Comitato territoriale Arcigay delle Provincie di Vercelli e Biella

RAINBOW VALSESIAIl mondo LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali) chiede con voce sempre più forte di avere più diritti. Diritti e pari opportunità. Sono queste richieste illegittime? Vogliono queste persone creare una lobby che destabilizzi la società con le sue regole tradizionali? È sbagliato ciò che vogliono?

Per rispondere a domande che hanno a che fare con ciò che si reputa “diverso” e che viene visto come elemento perturbante che scardina ruoli da tempo preconfezionati e assunti come sicuri, bisogna fare delle premesse e analizzare la situazione da prospettive diverse. Innanzitutto bisogna capire esattamente che cosa sono l’omosessualità e la transessualità.

In Italia in molti pensano ancora che tutto ciò sia una specie di malattia o disgrazia o perversione sessuale mentre, parlando di omosessualità, parliamo di uno degli orientamenti sessuali presenti in natura come lo è l’eterosessualità. Per quanto riguarda la transessualità intendiamo, invece, parlare della identità di genere delle persone, ossia di quella che è la percezione di noi stessi in relazione con gli altri e il contesto circostante. Quindi potremo avere persone ingabbiate in corpi dal sesso biologico diverso da quello percepito e obbligate a comportarsi secondo gli schemi del ruolo di genere affibbiato a un  dato sesso biologico. Non si parla di perversioni e malattie, questo è ormai confermato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e da numerosi studi scientifici e antropologici.

La nostra società però è una società eterocentrista ed eteronormativa che valuta e misura ciò che deve essere normale, soprattutto da un punto di vista sessuale, solo dal punto di vista eterosessuale, dando per scontato che la normalità sia l’eterosessualità. Spiegare perchè la società si è stratificata in questo modo nel corso della storia richiederebbe una lunga analisi storico-culturale che passa dal tema delle relazioni di potere a diversi livelli e dal controllo della società. Dobbiamo ora fare delle semplici considerazioni.

È forse  giusto, alla luce di quanto detto prima, che io eterosessuale possa decidere se sposarmi o no mentre Laura e Stefania che, come me, convivono da anni, non hanno possibilità di scegliere? È forse giusto che io possa andare in giro, mano nella mano, con il mio ragazzo ma se la stessa cosa la fanno Stefano e Davide, che si amano come me ed Enrico, diventino oggetto di sguardi maliziosi, curiosi e meravigliati? È forse giusto dover continuamente negare ciò che si è realmente, vergognandosi, e fare finta di essere qualcosa che non ci rappresenta? È giusto che persone preparate e colte, perché transessuali o transgender, non possano accedere a molte attività lavorative e sono spesso vittime di mobbing nei posti di lavoro? È forse giusto che gli stereotipi che la società propina creino situazioni di forte disagio psico-fisico a molti giovani, tanto da spingerli in alcuni casi al suicidio? È forse giusto che famiglie omogenitoriali stabili, che crescono in maniera sana i figli, si sentano dire, nel 2014, che sarebbe meglio togliere loro la possibilità di continuare  a fare i genitori?

Per trovare una soluzione a queste situazioni e perché si colmino alcune carenze di informazioni sui temi della sessualità, bisogna sensibilizzare la popolazione eterosessuale al fine di rendere chiaro il bisogno pressante delle persone LGBT di poter vivere tranquillamente la propria affettività e di sentirsi tutelati a livello legislativo. Del resto l’impegno e le lotte delle donne che chiedevano pari opportunità, tutela e diritti, ci hanno insegnato che tutto ciò, oltre a migliorare nel corso della storia le situazioni di sfruttamento legate al genere, ha anche migliorato le condizioni di vita delle generazioni future, anche maschili. A noi eterosessuali resta questo da fare: fare sì che, a un numero sempre maggiore di persone,  sia permesso di accedere alla piena fruizione di benefici e diritti: penso per esempio al riconoscimento e/o regolarizzazione delle coppie che convivono. Una battaglia di civiltà enorme è legata alle lotte dei movimenti LGBT, un impegno che amplia in maniera esponenziale la comprensione dell’altro e dell’alterità aprendo le porte di un confronto costruttivo e propositivo, che non esclude  nessuna delle categorie a forte rischio di disagio e discriminazione: stranieri, persone diversamente abili, donne, persone disagiate per via dell’età e/o della salute, persone a basso reddito, ecc. Le lotte per l’uguaglianza e la parità non possono e non devono diventare autoreferenziali: se no quale forza di cambiamento avrebbero le organizzazioni preposte, il sindacato e le istituzioni? Non possiamo più accettare che i diritti di base, che per molti di noi sono scontati, da altri vengano visti come privilegi. Per questo i “problemi” del mondo LGBT non sono solo i “loro” problemi o un tabù. Ecco perchè anche gli eterosessuali devono conoscere la realtà delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali. Ecco perchè ci sono attivisti a favore dei diritti LGBT, anche tra gli eterosessuali, per cercare di cambiare la nostra società in meglio. Non dobbiamo avere paura di imparare dagli altri e di conoscere quante più realtà ci sono intorno a noi, al fine di mettere in crisi il concetto negativo di diversità e lasciare spazio a una cultura positiva delle differenze.

Anita Sterna,
Presidente (eterosessuale) di
Arcigay “Rainbow” Valsesia-Vercelli

Per saperne di più:

Luca Pietrantoni, Gabriele Prati, Gay e lesbiche, Bologna, Il Mulino, 2011

Vivien Burr, Psicologia delle differenze di genere, Bologna, Il Mulino,2000

http://it.wikipedia.org/wiki/Rapporto_Kinsey

http://www.famigliearcobaleno.org

*Articolo pubblicato sul  Notiziario Enti Locali _ marzo 2014

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