Comitato territoriale Arcigay delle Provincie di Vercelli e Biella

RAINBOW VALSESIAPubblichiamo gli interventi della nostra Presidente e della nostra Vicepresidente tenuti il 14 GIUGNO 2013 alla CENA DELLA LEGALITA’ organizzata da Libera Valsesia – Presidio “Rocco Chinnici”.

Buonasera, io sono Anita Sterna, Presidente di Arcigay “Rainbow” Valsesia – Vercelli.

Innanzitutto voglio ringraziare LIBERA VALSESIA – PRESIDIO  “ROCCO CHINNICI” per averci lasciato questo spazio di intervento.

In virtù della bella collaborazione che lega le due nostre Associazioni poter dire alcune cose che riteniamo molto importanti in questo contesto, accresce la stima che abbiamo nei confronti di questi ragazzi molto impegnati sul territorio.

Siamo nel 2013 oramai, ma ancora le notizie, le informazioni che riguardano l’omosessualità sono falsate, scorrette e insufficienti, scarse. Che cosa chiedono le persone LGBT e soprattutto PERCHE’ chiedono più diritti e pari opportunità ad alcuni sfugge, non è ben chiaro.

Molte volte non si vuole sapere chi sia l’omosessuale perché la paura di ciò che viene descritto come diverso lo fa diventare sinonimo di strano, pericoloso, fuorviante, deviante: ma deviante da cosa poi? Dal fatto che tutti per forza di cose debbano essere eterosessuali? E’ questa la regola umana per alcune persone? Il dato di fatto è che tutti dovrebbero essere eterosessuali? In natura esiste l’omosessualità?

La risposta è semplice: sì esiste. Esistono anche diversi tipi di identità legate al genere. E’ un dato di fatto, ma la totale ignoranza radicata o voluta che sia in merito fa sì che si arrivi ad atti di disprezzo, talvolta atti di violenza, che sfociano in odio e fomentano questo odio verso persone, semplici persone.

Non possiamo far finta di nulla di fronte a dichiarazioni ripetute di noti personaggi locali e nazionali, politici, persone del mondo dello spettacolo, di professori che tutti i giorni sono a contatto con giovani in età adolescenziale, giovani che si devono formare: “I gay fanno schifo, i froci dovrebbero essere bruciati… veder due persone che si baciano, se dello stesso sesso, è una cosa turpe… ”

Parliamo qui perché ci sono molti genitori e ragazzi giovani: vorremmo che tutti si chiedessero se, di fronte a dichiarazioni come queste, un ragazzo in situazione di forte disagio a causa del suo orientamento sessuale non possa magari pensare al suicidio – un po’ come dare una pistola in mano a queste persone – pensateci…

Continuando a sostenere che la normalità è l’eterosessualità, chiudendo, di fatto, gli occhi di fronte ai dati puramente scientifici, sociologici e antropologici, si lede profondamente la dignità che dovrebbe essere dovuta a ogni cittadino in quanto tale.

Le lesbiche, i gay, i bisessuali, i transessuali ESISTONO. Ci sono, sono i nostri amici, parenti, compagni di scuola, colleghi. Lavorano (o non lavorano) con noi, pagano le tasse come noi, studiano con noi, giocano con noi, fanno sport con noi. Come noi sono parte della società italiana a tutti gli effetti.

Basta quindi rovinare la vita di molta gente con tutto questo bagaglio di disinformazione voluta o non voluta che sia!

Per me, parlo da eterosessuale, è un onore poter rappresentare una Associazione LGBT, ARCIGAY, ma lasciatemelo dire che a volte mi vergogno delle dichiarazioni fatte da alcuni sedicenti eterosessuali e mi auguro che quello che abbiamo voluto dire stasera faccia ragionare un po’ alcuni eterosessuali.

GRAZIE!

Buona sera a tutt*; sono Laura Leone, Vicepresidente di Arcigay “Rainbow” Valsesia – Vercelli.

Anita ha parlato di suicidi. Può sembrare una esagerazione, ma non è affatto così. Gli ultimi casi più conosciuti nel nostro paese sono accaduti nella Capitale e riguardano un ragazzino di 15 anni, nel novembre scorso, e uno di 16 a maggio. Quest’ultimo però si è fortunatamente salvato.

Il primo venne ribattezzato “il ragazzo coi pantaloni rosa” per indicare la sua omosessualità. Omosessualità peraltro non certa: erano solo supposizioni prive di fondamento, ma sufficienti per deriderlo, forse anche in modo banale, scherzoso, a detta di chi però lo scherzo lo faceva. Per lui invece no. Sono state battute ripetute per mesi: a voce, sui social network, scritte sui muri. Lo scherzo è durato troppo, talmente tanto da convincere questa giovane creatura di essere inadeguata, sbagliata e a fargli prendere la tragica decisione di impiccarsi.

Il secondo invece, oltre alla derisione dei compagni e dei conoscenti, ha dovuto subire anche gli insulti e le vessazioni del padre, così ha tentato il suicidio gettandosi dalla finestra della scuola che frequentava. Prima di farlo, aveva lasciato un messaggio su Facebook rivolto alla madre in cui le chiedeva scusa per il gesto.

Che peso hanno le parole? Quelle degli sconosciuti, degli amici, dei parenti? Viviamo in una società eterocentrista ed eterosessista, in cui vengono considerate diverse tutte le persone che non rientrano in questi schemi. Ecco perché riteniamo che alcune affermazioni siano davvero pericolose. Sentire parole come “ fa schifo vedere due uomini o due donne che si baciano in un posto pubblico” oppure “se un bambino li vede gli possono venire dei problemi” è assolutamente inammissibile. Soprattutto se pronunciate da esponenti politici, dal momento che sono proprio loro che dovrebbero garantire il rispetto di tutti, come recita l’art. 3 della nostra Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”

Ognuno di noi, nel suo piccolo, può fare molto più di quanto pensa. Se qualcuno usa termini come gay, finocchio o simili per scherzare, fategli notare che non fa ridere e che soprattutto è una battuta che potrebbe ferire profondamente qualcuno .

Grazie a tutti.

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