318052_408100472606661_1317811438_nDelle circa 50 persone presenti all’ Istituto Storico per la Resistenza di Varallo Sesia, in occasione della proiezione del documentario PARAGRAPH 175, solo alcuni erano a conoscenza del trattamento riservato agli omosessuali da parte del regime nazista e ancora meno sapevano che la persecuzione ai danni di queste persone continuò anche dopo la Liberazione.

Il paragrafo 175, un articolo del codice penale tedesco in vigore dal 15 maggio 1871 al 10 marzo 1994 che considerava un crimine i rapporti sessuali di tipo omosessuale tra uomini e inasprito durante il regime nazista, non fu abolito insieme al regime e molte persone furono nuovamente imprigionate nelle carceri tedesche dopo la detenzione nei campi di sterminio.

Moltissime persone furono invece obbligate a vivere nel silenzio, perpetrando di fatto su di esse un processo psicologicamente devastante.
Un’ ingiustizia che affonda le sue radici nell’omofobia, un processo irrazionale, non trasparente che trae la sua forza dal pregiudizio sociale che genera una fobia immotivata e che segna le coscienze con una serie di stereotipi negativi e pericolosi. Sentimenti talvolta privati che passando dal linguaggio arrivano poi a trasferirsi ad azioni fisiche che manifestano esclusione, ripugnanza e violenza verso chi è ritenuto “diverso”.

La dissimmetria delle differenze di valore tra due degli orientamenti sessuali, quello etero e quello omo, fa in modo che uno prevalga sull’altro, generando una società eterocentrista dove l’eterosessualità è la norma: chi non è etero deve fare “fatica”, essere in svantaggio perché il presupposto è sempre contro l’omosessualità.

Serate come quella di venerdì 25 gennaio aiutano quindi a sensibilizzare le coscienze e a fare un lavoro di apertura verso l’alterità, l’altro, chi non conosciamo o non abbiamo mai voluto conoscere.

Ricordare ciò che è stato, tema della Giornata della Memoria, è più che mai attuale oggi quando, purtroppo, assistiamo ad un ritorno di razzismi inauditi e a forme di omofobia nuove. In Uganda sta per essere infatti approvata una legge che consentirà di mettere a morte gli omosessuali e nella Russia di Putin è appena stata approvata una legge che vieta di fare “propaganda” omosessuale, non permettendo nemmeno di parlare di omosessualità. In Italia si fatica a riconoscere che gli omosessuali possano legalizzare delle storie affettive stabili attraverso il matrimonio, per chi di loro lo volesse contrarre, negando così un importante diritto di scelta nonché un diritto civile che non dovrebbe rimare un privilegio eterosessuale.

Siamo nel 2013 e ancora la lotta all’omofobia è più che mai un tema urgente e necessario per permettere lo sviluppo psico-fisico corretto di molti giovani e per permettere di migliorare le condizioni di vita di un numero sempre maggiore di persone.

Ricordare quindi è un esercizio che può solo fare del bene alla storia futura.

Il Direttivo di
Arcigay “Rainbow” Valsesia-Vercelli
Borgosesia, 26 gennaio 2013

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