della nostra Regione per avere prova di quanti possibili modelli di famiglia siano presenti nel Veneto oggi e come ciascuno di questi sia dignitoso e indispensabile al nostro tessuto sociale, economico e culturale.
Arcigay Vicenza riconosce nell’Assessore Donazzan e nella Consigliera Lazzarini un vero ostacolo al progresso civile e democratico della nostra società ed invita tutte le forze democratiche a farsi portatrici di quei valori che negli altri Paesi occidentali sono largamente condivisi e protetti.
Infine, un appello a tutti i cittadini: non abbiate paura a manifestare la vostra contrarietà al provvedimento voluto da questa Giunta, che non rappresenta la realtà del Veneto.

Mattia Stella
Presidente di Arcigay “15 GIUGNO” Vicenza

presidente@arcigayvicenza

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Segnalazione: Oscar Wilde – “Lettere”

UnknownSegnaliamo la nuova traduzione integrale a cura di Silvia De Laude e Luca Scarlini della corrispondenza di Oscar Wilde,

“Lettere”

pp. 1286, € 65;
Il Saggiatore Editore, 2014.

Se è vero che la vita va vissuta come un’opera d’arte, allora la vita che qui si racconta, attraverso lettere, biglietti, fitti scambi a stretto giro di posta, non è solo fulgida e avventurosa, o accorata e straziante come la più immortale delle tragedie, ma è anche e soprattutto una testimonianza letteraria fra le più alte e inconfondibili dell’Ottocento – e del Novecento, perché la voce di Oscar Wilde ha il potere incomparabile di farsi contemporanea a ogni epoca. Esteta, drammaturgo, poeta e romanziere, Wilde inizia a scrivere lettere quando, giovane talentuoso, frequenta uno dei più esclusivi college del paese; in seguito, è alle parole rivolte agli amici che affida l’ascesa vertiginosa del proprio astro – cene, feste, prime teatrali, articoli sui giornali – e il turbine rapinoso di scandali e polemiche che lo avvolge nel 1889, con l’uscita del “Ritratto di Dorian Gray” e l’incontro con Lord Alfred Douglas, il famigerato Bosie. All’approssimarsi del nuovo secolo, però, i toni mutano: da sfavillanti si fanno cupi, ombrosi. Sono gli anni del processo per oscenità, del carcere di Reading, del “De Profundis”. In edizione integrale italiana, “Le lettere” di Oscar Wilde – che il Saggiatore presenta in una traduzione inedita – non sono il semplice documento di una vita eccezionale, ma un monumento “più duraturo del bronzo” all’arte e alla bellezza, e alla verità che sempre si nasconde dietro i più elaborati artifici.

oscar_wildeOscar Fingal O’Flahertie Wills Wilde (Dublino, 1854 – Parigi, 1900) è stato uno scrittore, aforista, poeta, drammaturgo, giornalista e saggista irlandese.
Autore dalla scrittura apparentemente semplice e spontanea, ma sostanzialmente molto raffinata ed incline alla ricerca del bon mot, con uno stile talora sferzante e impertinente egli voleva risvegliare l’attenzione dei suoi lettori e invitarli alla riflessione. È noto soprattutto per l’uso frequente di aforismi e paradossi, per i quali è tuttora spesso citato.
L’episodio più notevole della sua vita, di cui si trova ampia traccia nelle cronache del tempo, fu il processo e la condanna a due anni di prigione a causa della sua omosessualità.
Molti i libri scritti sulle sue vicende e sulle sue opere, tra le quali, in particolare, i suoi testi teatrali, considerati dai critici dei capolavori del teatro dell’800.

http://it.wikipedia.org/wiki/Oscar_Wilde

Il mito di Joséphine Baker per il sogno e l’impegno.

Foto Red Card Spettacolo Josephine Baker Il Mio Cuore Batte Ancora-2Pubblichiamo la cronaca e le riflessioni del nostro Giacomo, che ringraziamo moltissimo per averle volute condividere con noi, suscitate  dalla serata dedicata alla figura e all’eredità di Joséphine Baker cui Arcigay “Rainbow” ha avuto il piacere di partecipare lo scorso 10 dicembre in occasione della “Giornata Mondiale dei Diritti dell’Uomo”.

Personalmente un mito come Joséphine Baker mi era totalmente sconosciuto. Non mi vergogno più di tanto a dirlo: il mondo della musica e dello spettacolo offre così tanto “materiale” per i gusti più disparati, la storia di queste discipline è così ricca che per forza uno come me, non musicista, non performer e non specialista, si perde qualcosa. Dopo alcune esitazioni (pensavo che la serata si tenesse in un locale, occasione quindi di apericena estranea al mio gusto) ho accettato l’invito dell’Arcigay ad assistere alla serata musicale creata da Maria Olivero (la seconda scoperta musicale della serata; per quanto riguarda il sottoscritto, naturalmente!) in occasione della “Giornata Internazionale dei Diritti Umani”: lo spettacolo sarà un’occasione per sensibilizzare il pubblico alla questione del lavoro minorile. Non appena mi incontro con la Presidente Anita per andare a Novara, mi viene proposto di essere parte attiva del recital: alcune persone del pubblico hanno l’incarico di leggere, dal palco, la traduzione italiana dei testi in inglese delle canzoni originali di Maria e del suo gruppo. Non ho mai pensato di “fare teatro” nel vero senso della parola ma, visto che so leggere ad alta voce in maniera più che dignitosa, ho deciso di buttarmi anche in questa esperienza, chissà che non porti frutto. Il nostro contributo si estende fino a portare in macchina con noi la musicista Giulia Riboli e la sua voluminosa attrezzatura da thereminista.

Il luogo dove si svolge il recital è una scuola media statale buia, sita in una via periferica piuttosto buia: l’unica luce che vediamo viene dalla palestra della scuola, dove stanno giocando a pallavolo. I musicisti si esibiranno in un auditorium che sembra anch’esso una specie di palestra con i gradoni per il pubblico, privo di riscaldamento per incuria del preside, ma il tutto paradossalmente contribuisce a rassicurarmi, a caricarmi e a farmi godere lo spettacolo come non mi succedeva da un pezzo. Osservo la preparazione degli artisti e l’arrivo del pubblico, tra cui amici e simpatizzanti di Arcigay “Rainbow”. L’ambiente è freddo, ma ha un che di intimo: forse il fatto che non siamo in un grande teatro contribuisce alla mia impressione di recita in famiglia. Io e Anita cerchiamo di prepararci alla nostra parte, ci diciamo che dobbiamo imparare a memoria i testi ma in realtà ci limitiamo a leggere e rileggere in silenzio, distratti dai nostri pensieri e dalla gente che entra e si muove sul palco.

Mi chiedo come si svolgerà il recital, cosa accadrà sul palco, che musica verrà suonata, in che modo dovremo entrare in scena noi lettori. Ci viene detto solo che in qualche modo verremo chiamati a recitare il nostro brano, mentre io e Anita concordiamo con le altre due lettrici i testi che toccano a ciascuno. Poi le luci finalmente si spengono, ma l’attesa dell’inizio non mi è pesata per nulla. Il recital scorre tra le foto di Joséphine Baker proiettate sullo sfondo e il racconto della sua vita fatto dallo scrittore Luca De Antonis, autore del libro da cui lo spettacolo è stato tratto. Finalmente ho l’occasione di saperne di più su un personaggio qualche volta incrociato, ma sempre ignorato: la rivista musicale, se così tecnicamente si può chiamare quella di Joséphine, è un mare a me ignoto, salvo qualche sprazzo qui e là letto sui libri, molto raramente visto in TV o a teatro. La mia passione per le biografie mi fa godere più che mai del racconto, ma sulle prime sono convinto che le canzoni cantate dal gruppo siano rielaborazioni dei successi di Joséphine e non pezzi originali ispirati alla sua vita.

Noi lettori, ognuno al suo turno, assolviamo egregiamente alla nostra parte: per me è un’occasione in più di collaborare con qualcosa di importante. Oltre che dal racconto mi lascio trasportare dalla musica, di pretta marca cantautorale, diversa da quello che forse mi aspettavo, di cui non avevo un chiaro concetto: una rivista musicale, appunto. Apprezzo molto la poesia dei testi e l’accompagnamento musicale, essenziale e intimista, forse l’unico possibile per raccontare una vita, per quanto vissuta sulla ribalta dello spettacolo, come quella di Josephine. Il narratore, racconta una vita comune a quella di molti afroamericani di un secolo fa, ma temo anche di oggi: una famiglia che con quattro figli era piccola, un padre inesistente, il primo matrimonio a tredici anni, presto finito, lavori terribili e povertà. La luce nella vita di Joséphine è lo spettacolo: fin da giovanissima lavora con compagnie di vaudeville e cerca la sua strada sul palcoscenico. Di città in città approda a Parigi con la sua compagnia: non lascerà più la Francia, la amerà fino al punto di collaborare con la Resistenza e di prendere la cittadinanza francese. Oltre a spendersi per gli ebrei in pericolo durante la guerra, cercherà di dare vita all’utopia della Famiglia Arcobaleno adottando diversi bambini provenienti da tutti gli angoli del mondo. Lo sforzo finanziario richiesto dalla Famiglia segna l’inizio del lungo declino: una Joséphine sempre più stanca calcherà i palcoscenici mondiali ancora per molti anni, fino a morire nella sua Parigi poco dopo l’ennesima esibizione. Forse nota a molti solamente per il gonnellino fatto di banane, Joséphine Baker prende vita nel racconto scarno e partecipato, nelle diapositive che raccontano la sua iconografia, nei testi e nella musica di Maria Olivero e del suo gruppo.

Alla fine, in occasione del bis, ecco anche noi lettori sul palco dietro al gruppo per le foto e l’applauso di rito. Un’occasione per osservare i musicisti in azione e sentirsi un po’ di più parte dello spettacolo e della magia della serata. Un’occasione anche per ribadire, con un cartellino rosso, il rifiuto del lavoro minorile in occasione della “Giornata Internazionale dei Diritti Umani”: quel lavoro minorile che Joséphine ha conosciuto bene, come la maggior parte del popolo afroamericano in tutta la storia d’America. A giudicare dalle impressioni scambiateci durante il ritorno a casa, la serata ha fatto centro in chi ama la musica e ama passare una serata all’insegna del sogno e dell’impegno: due cose che non necessariamente sono in conflitto, come ci dimostra la vita di molti artisti.

Giacomo Tessaro

Segnalazione: Francesca Masante – “Sul lato oscuro della luna”

a78da-1964184_263877817105780_1712078405_nSegnaliamo il secondo romanzo di Francesca Masante,

Sul lato oscuro della luna“,

pp. 163, € 18,00;
Paola Caramella Editrice, 2014.

Giulio vive a Torino, a casa della nonna materna, ha quindici anni e frequenta il liceo scientifico. Secondo sua nonna deve “necessariamente diventare un uomo libero” perché è nato nel 1989, anno della caduta del muro di Berlino. Peccato che la nonna, amatissima, si sia ammalata e che Giulio sia stato costretto ad andare a vivere con la madre, il suo secondo marito e la sua famiglia, presso i quali si sente poco più che un estraneo. Tra cattive compagnie, gesti assurdamente feroci ed esasperata ribellione, Giulio deve imparare a superare i suoi silenzi, le sue arie da finto duro e l’assurda determinazione di tenersi per sé ogni più piccolo segreto e di non farsi raggiungere mai.
Un periodo di lavoro volontario in un canile, l’amicizia forte di due compagni di scuola con cui intraprenderà un memorabile viaggio a Roma nei giorni dell’agonia di Giovanni Paolo II, e soprattutto il rapporto con Tai, un cane di razza pit-bull, reduce da un’allucinante vita di combattimenti clandestini, lo aiuteranno a crescere e a maturare.
Al canile Giulio incontra anche Chris, un giovane studente universitario, che si occupa del recupero e della rieducazione dei cani traumatizzati. Chris è bello, ironico ed enigmatico: con lui Giulio affronta e vive i primi turbamenti sentimentali e prende coscienza della sua omosessualità.
“Sul lato oscuro della luna” è la descrizione del viaggio introspettivo nell’animo di un adolescente alla ricerca di se stesso. In una Torino apparentemente aperta e moderna, ma nelle cui pieghe cova ancora il pregiudizio.
Il punto di vista sul mondo, sull’amicizia e sull’amore di un adolescente tenero e spavaldo, sarcastico e lucido che dice di sé “non sono alla ricerca di una definizione, ma di me stesso, solo di me stesso”.

http://oubliettemagazine.com/2014/08/19/sul-lato-oscuro-della-luna-di-francesca-masante-la-problematica-comunicazione-tra-figli-e-genitori/francesca-masante/

http://jfmastinu.wordpress.com/2014/04/28/francesca-masante-sul-lato-oscuro-della-lunarecensione/

francesca-masanteFrancesca Masante è nata a Torino, dove vive tuttora con un marito, tre bambini, quattro gatti e tre cani. Ha conseguito la maturità classica e quindi la laurea presso l’Università degli Studi di Torino con una tesi su Veronica Giuliani e l‘autobiografia spirituale, relatore Marziano Guglielminetti. Ha poi ricevuto dalla Facoltà la nomina a cultrice della materia nel biennio 1997-1998. Per interesse e passione personale ha frequentato l’Istituto di Scienze Religiose e Teologiche di Torino Nel 2006 ha pubblicato il volume di poesie Un desiderio di pane e di spirito.
Nel 2010 presso l’Editrice Caramella ha pubblicato il romanzo Altrove che è stato presentato con successo al Salone del Libro di Torino e ha ottenuto favorevoli riscontri presso la critica e i lettori.
Sul lato oscuro della luna è il suo secondo romanzo.

http://ilmondoespansodeiromanzigay.blogspot.it/2014/03/week-end-monotematico-francesca-masante.html

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