602069_684137068281791_1363120794_nSicuramente poche e pochi sanno che la poco nota e sedicente “Associazione Giuristi per la Vita” di recente ha sentito la necessità di esprimere solidarietà e pieno sostegno non alle troppe vittime di insulti, discriminazioni e violenze omofobiche e transfobiche del nostro Paese, ma a due smarriti relatori di un convegno organizzato da alcuni gruppi confessionali a Casale Monferrato contro il recente progetto di legge per la lotta all’omo\transfobia, relatori finalmente contestati vivacemente ed efficacemente da numerosi attivisti delle associazioni LGBT (e non solo) di tutto il Piemonte, tra le quali e con orgoglio anche la nostra.

Riguardo alla solidarietà e al sostegno per le vittime di omo\transfobia pensiamo che è triste dovere aspettare da chi fa professione di diritto un atto di integrità morale e levatura civile che ormai dovrebbe nascere spontaneamente per ciascuna e ciascuno dalla propria qualità esistenziale, umana e culturale; mentre aspettiamo però non possiamo nemmeno tacere e accettare né il tono né il contenuto della loro lettera; e questo anche se magari è stata scritta solo per un malinteso senso di colleganza e come atto di cortesia professionale e confessionale.

Ci accusano infatti di avere allestito una ignobile, violenta, vergognosa, becera gazzarra e odiosa, ingiuriosa aggressione ispirata dalla fanatica furia ideologica di una lobby intollerante… ma da che pulpito, signora mia!

Se intanto credono di zittirci insistendo sul carattere ignobile e vergognoso della nostra presenza, vogliamo personalmente e particolarmente rassicurarli che il tempo in cui potevano cavarsela istigando la vergogna per quel che siamo è finito da un pezzo e per sempre – si mettano l’anima in pace!

Ma, a parte l’abuso di aggettivi per riuscire almeno a riempire una paginetta, di che stiamo parlando? Di libertà d’espressione negata o della solita favola del lupo e dell’agnello? Noi pensiamo che si tratta della solita favola: del solito lupo travestito da agnello pasquale.

Infatti i due relatori si sono espressi abbondantemente, hanno riconosciuto di aver potuto comunque presentare le loro convinzioni in modo compiuto, sono stati attentamente ascoltati e… contestati: cosa che certo sconvolge solo quei pochi, poveri infelici che fin dall’infanzia sono stati abituati ad ascoltare solo chi parla pretendendo di non incontrare repliche, ma questo ha a che fare più con il predicare da un pulpito che con l’intavolare un dibattito pubblico.

La libertà di espressione infatti prevede e richiede la libertà di replica – parola per parola.

E a Casale, nonostante le insinuazioni del solito, triste, profittatore politico di passaggio, non c’è stata appunto nessuna prevaricazione o intimidazione fisica, ma solo le voci e i corpi delle attiviste e degli attivisti saliti sul palco per ricordare a due sorprendentemente sorpresi relatori, e purtroppo ad ancora troppi finti distratti ad arte in platea, che appunto sopratutto della dignità, della vita e dell’integrità fisica delle persone si stava parlando e non di pura dottrina giuridica o clericale.

Allora il nostro contributo al dibattito non è stato un attentato alla libertà di espressione, di opinione e di coscienza dei relatori più di quanto il loro dal palco è stato un attentato alla libertà di espressione, opinione, esistenza delle persone LGBT presenti in platea e ancor di più di quelle che assenti non hanno potuto nemmeno rispondere.

Quindi nessuno si può lamentare della varietà e qualità delle nostre risposte più di quanto noi ci lamentiamo del numero e dell’entità delle vuote provocazioni ricevute, come l’affermare che la tendenza omosessuale sarebbe solo un sintomo reversibile – e questo lo diciamo anche per rompere finalmente l’incatesimo dell’inpenetrabile libertà d’espressione, dando un esempio della qualità reale delle argomentazioni presentate dai relatori: sulla base di quale competenza professionale poi un giurista e un avvocato possono essere chiamati a sostenere una simile, comoda tesi di psicologia confessante? Magari solo sulla base della stessa appartenenza confessionale? È questa la libera espressione che si vuole garantire: solo quella dell’appartenenza alla stessa parrocchia indipendentemente dalle competenze e conseguenze reali?

E certo non si è trattato nemmeno di un anticipo di quello che i nosti giuristi temono accadrà quando verrà approvata la tanto auspicata legge contro l’omo\transfobia, legge da loro tanto espressamente denegata – denegata: che espressione sintomatica!

La nostra partecipazione al dibattito di Casale dimostra semmai proprio il contrario: non abbiamo bisogno di una legge che non c’è ancora per riuscire a rispondere parola su parola alle opinioni mortificanti di chiunque e ovunque in questo Paese. Una legge contro l’omofobia ci serve invece proprio e solo a dissuadere i simpatizzanti dei convegni sull’immoralità delle tendenze omosessuali dal passare poi a insultare, aggredire, ferire e uccidere qualche ragazzina o ragazzino per strada.

Temono e lamentano invece i giuristi per la vita che così finiranno per essere trattati alla stessa stregua dei negazionisti dell’Olocausto, dei sostenitori dell’Apartheid o dei fiancheggiatori del Ku Klux Klan: dopo essere stati rassicurati sulla loro libertà di espressione, ci possono spiegare magari in che cosa loro sarebbero diversi… Nell’essere appunto convinti difensori di una legge di natura evidente a tutti quanto gli altri erano convinti di difendere una differenza razziale tra gli esseri umani, naturale ed evidente a occhio nudo? Nel difendere appunto una società fondata sull’istituto esclusivo della famiglia tradizionale per conservare l’ingiusta discriminazione di una tipo umano quanto gli altri difendevano la discriminazione di un gruppo razziale per conservare una società tradizionalmente fondata sull’ingiustizia? Nell’ostinarsi a difendere oggi come un valore irrinunciabile quel che la storia, la conoscenza, la coscienza e il senso di umanità ha già da tempo rivelato come un pregiudizio povero e interessato? Altrimenti in che altro di rilevante?

Una clausola politica: i nostri giuristi per la vita credono davvero di riuscire ancora a convincere qualcuno, qualcuno almeno che non sia già da sé incancrenito nella sua malafede, che “l’emergenza democratica” di questo Paese è colpa della recente mobilitazione delle associazioni LGBT per ottenere per tutt* un soprassalto di decenza da un Legislatore per troppo tempo indifferente e vigliacco? Di questo e non piuttosto colpa di tutte quelle associazioni confessionali, tra le quali gli organizzatori del convegno di Casale, che in cambio di qualche carezza pubblica e di molto più che trenta denari in fondi pubblici, per vent’anni si sono accoccolate in grembo proprio a quelle forze politiche reazionarie e parassitarie che l’emergenza democratica di questo Paese l’hanno desiderata, progettata, realizzata, difesa, goduta, sfruttata e giustificata? Dalla parte di chi era allora schierata l’integrità della loro coscienza e la libertà della loro opinione mentre quelle stesse forze politiche amiche sbranavano i diritti, la dignità, la sicurezza e le vite della maggioranza indifesa delle cittadine e dei cittadini del nostro Paese?

RAINBOW VALSESIA

Il Direttivo di
Arcigay “Rainbow”
Valsesia – Vercelli

Borgosesia, 25 settembre 2013.

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