Comitato territoriale Arcigay delle Provincie di Vercelli e Biella

Archivio per gennaio, 2014

“Omocausto: i triangoli rosa” al Meltin’Pop di Arona.

1521591_10202907856398072_1437259194_nArcigay “Rainbow” Valsesia-Vercelli ha ricevuto un gradito invito, parteciperà e invita tutt* a partecipare a un importante evento organizzato da Arcigay “Nuovi colori”, Agedo Verbania, Casa della Resistenza e circolo Arci “Meltin’Pop” di Arona.

In occasione del mese della memoria, Arcigay Nuovi Colori Onlus e A.Ge.D.O. Verbania onlus sono lieti di invitarvi giovedì 30 gennaio 2014 a “Omocausto: i triangoli rosa” presso il circolo Arci Meltin’Pop in via Roma 78/80 ad Arona.

La serata inizierà alle 19.00 con la mostra temporanea introdotta dal Prof. Giannino Piana.

A seguito verrà proiettato in esclusiva il film “Il Rosa nudo”, vincitore del prestigioso premio Gold Jury Prize per il miglior lungometraggio al Social Justice Film Festival 2013 di Seattle. Alla proiezione del film prenderà parte anche il regista Giovanni Coda che presenterà personalmente il film.

L’iniziativa prevede anche un apericena al costo di 12 Euro.

E’ gradita la prenotazione entro e non oltre lunedì 27 gennaio, telefonando o inviando SMS all 329.3377638 o inviandoci una mail a info@arcigaynuovicolori.it.

LOGO-ARCIGAYL’ingresso è riservato ai tesserati Arci/Arcigay/Arcilesbica.

Vi attendiamo numeros*

https://www.facebook.com/events/587851317961545/?fref=ts

“Paragraph 175” all’IPSSAR “G. Pastore” di Varallo Sesia.

imagesIn occasione del XIV “Giorno della Memoria delle Vittime del Nazifascismo”,

lunedì 27 gennaio 2014,

presso l’IPSSAR “G. Pastore” di Varallo Sesia,

“Arcigay “Rainbow” Valsesia-Vercelli ha promosso la proiezione del documentario di Rob Epstein e  Jeffrey Friedman

“Paragraph 175”

https://rainbowvalsesia.wordpress.com/2013/01/25/paragraph-175-2/

Dalle ore 11:00 alle 13:00, di fronte alle ragazze e ai ragazzi delle tre classi quinta, la nostra Laura terrà una breve introduzione, poi asssieme a loro assisteremo alla proiezione del documentario e alla fine ci sarà lo spazio per i commenti…

In vigore dal 15 maggio 1871 al 10 marzo 1994, il paragrafo 175 era l’articolo del codice penale tedesco che criminalizzava e puniva qualsiasi rapporto sessuale tra uomini; venne inasprito durante il regime nazista, ma alla sua caduta non fu completamente abolito e molte persone omosessuli passarono a una nuova detenzione nelle carceri tedesche dopo quella nei campi di sterminio.
Moltissime di più furono invece quelle obbligate a continuare a vivere nel silenzio, di fatto imponendo loro la violenza quotidiana di una negazione psicologicamente devastante e impedendo per decenni a tutta la società tedesca di riconoscere pubblicamente il valore e l’importanza umana e civile dell’immensa ingiustizia perpetrata e subita…

Quast’ingiustizia affonda le sue radici nell’omo\transfobia, un processo irrazionale, spesso individualmente non trasparente che trae la sua forza e legittimazione dal pregiudizio sociale e che prende a volte la forma di una fobia immotivata, che segna le coscienze con una serie di stereotipi negativi e pericolosi. Sentimenti talvolta inconsci che però esprimendosi nel linguaggio arrivano poi a trasformarsi in azioni che, sia a livello individuale che collettivo, manifestano ripugnanza, esclusione e violenza verso chi è ritenuto “diverso”.

Iniziative come quella dell’IPSSAR “G. Pastore” di Varallo, per la quale ringrazamo la Prof.sa Miriam Barberis, tutti i docenti e ogni altra persone che si è spesa per renderla possibile e che vi parteciperà, aiutano quindi a sensibilizzare le coscienze e a fare un lavoro di apertura verso l’alterità, l’altro, chi non conosciamo o non abbiamo mai voluto conoscere. Infatti ricordare ciò che è stato, compito della Giornata della Memoria, è più che mai necessario oggi quando, purtroppo, assistiamo ad un ritorno di nuovi razzismi e a forme di omofobia inaudite.

Nella Russia di Vladimir Putin è stata approvata una legge che vieta ogni forma di “propaganda” omosessuale, non permettendo così né ad associazioni né a singoli cittadini di diffondere un corretta informazione in tema di omosessulità e transessualità o di rispondere frontalmente alle menzogne, agli insulti e alle minaccie di ogni genere di omofobo che invece nei media e nella società russa continuano ad avere piena libertà.

E nella nostra Italia, in un Paese in cui anche si fatica a riconoscere che gli omosessuali che lo desiderano devono avere nell’istituto del matrimonio egualitario una forma di tutela legale per i propri legami affettivi stabili, negando a molti un importante diritto civile e facendone così un privilegio eterosessuale, nella nostra Italia manca ancora una legge che stabilisce un’aggravante per tutti i reati contro la persona motivati da odio omo\transfobico…

La lotta all’omo\transfobia quindi resta più che mai attuale, urgente e necessaria per permettere lo sviluppo psico-fisico corretto di tutti i giovani, per migliorare le condizioni di vita di un numero sempre maggiore di persone e per rendere migliore, più equa, più giusta e più umana la società tutta per tutti.
Ricordare per ciò non è solo un atto dovuto di pietà umana e civile per chi allora ha sofferto la pesecuzione nazifascista: è un esercizio che può solo fare del bene…. a noi oggi e alla storia futura del nosto Paese.

Il Direttivo di
Arcigay “Rainbow” Valsesia-Vercelli.

XIV “Giorno della Memoria Vittime del Nazifascismo.”

Arcigay “Rainbow” Valsesia – Vercelli rinnova la sua partecipazione al quattordicesimo “Giorno della Memoria delle Vittime del Nazifascismo” e in occasione dell’anniversario dell’abbattimento dei cancelli del campo di sterminio di Auschwitz – Birkenau avvenuto il 27 gennaio 1945

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ricorda tutte le vittime della consapevole barbarie nazifascista, così come tutti coloro che le si opposero proteggendo e salvando a rischio della propria vita i perseguitati, dimostrando in questo modo che era ancora possibile non ignorare, non accettare, non collaborare a quell’infamia;

ricorda in particolare le quasi 100.000 persone omosessuali imprigionate tra il 1933 e il 1945 in base al paragrafo 175 del Codice Penale tedesco del 1871 che perseguiva ogni “… atto sessuale innaturale commesso fra persone di sesso maschile …”, paragrafo inasprito dal Nazismo nel giugno 1935 fino a sanzionare qualsiasi manifestazione di desiderio o affetto omosessuale;

ricorda le 15.000 di loro poi internate come triangoli rosa, che nei campi di concentramento nazisti morirono, furono sottoposti a orribili esperimenti medici per ristabilirne la “virilità” o vennero fatti oggetto di ogni sorta di violenza e vessazione perfino dagli altri internati;

ricorda che alla fine del conflitto mondiale tali perseguitati sopravvissuti, considerati alla stregua di criminali comuni, passarono spesso direttamente ad una prigione “civile” e che anche in seguito la persecuzione penale dell’ omosessualità nella Repubblica Federale Tedesca non cessò, che le condanne fino al 1968 si contavano ogni anno a migliaia e che il paragrafo 175, dopo essere stato “attenuato” nel 1969 e 1973, fu definitivamente abrogato solo dopo la riunificazione, nel 1994;

ricorda infine che la stessa esistenza e il significato dell’esperienza dei perseguitati omosessuali venne rimossa per decenni dalle loro società d’appartenenza e le loro testimonianze vennero respinte e cancellate, continuando così su un altro piano l’opera di persecuzione e di annientamento nazifascista e generando una colpevole distorsione della memoria storica, dell’opinione pubblica e della vita civile, culturale e politica che solo di recente l’ attività dei movimenti omosessuali e una storiografia più avvertita tenta di rimediare.

Il Direttivo di Arcigay “Rainbow” Valsesia – Vercelli
Borgosesia, 27 gennaio 2014

Recensione: “La vita di Adèle” di Abdellatif Kechiche.

adelePubblichiamo la recensione della nostra Serena al film “La vita di Adele”.

“La vita di Adele (Capitoli 1 & 2 )” è un film del 2013 diretto da Abdellatif Kechiche ispirato al romanzo a fumetti “Il blu è un colore caldo” di Julie Maroh. Il film si è aggiudicato la Palma d’oro al Festival di Cannes 2013.

Adele è una giovane studentessa amante della letteratura, che ambisce a diventare insegnante e che conduce una vita apparentemente tranquilla, tra amici, famiglia e primo fidanzatino.

E’ bastato però incrociare lo sguardo di Emma, misteriosa e affascinante ragazza dai capelli blu, in un pomeriggio come tanti, per stravolgere tutte le sue certezze.

Adele si ritrova a pensarla continuamente, a desiderarla, tanto da realizzare che col suo attuale fidanzato non è completa.

Una sera, il suo amico omosessuale Valentine la invita ad accompagnarlo in un locale gay, dove verrà avvicinata proprio da quella ragazza dagli occhi e capelli blu profondo, che fa ritratti, espone i suoi lavori, studia Belle Arti ed è circondata da raffinati amici intellettuali.

Tra le due nascerà un’intensa relazione ricca di fisicità e passione, complicata dalla diversa estrazione sociale delle due, che si evolverà in maniera inaspettata.

Il-Blu-è-un-colore-Caldo-00Graphic novel e film presentano finali differenti, ma la trama è la medesima.

Emma permetterà ad Adele di fare un viaggio dentro sé stessa, e di esplorare mondi che credeva fosse proibito anche solo sfiorare, scoprendosi uno spirito libero.

Questo film ha indubbiamente avuto un impatto molto forte sul pubblico in quanto le scene di sesso saffico sono molto esplicite e dettagliate e per quest’ultima ragione è stato molto criticato perché secondo molti rafforzerebbe i pregiudizi che già ci sono sul mondo lesbico.

Io ci ho visto invece una normale storia d’amore, come ce ne sono migliaia tra uomo e donna, addirittura arricchita da una certa dose di arte, che è oggetto di ampie discussioni tra i vari personaggi per gran parte della durata del film.

Ci sono stati film migliori, ma questo non è obiettivamente tra i peggiori perché comunque apre una finestra su un mondo che esiste e su cui c’è ancora molto, troppo pregiudizio e andrebbe letto andando oltre le scene di sesso.

Serena Segantini.

http://www.youtube.com/watch?v=VaY9exBvJfs

NEWS_1369645752_okok.PNGAbdellatif Kechiche è nato a Tunisi il 7 dicembre 1960 e immigrato a Nizza con la famiglia quando era solo un bambino. Prima di passare alla regia Kechiche colleziona numerose esperienze come attore di teatro e di cinema. Debutta a teatro nel 1978. Nel 1984 sul grande schermo come protagonista in “Le thé à la menthe” di Abdelkrim Bahloul. Da questo momento alterna ruoli cinematografici e teatrali. Nel 1984 grazie al ruolo da protagonista in “Bezness” di Nouri Bouzid ottiene il premio d’interpretazione al Festival del Film Francofono di Namur (1992).
L’esordio dietro la macchina da presa avviene nel 2000 con “Tutta colpa di Voltaire”, vincitore del Premio Luigi De Laurentiis per la migliore Opera Prima al Festival di Venezia. Nella sua prima prova da regista, dando ampio rilievo all’indagine sociale, Kechiche affronta con impegno civile la difficile condizione degli emigrati magrebini, protagonisti anche del successivo “La schivata” (2005), ambientato tra i ragazzi della banlieue parigina, un film di gran successo nei festival di tutto il mondo e vincitore di quattro premi César.
Nel successivo “Cous cous” (La Graine et le mulet, 2007), partendo da suggestioni autobiografiche, Kechiche continua il suo viaggio nella comunità magrebina in Francia, attraverso la storia di una famiglia di Sète (Marsiglia), divisa dalle tensioni e dalle piccole ripicche che allontanano sempre più i componenti, che ritrova però l’unità quando cerca di inseguire a tutti i costi il sogno del padre, lavoratore portuale distrutto dalla fatica che vuole aprire un ristorante, quasi fosse l’ultima possibilità per ritrovare l’armonia con se stesso e con gli altri. Il film conquista il pubblico e la critica alla 64esima Mostra del cinema di Venezia dove si aggiudica il Premio Speciale della Giuria, il Premio Marcello Mastroianni come miglior rivelazione (alla giovane Hafsia Herzi). Nel 2008 torna in laguna per presiedere la giuria del premio De Laurentis alla migliore opera prima.
Va in una direzione diversa il successivo “Venere nera” (2010), racconto in costume sulla vita reale di Saartjie Baartman, giovane ottentotta esibita come fenomeno da baraccone agli inizi del XIX secolo per la peculiarità dell’apparato genitale.
Il 2013 Kechiche torna con un nuovo film, “La vita di Adele”, storia d’amore e di formazione incentrata sul rapporto tra due adolescenti che trionfa al Festival di Cannes aggiudicandosi la Palma d’Oro.

http://trovacinema.repubblica.it/attori-registi/abdellatif-kechiche/284872

http://www.mymovies.it/biografia/?r=17228

“Dimenticare a Memoria” a Genova…

dimenticare_a_memoriaPubblichiamo un comunicato di Arcigay “Approdo” di Genova con cui ci complementiamo per la quantità e qualità degli eventi che ha organizzato, eventi cui vi invitiamo caldamente a partecipare se ne avete l’occasione.

Dal 25 gennaio al 2 febbraio 2014 si terrà presso il Mu.MA – Museoteatro della Commenda di Pré (secondo piano) l’esposizione d’arte contemporanea Dimenticare a Memoria, promossa in occasione della Giornata della Memoria del 2014 da Approdo Comitato Territoriale Arcigay Genova in collaborazione con Loredana Galante, con la Galleria d’Arte Contemporanea Sabrina Raffaghello, con il Mu.MA – Istituzione Musei del Mare e della Navigazione e Consorzio Sol.co Liguria. Saranno esposte le otto installazioni degli artisti Gianluca Chiodi, Massimo Festi, Loredana Galante, Pierpaolo Koss, Julia Krahn, Giancarlo Marcali, Stefano Scheda e Mona Lisa Tina.
Attraverso il linguaggio dell’arte, la mostra vuole coinvolgere l’osservatore in un’esclusiva esperienza emotiva e corporea, invitandolo ad una serie di riflessioni sui temi dell’Omocausto e di tutte le deportazioni.
I temi con cui gli artisti si rapportano accolgono considerazioni su ogni tipo di emarginazione – passata e presente – con attenzione particolare al significato, a più livelli, dei termini “straniero” e “diverso”.

L’inaugurazione è prevista per sabato 25 gennaio alle ore 18:30.

Partecipano:
Pierangelo Campodonico, Direttore Mu.MA
Vladimir Luxuria, Scrittrice e attivista
Flavio Romani, Presidente Arcigay Nazionale
Carla Peirolero, Direttrice Festival e Compagnia SUQ
Ostilia Mulas, Presidente di Approdo Comitato Territoriale Arcigay Genova

Eventi correlati alla mostra presso il Museoteatro della Commenda di Prè tranne il dibattito di lunedì 27 gennaio, che si terrà allo Starhotel  President,  in Corte Lambruschini 4:
Sabato 25 gennaio
ore 17:30  Performance «Ich höre dir zu» di Loredana Galante e Mona Lisa Tina. Prenotazione obbligatoria
ore 18:30  Conferenza di inaugurazione
Domenica 26 gennaio
ore 10:30  Workshop di arte-terapia «I colori dell’incontro» a cura di Mona Lisa Tina (primo ciclo). Prenotazione obbligatoria
ore 15:30  Workshop di arte-terapia «I colori dell’incontro» a cura di Mona Lisa Tina (secondo ciclo). Prenotazione obbligatoria
Lunedì 27 gennaio
ore 16:30  Dibattito «Dai silenzi sull’Omocausto ad internet.
Conflitti in Rete tra diritti civili e omofobia» con Fulvio Marcello Zendrini, Chiara Reali e Yuri Guaiana.
Mercoledì 29 gennaio
ore 16:30  Dibattito «Nemici e nemiche dell’Uomo Nuovo. La storia, il romanzo» con Giuliana Franchini, Lorenzo Benadusi, Roberto Paterlini e Nicoletta Poidimani.
Venerdì 31 gennaio
ore 16:30  Dibattito «Vent’anni di Legge Mancino. Quali sviluppi per i diritti LGBT?» con Damiano Fiorato, Sergio Lo Giudice e Lara Trucco.
Sabato 1 febbraio
ore 16:30  Dibattito «Olocausti dimenticati. Omocausto, Porrajmos e Aktion T4 ieri e oggi» con Ostilia Mulas, Luciano Rosasco, Silvana Baroni e Francesco Cassata.
Domenica 2 febbraio
ore 16:00  Reading «Leggere la Memoria» a cura di Officina Letteraria.

ORARI DI APERTURA
Da martedì a venerdì dalle 10:00 alle 17:00
Sabato e domenica dalle 10:00 alle 19:00
Lunedì chiuso
In presenza di eventi collaterali l’orario di apertura sarà esteso
Ingresso libero fino ad esaurimento posti

Si possono prenotare visite guidate alle ore 10:30 dal 28 gennaio al 2 febbraio e alle 15:00 dal 28 gennaio all’1 febbraio (cell. 3403126349)

UnknownINFORMAZIONI:
Sito: http://www.arcigaygenova.it
E-mail: memoria@arcigaygenova.it
Cell. 3403126349

https://www.facebook.com/events/807669519249956/812551722095069/?notif_t=plan_mall_activity

Recensione: “Scritto sul corpo” Jeanette Winterson.

ZOMPubblichiamo una bella recensione della nostra Serena che ringraziamo sempre, del capolavoro di Jeanette Winterson,

“Scritto sul corpo”,

pp. 210, € 9,50;
Mondadori Editore, 2000.

Per Natale una mia cara amica mi ha regalato questo libro.
L’autrice, Jeanette Winterson, fa un gioco particolare e unico in questo romanzo: non svela mai il sesso del protagonista che è voce narrante, lasciando il dubbio, nonché libera interpretazione.
Il personaggio misterioso racconta le sue fugaci avventure amorose bisessuali con poesia e passione, finché il suo sguardo non si posa su Louise, un’avvenente donna sposata dai capelli color del fuoco.
La relazione complicata con quest’ultima sconvolgerà del tutto la sua vita.
Scritto sul corpo è forse uno dei libri più strani che abbia mai letto.
Unisce mistero, sensualità, bellezza, estetica e profonde e metaforiche riflessioni sul senso della vita.
In questo romanzo si sogna tanto, ma si cade anche poi bruscamente a terra.
Questa storia è tutto, anche un inno alla libertà sessuale, in quanto amore e desiderio non hanno sesso, ma solo cuore e carne.

220px-Jeanette_Winterson_01Jeanette Winterson (1959),
nata a Manchester, viene adottata da una coppia pentecostale che la cresce ad Accrington, Lancashire, nella speranza che diventi una missionaria cristiana.

Annuncia di avere una relazione lesbica all’età di 16 anni e va via di casa. Studia inglese al St Catherine’s College a Oxford.

Dopo essersi trasferita a Londra, a ventisei anni, pubblica il suo primo romanzo, “Non ci sono solo le arance” vincendo il Whitbread First Novel Award. Il romanzo viene in seguito adattato in una serie TV dal titolo omonimo, che vince il BAFTA come migliore serie televisiva.

http://it.wikipedia.org/wiki/Jeanette_Winterson

http://www.liberolibro.it/jeanette-winterson-scritto-sul-corpo/

Peter Tatchell su “Linus”…

tumblr_mz1419MR4v1sl1tkyo1_500La nostra Serana ci segnala che sul numero di gennaio del mensile “Linus”  c’è un’interessante intervista di Ennio Trinelli all’attivista dell’ala radicale del movimento lgbt inglese, Peter Tatchell intitolata “Liberarsi dell’omofobia non è abbastanza. I diritti Lgbt oltre l’eguaglianza”.
Di seguito la recensione di Serena.

Anche alcuni fumetti sono esplicitamente anti-omofobi.
È a esempio il caso di ” LINUS”, fumetto mensile che nel numero di gennaio 2014 contiene un’interessante intervista a Peter Tatchell, esponente di spicco del movimento queer inglese.
Per motivi di copyright non è possibile fornire l’intervista intera, ma il concetto principale del suo discorso è che non basta il riconoscimento dei diritti fondamentali e le leggi che li garantiscano per sentirsi uguali e non più discriminati.
Per sradicare l’omofobia serve una corretta educazione sessuale che parta dalle scuole e per sradicare la paura e la conseguente ostilità verso ogni tipologia di diverso, secondo Peter, si dovrebbe perfino introdurre ” l’educazione al rispetto delle differenze” come materia di studio.
Inoltre costui sostiene che molti dei problemi dei gay hanno a che fare con la repressione sessuale della società contemporanea che affligge anche gli eterosessuali, quindi è evidente che bisogna cercare di cambiare un tipo di mentalità sbagliata che si è radicata negli anni.
Ribadisce altresì l’assoluta necessità di contrastare sempre fortemente i nemici degli omosessuali con continui interventi e manifestazioni.

Serena Segantini.

Per leggere l’intervista completa, acquistate il numero in edicola e consultate il sito: http://www.petertatchellfoundation.org/

Di seguto alcuni passaggi particolarmente significativi dell’intervista.

“Siamo a un punto in cui l’agenda LGBT è quella dell’uguaglianza dei diritti e non quella della trasformazione della società.”
“Uguaglianza “dentro” il sistema significa uniformarsi a “quel” sistema. È una formaula che indica sottomissione e incorporamento, non liberazione.”
“Eterosessualità e omosessualità così come le conosciamo oggi non rimarranno uguali a se stesse in eterno.”
“Meno omofobia significa meno necessità di dichiarare il proprio orientamento sessuale.”
“Ma se una sessualità non è privilegiata rispetto a un’altra, definirsi etero o gay cessa di essere una necessità…”

220px-Peter_-_Joins_Green_Party_2004Peter Gary Tatchell (Melbourne, 25 gennaio 1952) è un attivista australiano naturalizzato britannico, conosciuto per il suo lavoro in favore del Movimento di liberazione omosessuale, salito alla ribalta internazionale per il suo tentativo di arrestare il presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe nel 1999 e ancora nel 2001.
Tatchell fu scelto dal Partito Laburista (Labour Party) come candidato per Bermondsey nel 1981, ma fu denunciato dal leader del suo partito Michael Foot per aver supportato azioni contro il governo di Margaret Thatcher; benché alla fine il Partito Laburista mantenne la sua candidatura. Negli anni ’90 divenne un esponente di spicco del movimento gay, lesbico, bisessuale, transessuale (GLBT) attraverso l’azione diretta del gruppo OutRage!, di cui fu co-fondatore. Lavorò su una grande varietà di questioni, come la ‘Stop Murder Music’, che fa campagna contro i testi delle canzoni che istigano alla violenza nei confronti delle persone GLBT. Nell’aprile del 2007 venne candidato in prospettiva delle future elezioni dal Partito Verde di Inghilterra e Galles (Green Party of England and Wales) nel collegio di Oxford East.[1][2][3][4] Nel dicembre 2009 Tatchell annunciò però di rinunciare alla candidatura a causa dei danni al cervello dovuti agli attacchi delle guardie del corpo del presidente Mugabe quando tentò di arrestarlo e dagli attacchi dei neo-nazisti a Mosca, mentre faceva campagna per i diritti dei gay.[5][6] Scrive regolarmente per il ‘The Guardian’ nella sua rubrica on line Comment is Free.[7] Dal 2009 è ambasciatore per il gruppo di riforma penale Make Justice Work.

http://it.wikipedia.org/wiki/Peter_Tatchell

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