Comitato territoriale Arcigay delle Provincie di Vercelli e Biella

Archivio per giugno, 2013

Una lettera dal nostro futuro…

945614_10151741708633112_1902902684_nBuona sera,
Mi sembrava doveroso annunciarvi che io e Sean siamo sposati da circa 2 ore. Il matrimonio è avvenuto presso il Marriage Burial di New York City. Io e Sean ci siamo conosciuti a Catania nel 2011. Io ero da poco uno studente di Medicina, coinvolto in mille attività con i GD e il PD catanesi. Sean era stato assegnato da poco presso la base di Sigonella in Catania. Ci siamo innamorati e circa 2 mesi dopo la nostra conoscenza abbiamo scelto di convivere. Sean mi ha proposto di sposarlo il 7 Luglio del 2012, durante un viaggio a Londra. Per due anni abbiamo affrontato le insicurezze che il Defense of Marriage Act ha creato nel corso di 17 anni, entrando violentemente nelle vite di ogni gay Statunitense. Nel corso di due anni abbiamo collaborato con la maggiori associazioni Americane, abbiamo coinvolto il capitano della base locale e i più alti gradi delle forze armate, affinché ricevessimo l’autorizzazione per sposarci. Abbiamo pertanto pianificato di diventare marito e marito la settimana in cui la Corte Suprema avrebbe annunciato la decisione circa DoMA e Proposition 8, proprio perché il DoMA non permetteva il riconoscimento di 1.132 diritti federali alle coppie dello stesso sesso, tra cui la possibilità di richiedere la cittadinanza. Ieri abbiamo appreso la
notizia mentre passeggiavamo presso la Fifth Avenue ed è stata un’esplosione di lacrime e gioia. Abbiamo incontrato Edie Windsor, la nuova eroina delle coppie gay e abbiamo festeggiato presso il famosissimo Stonewall Inn, il luogo in cui il movimento LGBT e il pride sono nati. Oggi finalmente siamo sposati, non solo
per lo Stato di New York ma anche per il Governo Federale degli USA. Questo mi permetterà di poter ricevere una green card e lasciare la Sicilia insieme a mio marito ed eviterà la separazione che diverse coppie dello stesso sesso hanno dovuto affrontare a causa del terribile Defense of Marriage Act.

Giuseppe.

Sent from my iPad.

1004451_354846247977097_602936243_n“Credo che Catania, come Padova o Bologna, sia una delle città più tolleranti ed inclusive della nazione. Nonostante questo quando ero quattordicenne, mi è capitato di essere stato aggredito verbalmente e poi fisicamente da un gruppo di ragazzi mentre mi dirigevo a casa mia. Ho anche sperimentato gli insulti durante i tragitti sull’autobus locale, nella totale indifferenza del conduttore e della gente che viaggiava con me. Sapevo di essere omosessuale, ma lo nascondevo e mi chiedevo come mai gli altri riuscissero comunque a comprenderlo. A 18 anni ho invece visto l’intolleranza nei “fratelli” e nelle “sorelle” della parrocchia a cui appartenevo. Da quando ho conosciuto Sean non mi confronto più con realtà quali l’autobus locale, la parrocchia o il tragitto tra l’autobus e la casa dei miei genitori, ma ritengo comunque che negli ultimi anni l’opinione pubblica sull’omosessualità si sia modificata radicalmente. A mio parere, il merito è solo di coloro che hanno deciso di uscire allo scoperto e ricordare ai familiari ed amici che diversi loro conoscenti potrebbero essere omosessuali e che la vita, i sogni, gli amori e i diritti di questi non sarebbero comunque diversi in alcun aspetto”.

http://www.cataniatoday.it/cronaca/nozze-gay-giuseppe-catanzaro-sean-kirkpatrick.html

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Arcigay “Rainbow” al Milano Pride – 29 giugno 2013.

400679_527766610594703_2122724297_nArcigay “Rainbow” Valsesia – Vercelli aderisce ai valori e si unisce alla richiesta di diritti civili del Milano Pride 2013: partecipa e invita tutti a partecipare alla sfilata per le vie di Milano.

Sabato 29 giugno dalle 16:00, in Piazza Duca d’Aosta, sfilerà per le vie della città il
Milano Pride 2013: la Marcia e la Parata dei Diritti LGBT. L’intenzione è quella di realizzare un PRIDE che oltre a essere una festa della
comunità LGBT che celebra l’anniversario dei moti di Stonewall del giugno
1969, sia anche una manifestazione politica dovuta al mancato
riconoscimento dei diritti civili in Italia.

https://www.facebook.com/events/577889492231154/

Chi è interessato a partecipare o a sfilare con noi al Milano Pride può contattarci tramite le e-mail della sezione “contatti” di questo blog oppure direttamente ai seguenti recapiti telefonici:

cell. 3470188849  Anita

cell. 3495272350 Laura

Ma va a ciapèe di rait…!

RAINBOW VALSESIAArcigay “Rainbow” Valsesia – Vercelli in margine alla sua partecipazione al “Milano Pride” ritiene necessario rispondere nel merito al campionario di “schifezze” con cui troppi uomini politici pensano ancora di poter ricavare un facile guadagno elettorale a spese della dignità e dei diritti delle persone Lgbt e di tutte le italiane e gli italiani.

Davvero pensate di potere ancora raccontare che noi lesbiche, gay, bisessuali e transessuali non siamo a pieno diritto parte della società italiana cui contribuiamo ogni giorno con le nostre capacità, le nostre idee, il nostro lavoro, il nostro impegno gratuito, le nostre tasse e il nostro voto? Davvero pensate di poterci ancora trattare come intrusi in casa nostra, di poterci ancora costringere al silenzio e a nasconderci di fronte a tutti quelle e quelli che ci conoscono, ci stimano e ci amano.

Davvero accusando noi pensate di potere ancora distrarre le italiane e gli italiani dalle vostre pagliacciate in pubblico, dalle vostre porcherie in Parlamento, dallo schifo ovunque dei vostri ultimi vent’anni? Davvero pensate di poterci ancora indicare agli insulti, al disprezzo e alle botte, di rovinare la vita a qualche altra ragazzina o ragazzino spaventato e magari di farla franca guadagnandoci pure? Davvero pensate di potere convincere ancora le italiane e gli italiani che oggi in Italia quelli fuori posto siamo noi, che i nostri baci in piazza e non le vostre facce dopo tutto ancora a piede libero ci stanno rovinando tutti?

Davvero pensate di potervi ancora rifare una carriera scatenando un’altra guerra tra poveri, insinuando che i nostri diritti sono tolti a quacun altro, che se per una volta tocca davvero a noi, stiamo rubando il posto a qualcuno che se lo merita di più? Davvero pensate di potere pretendere che come cittadine e cittadini di questo Paese dovremmo non solo perdonarvi la colpa di non avere provveduto alla nostra pari dignità davanti alla legge, ma ancora dovremmo chiedervi il permesso per il diritto alla dignità che è dovuto a ogni cittadino in quanto cittadino? Chiedere proprio a voi che per vent’anni non avete fatto altro che togliere a tutte le italiane e gli italiani diritti, dignità e ricchezza?

Davvero pensate di potere parlare ancora a nome delle bambine e dei bambini di questo Paese, delle figlie e dei figli di tutte le italiane e gli italiani, voi che gli avete rubato il futuro e li costringerete a emigrare come fecero i nonni dei loro nonni; e soprattutto davvero pensate di aver ancora il privilegio di potere parlare a nome delle 100.000 – centomila! Ma in che stalla di capre credete ancora di potere vivere rinchiusi! – centomila bambine e bambini, figlie e figli di genitori o coppie omosessuali che per colpa soprattutto dei vostri pregiudizi, non hanno ancora nessuna tutela e riconoscimento come famiglia, per colpa sopprattutto della vostra indifferenza, devono subire indifesi la curiosità degli idioti e il disprezzo delle canaglie, per colpa soprattutto delle vostre parole, si chiedono ogni volta come sia possibile che i loro genitori e le loro famiglie possono essere pubblicamente e impunemente insultati dal primo cialtrone che passa?

Arcigay “Rainbow” Valsesia – Vercelli coglie quest’occasione anche per salutare con partecipazione e commozione la recente, felice dipartita del Prosindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini, destino che auguriamo sinceramente anche a molti suoi colleghi amministratori del nostro territorio finora miracolati: ma va a ciapèe di rait!

Il Pride una buffonata? Risponde Arcigay “Rainbow”…

RAINBOW VALSESIAIn seguito ad alcune affermazioni qualunquiste e omofobe di personaggi pubblici in merito alla parata del Pride, spesso definita una carnevalata o una sfilata di eccessi (eccessi, poi, rispetto a cosa?), Arcigay “Rainbow” Valsesia-Vercelli ritiene importante diffondere una informazione corretta in merito alla manifestazione e al movimento LGBT, acronimo che sta per Lesbica, Gay, Bisessuale, Transessuale.

Non è accettabile il tentativo di ridurre il significato del Pride ai sui aspetti più coloriti, che pure ci sono e rivendichiamo in quanto emblema dell’uguaglianza tra gli esseri umani al di là delle loro differenze, aspetti che i mezzi di comunicazione enfatizzano a scapito delle migliaia di partecipanti che, con un aspetto che agli occhi anche dei più conservatori risulterebbe “normale”, sfilano per le strade delle nostre città chiedendo il rispetto di diritti che sono di tutti.

Ricordiamo che, tra le nostre rivendicazioni, emerge il riconoscimento di diritti alle coppie omosessuali: il Parlamento Europeo, con la Raccomandazione del 16 marzo 2000 e ancora con la Risoluzione del 4 settembre 2003 sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione Europea, ha sollecitato gli Stati membri ad attuare il diritto al matrimonio e all’adozione di minori da parte di persone omosessuali. È risaputo il mancato adeguamento da parte dell’ordinamento giuridico italiano a tali norme, diversamente da molti Stati europei, ultima la Francia, i quali garantiscono alcuni diritti alle unioni tra persone dello stesso sesso. La nostra Costituzione (art. 29) non esclude una regolazione di tali unioni, così come non esclude che tali coppie possano adottare figli e quindi mantenerli, istruirli ed educarli.

Le cosiddette “Famiglie arcobaleno” già esistono in Italia: secondo una ricerca condotta da Arcigay con il patrocinio dell’Istituto Superiore di Sanità, già nel 2005 nel nostro paese i bambini con genitori omosessuali erano circa 100.000.

Ma quali possono essere su un bambino gli effetti di una crescita con due genitori dello stesso sesso? A risponderci è l’American Psychological Association la quale, supportata da altre autorevoli istituzioni operanti nel campo pediatrico e psicologico, nel luglio 2004 ha dichiarato: «La ricerca ha dimostrato che la stabilità, lo sviluppo e la salute psicologica dei bambini non ha collegamento con l’orientamento sessuale dei genitori, e che i bambini allevati da coppie gay e lesbiche hanno la stessa probabilità di crescere bene quanto quelli allevati da coppie eterosessuali».

Ribadiamo che questo nostro intervento ha lo scopo di diffondere una corretta conoscenza e di sensibilizzare la popolazione alle nostre tematiche, sperando di stimolare il senso critico di fronte alle affermazioni omofobe e strumentali di alcuni personaggi pubblici, mossi soltanto dall’odio e dall’opportunità di catturarsi una fetta di consensi. Rivendichiamo una dignità in quanto cittadini italiani, valsesiani, gay, lesbiche, bisessuali, transessuali ed eterosessuali.

Il Direttivo di
Arcigay “Rainbow” Valsesia-Vercelli.

Alcune considerazioni in merito all’Ordine Del Giorno presentato da Emanuele Pozzolo…

RAINBOW VALSESIA

Alcune considerazioni in merito all’Ordine Del Giorno presentato da Emanuele Pozzolo, Capogruppo di Avanguardia Vercellese – per Fratelli d’Italia al Consiglio Comunale della Città di Vercelli.

Posto che le opinioni di un esponente di una confessione religiosa poco dovrebbero influire con le decisioni politiche di uno Stato laico, ci chiediamo innanzitutto in quale modo e da quale punto di vista il riconoscimento di diritti alle unioni di fatto anche omosessuali potrebbe ledere l’istituzione della famiglia tradizionale.

Sicuramente e fortunatamente non spetta poi ad Angelo Bagnasco decidere come sia meglio tutelare i diritti individuali delle cittadine e dei cittadini italiani ed è comunque inopportuno che si esprima con tanta sufficienza sulla loro mancanza di tutela chi invece si è speso tanto per godere di un trattamento privilegiato da parte dello Stato Italiano.

Questo atteggiamento dovrebbe essere respinto dalla buona politica che ha il compito di lavorare per il bene di tutti e non di fare di alcuni fortunati una casta di privilegiati non permettendo a cittadini dello stesso sesso stabilmente conviventi e legati da un rapporto affettivo, di poter scegliere quale assetto conferire ai propri rapporti giuridici e patrimoniali come avviene per tutti gli altri cittadini.

E’ evidente l’iniquità della situazione legislativa italiana e si DEVE affermare in questo campo un elementare principio di uguaglianza giuridica: la pari dignità sociale dei cittadini, secondo quanto scritto nell’articolo 3, primo comma, della nostra Costituzione. E una legge che riconosca i matrimoni tra persone dello stesso sesso non sarebbe certo incostituzionale – vedi articolo 29 della Costituzione.

Se con la ratifica della Carta di Nizza, la nostra legislazione ha già accettato tutte una serie di pratiche di tutela dei diritti positivi delle persone rispetto al loro orientamento sessuale e la loro identità di genere, i giudici della Corte Costituzionale e della Corte di Cassazione hanno stabilito e più volte sollecitato che spetta ai legislatori che siedono in Parlamento razionalizzare e integrare i pochi diritti già goduti dai conviventi, perché solo una legge organica può intervenire efficacemente per tutelare le unioni di fatto, anche omosessuali, riconoscendone e proclamandone innanzitutto la dignità e il valore sociale.
Quindi aspettiamo che le recentissime proposte di legge che riguardano le coppie dello stesso sesso e la possibilità di poter decidere di sposarsi, da poco presentate a Roma, diventino efficaci al più presto facendo sì che la legislazione sui diritti umani nel nostro Paese si adegui all’evoluzione della coscienza politica europea che altro non è che un’evoluzione di civiltà.

Se poi pensiamo che i matrimoni o le unioni civili anche per le persone omosessuali sono già legge non solo in Belgio, Olanda, Danimarca, Norvegia, Svezia, Spagna, Portogallo, Islanda, Francia, Gran Bretagna, Irlanda, Andorra, Lichtenstein, Lussemburgo, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovenia, Austria, Germania, Finlandia, ma anche in Sudafrica, Australia, Nuova Zelanda, Argentina, Brasile, Uruguay, Città del Messico, Colombia, Ecuador, New York, Washington DC, Massachusetts, Connecticut, Vermont, New Hampshire, Iowa, Maine, Maryland, Delaware, Rhode Island, Minnesota e Canada, allora l’avanguardia di Pozzolo non è solo finita fuori dall’Europa: è proprio fuori dal mondo, sicuramente fuori dal mondo libero!

Ricordiamo anche a tutti gli avanguardisti da settant’anni in retromarcia che l’onere e la responsabilità di fare le leggi spetta alle donne e agli uomini eletti in Parlamento: non c’è nessun legislatore naturale se non nella testa di pochi curiosi mitomani, che però guarda caso ne sentono la necessità solo per limitare i diritti degli altri cittadini, mai i propri privilegi.

In riferimento invece all’aggravante per le violenze con motivazioni omofobiche, sottolineiamo come la “Risoluzione del Parlamento europeo sull’omofobia in Europa” del 18 gennaio 2006 richiama gli Stati membri “ad assicurare che le persone GLBT vengano protette da discorsi omofobici intrisi d’odio e da atti di violenza omofobici e di garantire che i partner dello stesso sesso godano del rispetto, della dignità e della protezione riconosciuti al resto della società” e ancora “chiede agli Stati membri di adottare qualsiasi altra misura che ritengano opportuna nella lotta all’omofobia e alla discriminazione basata sull’orientamento sessuale e di promuovere e adottare il principio dell’uguaglianza nelle loro società e nei loro ordinamenti giuridici”.

Per questo ci auguriamo che la proposta di legge attualmente in discussione che chiede l’ampliamento della “legge Mancino” riguardante i reati commessi per odio, vada a equiparare l’odio basato sull’orientamento sessuale e l’identità di genere a quello, già punito nel nostro ordinamento, basato su motivi razziale, etnici, nazionali o religiosi. Questa semplice “modifica” racchiude un enorme portato di civiltà che avrà effetti sostanziali nella lotta alla violenza e all’odio.
Infatti un’aggravante specifica è un deterrente efficace proprio perché non solo aggrava la pena, ma segnala e avverte che il crimine ha una particolare condanna sociale, come avviene per l’antisemitismo e il razzismo già sanzionati dalla “legge Mancino” o come avverrà con una speriamo prossima legge contro il femminicidio.

In un clima in cui l’istigazione all’omofobia è prassi, anche le violenze contro le persone LGBT sono sentite come impunibili e questo in qualche modo giustifica e arma i violenti.
Segnare il limite con un’aggravante specifica rende coscienti delle conseguenze possibili quando l’intolleranza passa dal pensiero all’azione, sottolineando che le istituzioni prendono distanze morali ANCHE dai pregiudizi che provocano tali reati senza ambiguità e senza ammiccamenti.

Invece Pozzolo per continuare a non sentirsi in imbarazzo nel presentare i suoi ordini del giorno pretenderebbe da noi tutti di non riconoscere un’aggravante specifica nell’azione di insultare, aggredire, ferire, menomare, uccidere un altro essere umano unicamente perché omosessuale o transessuale?

I fautori della libertà d’opinione contrari ad una legge contro l’omofobia si assumano piuttosto la responsabilità di invocare l’abolizione dell’intera Legge Mancino, così… tanto per coerenza.
Se non lo fanno, forse è perché giustamente pensano che antisemitismo, razzismo e maschilismo non sono modi legittimi della libertà di espressione e di religione, ma pregiudizi violenti che mirano solo a svilire le persone per ottenere un guadagno dalla loro sottomissione. E allora forse pensano che i reati mossi da omofobia non siano reati gravi e meritevoli di aperta condanna sociale come quelli motivati da odio razziale e religioso?

Ma come l’antisemitismo, il razzismo e il maschilismo anche l’omofobia, che è anche un disturbo mentale e comportamentale, svilisce e mette in pericolo le vite delle sue vittime e né l’esperienza, né il buon senso né i principi della “legge naturale”, possono mai scusarla e giustificarla: una legge che aiuti a combattere l’omofobia non è solo utile e urgente per le vittime, è utile e urgente per tutta la società che ne è la vittima meno considerata, e proprio la presentazione di questo Ordine Del Giorno dimostra che è utile soprattutto per le persone, come Pozzolo, che pensano ancora di non averne bisogno.

Per tutti questi motivi riteniamo l’Ordine Del Giorno del Capogruppo Pozzolo pessimo per le sue fonti, pessimo per i suoi pregiudizi, pessimo per le sue richieste e invitiamo quindi il Sindaco della Città di Vercelli, Signor Andrea Corsaro a prenderne le distanze pubblicamente e con forza e invitiamo anche tutto il Consiglio Comunale a respingerlo con sdegno censurandolo e anzi a calendarizzare immediatamente un O.D.G. che condanni ogni forma di discriminazione e violenza omofobica, così che anche Vercelli possa essere dichiarata: Città libera dall’omofobia!

Il Direttivo di
Arcigay “Rainbow” Valsesia-Vercelli.

Articolo inviato in forma leggermente diversa a La Stampa, NotiziaOggi Valsesia, NotiziaOggi Vercelli, La Sesia. Pubblicato non in forma integrale da NotiziaOggi Vercelli del 01  luglio 2013.

“I froci hanno perso quel loro sguardo ferito”.*

stonewall-1 Stonewall images Stonewall rioting transgender_screamingqueens 596x373_17725_stonewall 1969-stonewall-riotsI moti di Stonewall  furono una serie di violenti scontri fra gli omosessuali e la polizia a New York. La prima notte degli scontri fu quella di venerdì 27 giugno 1969.

Approssimativamente all’ 1 e 20 di notte otto ufficiali del primo distretto, dei quali solo uno era in uniforme, entrarono nel bar di Christopher Street, The Stonewall Inn. Gran parte degli avventori fu in grado di sfuggire all’arresto, poiché gli unici arrestati furono “coloro i quali si trovavano privi di documenti di identità, quelli vestiti con abiti del sesso opposto, e alcuni o tutti i dipendenti del bar”.
I dettagli su come ebbe inizio la rivolta variano. Secondo un resoconto Sylvia Rivera, la donna transessuale diventata simbolo dei moti, scagliò una bottiglia contro un agente, dopo essere stata pungolata con un manganello. Un’altra versione dichiara che una lesbica, trascinata verso un’auto di pattuglia, oppose resistenza, incoraggiando così la folla a reagire.
Bottiglie e pietre vennero lanciate dai dimostranti che scandivano lo slogan “Gay Power!”. La folla, stimata in 2.000 persone, battagliò contro oltre 400 poliziotti.

La polizia inviò rinforzi composti dalla Tactical Patrol Force, una squadra anti-sommossa originariamente addestrata per contrastare i dimostranti contro la Guerra del Vietnam. Le squadre anti-sommossa arrivarono per disperdere la folla, ma non riuscirono nel loro intento e vennero bersagliate da pietre e altri oggetti. Ad un certo punto si trovarono di fronte a una fila di drag queen che le prendeva in giro cantando:

« We are the Stonewall girls
We wear our hair in curls
We wear no underwear
We show our pubic hair
We wear our dungarees
Above our nelly knees!»

Alla fine la situazione si calmò, ma la folla ricomparve la notte successiva. Le schermaglie tra rivoltosi e polizia proseguirono fino alle 4 del mattino.
Il terzo giorno di rivolta si svolse cinque giorni dopo la retata allo Stonewall Inn. In quel mercoledì, 1.000 persone si radunarono al bar e causarono gravi danni alle cose. La rabbia contro il modo in cui la polizia aveva trattato i gay nei decenni precedenti affiorò in superficie. Vennero distribuiti volantini con la scritta “Via la mafia e gli sbirri dai bar gay!”.

La rivolta del 28 giugno 1969 è considerata un momento di rottura nella storia della comunità omosessuale proprio perché ciò che ne venne fuori aveva molte più somiglianze con i movimenti di lotta politica non gay di quegli anni, piuttosto che con i movimenti omofili che fino a quel giorno avevano condotto la lotta per i diritti degli omosessuali. La principale differenza fu che mentre il movimento omofilo cercava d’integrare gli omosessuali nella società così come essa era, il nuovo movimento, che si autodefinì, usando un termine gergale, “gay”, rifiutava l’integrazione in una società giudicata incapace di accettare le diversità, sostenendo che essa andasse rivoluzionata.

“Stonewall” è generalmente considerato da un punto di vista simbolico il momento di nascita del movimento di liberazione gay moderno in tutto il mondo. Per questo motivo il 28 giugno è stato scelto dal movimento LGBT come data della “Giornata Mondiale dell’Orgoglio LGBT” o “Gay pride”.

http://it.wikipedia.org/wiki/Moti_di_Stonewall

* “I froci hanno perso quel loro sguardo ferito”: commento ai moti di Stonewall attribuito al poeta Allen Ginsberg.

“La nostra presa della Bastiglia”: The Stonewall Inn – New York\Greenwich Village, 28 giugno 1969.

Unknown-2Quella notte a Stonewall.
Brano tratto da “E LA BELLA STANZA E’ VUOTA”
di Edmund White, (Edizioni Einaudi, 1992 – originale del 1988)

(…)I poliziotti fecero entrare a spintoni metà dei baristi in una macchina della polizia e se ne andarono, lasciandosi alle spalle parecchi altri poliziotti, barricati dentro lo Stonewall con il resto del personale. Tutti quanti fischiavano contro i poliziotti; proprio come se stessero commettendo un atto vergognoso. Continuavamo a sbirciarci intorno, eccitati e impauriti. Avevo voglia di comportarmi in maniera responsabile e di disperdere la folla pacificamente, mandando tutti a casa. Dopo tutto, per cosa protestavamo? Per avere diritto alla nostra “patetica malattia”? (…)Qualcuno accanto a me gridò: “Gay è bello”, a imitazione del nuovo slogan che diceva: “Nero è bello”, e ridemmo tutti quanti e ci accalcammo verso la porta. (…) A un certo punto qualcuno disse: “Siamo le pantere rosa”, e questo ci fece ridere di nuovo. Poi mi sorpresi a immaginare scioccamente che un giorno i gay potessero costituire una comunità e non una diagnosi. “Questa potrebbe essere la prima rivoluzione buffa”, disse Lou. (…) Le doppie porte di legno dello Stonewall si schiantarono. Sentivo i poliziotti dentro gridare nelle ricetrasmittenti. Uno di loro uscì fuori tenendo una mano alzata per calmare la folla, ma lo fischiarono tutti e cominciarono a prenderlo a spintoni finché non si ritirò dentro a Fort Disco. I bidoni di spazzatura della città traboccavano di bicchieri di carta, tovaglioli unti e giornali buttati via. Arrivò di corsa un nuovo gruppo di gay, svuotò un bidone nel vano della porta abbattuta, lo bagnò con il liquido da accendini e gli dette fuoco. Si sollevò una nuvola di fumo grigio. (…) I poliziotti sgombrarono il marciapiede, formarono un cordone e spinsero in fretta e furia il resto dei baristi nel furgoncino al di là della spazzatura fumante, ma la folla fischiò ancora più forte. Una volta partito il furgoncino, i poliziotti ci allontanarono lentamente dall’entrata del bar. Lungo la strada, alcuni dei nostri ribaltarono una Volkswagen parcheggiata. I poliziotti si precipitarono in quella direzione mentre dietro di loro veniva rovesciata un’altra macchina. I finestrini andarono in frantumi e caddero sul selciato. Adesso cantavano tutti la canzone dei diritti civili, We Shall Overcome. Venne chiamata la squadra antitumulti. Protetta dagli scudi, marciò come un esercito romano lungo Christopher Street, partendo dalla prigione femminile, che risuonava di fischi e del fracasso delle tazzine di metallo contro le sbarre di acciaio. La squadra, roteando i manganelli, respinse i gay giù per Christopher Street, ma ritornarono tutti indietro per Gay Street e spuntarono dietro la squadra disposti in una fila di ballerine che ballavano il can-can. “Uh-hu, uh-hu”, gridavano. (…) Rimasi a dormire da Lou. A letto ci abbracciammo come fratelli, ma eravamo troppo eccitati per dormire. Ci precipitammo a comprare i giornali del mattino per vedere come era stata descritta la rivolta di Stonewall. – E proprio la nostra presa della Bastiglia – disse Lou. Ma sulla stampa non trovammo nemmeno una parola sulla svolta delle nostre vite.

EdmundWhiteEdmund White (1940, Cincinnati)
Romanziere, commediografo e critico letterario, ha esordito nella narrativa con Forgetting Elena (1973) e ha conseguito un enorme successo di pubblico e critica con la tetralogia di ispirazione autobiografica A Boy’s Own Story (1982), The Beautiful Room Is Empty (1988), The Farewell Symphony (1997) e The Married Man (2000) in Italia tradotta con i titoli Un giovane americano, La bella stanza è vuota, La sinfonia dell’addio e L’uomo sposato. Nel 1994 ha vinto il prestigioso National Book Critics Circle Award per la sua biografia di Jean Genet, in Italia pubblicata con il titolo Ladro di stile.
Playground ha pubblicato nel 2007 My Lives, nel 2008 Hotel de Dream, nel 2009 Caos e nel 2010 Ragazzo di città e nel 2011 Un giovane americano con una nuova traduzione.

http://www.playgroundlibri.it/libri.php?lid=47

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