309930_10200278286709992_1082082608_n

Pubblichiamo l’intervento della nostra Presidente in occasione della proiezione del documentario “Paragraph 175” presso l’ “Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea” di Varallo, avvenuta il 25 gennaio 2013.

 

 

 

 

 

Tutte le persone che riuscirono a sopravvivere alle sofferenze subite nei campi di concentramento nazista, avevano un incubo ricorrente: tornare a casa e provare a raccontare quello che era accaduto a loro e alle persone accanto a loro, e non essere creduti, non essere ascoltati.
Uno dei testimoni del documentario che tra poco vedrete, alla fine dirà, per fornire parte della ragione del suo silenzio : “la gente mi diceva – non voglio sentire queste cose !! “

Questo era una delle cose che volevano i nazisti : l’oblio.

Ne “I sommersi e i salvati” Primo Levi scrive: “Fortunatamente le cose non sono andate come le vittime temevano e come i nazisti speravano”. E le vittime, superando la vergogna, il dolore subito, cominciarono non senza fatica a raccontare quello che avevano visto e subito fino al giorno della fine della guerra, al giorno della Liberazione.
Ma fu una Liberazione ben lontana dall’essere una liberazione di tutte e tutti.

Questa sera, vedere insieme il documentario PARAGRAPH 175 è un esercizio collettivo che facciamo di vicinanza, di ascolto di coloro che furono condannati all’oblio, uno sforzo collettivo per recuperare quel neutro che è rimasto nel silenzio: la testimonianza di coloro, diversi per cultura, genere, razza, religione e ideologia che hanno dovuto affrontare in modi differenti ciò che per loro era stato programmato da chi aveva pianificato il progetto di sterminio di massa.

Le storie furono infatti diverse, molteplici e sfaccettate e allora si scopre che, per esempio, le donne sopravvissute hanno parlato poco delle loro esperienze, per vergogna certo ma anche perché, come è stato riconosciuto dalla raccolta di documenti storici e testimonianze, non si potevano sovrapporre perfettamente le esperienze maschili con quelle femminili.

Le risposte che le donne hanno dato all’assalto nazista erano differenti da quelle date dagli uomini.
Per comprendere meglio ciò che dico riguardo alle differenze del dolore e della esperienza, bisogna parlare anche di corpi, di differenze fisiche, della cultura diversa per uomini e donne, della diversa vulnerabilità e sensibilità delle persone in relazione al genere, cioè delle differenze legittime tra uomo e donna e alla cultura a cui erano abituati. Essere prigioniere vuol dire esporre in pubblico …corpi abituati dal costume di cinquanta anni fa a un pudore rigoroso… Scoprire una vita promiscua di cui non si ha alcuna esperienza, neppure quella che agli uomini viene dall’aver fatto il servizio militare e la guerra.

A quel tempo una donna teneva molto alla propria riservatezza fisica, non esibendo la sua nudità senza traumi, quindi immaginatevi il momento della disinfestazione: tutte nude in fila, tremanti… Le più belle venivano riservate ai bordelli e chi aveva dei difetti veniva subito eliminata. Ad Auschwitz racconta la Eichengreen, il crimine più grande che potesse commettere una donna era rimanere incinta: diventava cavia per gli esperimenti sull’utero, sui feti, ecc. con una barbarie e sadismo indescrivibili.

Oltre alle donne c’erano altri gruppi di persone che subivano dei trattamenti mirati, persone cavie o bersaglio di un odio mirato a un determinato aspetto del loro essere che doveva essere eliminato.
Ricordiamo gli studenti biblici, attuali Testimoni di Geova, o triangoli viola e gli zingari di cui si è iniziato a parlare solo più avanti; e poi c’erano gli omosessuali e le lesbiche, i triangoli rosa e i triangoli rossi per molte lesbiche, considerate detenute politiche colpevoli di essere refrattarie al dovere della riproduzione, ai quali era destinato un trattamento particolare: castrazioni, innesti di ghiandole, sterilizzazione. Erano cavie umane.

Eppure, per quasi trent’anni, i gay e le lesbiche sopravvissuti allo sterminio nazista tacquero.

Ciò avvenne per tre motivi: non esisteva, come nel caso ebraico, un soggetto collettivo che accogliesse e trasformasse i ricordi individuali delle testimonianze nella memoria di un gruppo sociale riconosciuto; e soprattutto il paragrafo 175 – fu parzialmente abolito nella Germania Ovest solo alla fine degli anni sessanta. Fino a quel momento raccontare la propria storia voleva dire per i sopravvissuti esporsi al rischio di essere nuovamente arrestati, come purtroppo accadde. Soltanto nel duemila, il 7/12/200o il Parlamento tedesco ha chiesto solennemente perdono ai gay e lesbiche per quanto subito tra il 1933 e il 1969 in applicazione del paragrafo 175. (Tra il 1949 e il 1969 furono processati 100mila omosessuali)
Altrove in europa lo stessa norma giuridica, sotto altri nomi, continuò ad esistere ancora per molti anni ed in molti paesi del mondo ancora esiste.

Si è evitato di parlare di certi tipi di persecuzione perchè culturalmente è difficile, ancora oggi, accettare e sentire parlare di omosessualità.
Se era una vergogna per le donne raccontare le violenze sessuali subite e le umiliazioni legate al genere femminile, figuratevi per un uomo violentato dai suoi aguzzini e usato come cavia da esperimento… alcuni omosessuali non hanno mai raccontato ciò che avevano subito fino al momento dell’intervista con i due registi del documentario.
Queste voci sono state nel silenzio per troppo tempo ….
Tuttavia negli oltre due decenni di silenzio molte delle prove dello sterminio andarono perse o furono cancellate e molti dei testimoni morirono senza lasciare traccia della loro storia.

Ringraziamo doppiamente l’Istituto Storico per avere dato questa possibilità di vedere un pezzo di storia in maniera più completa, di sentire anche gli emarginati della storia diventare protagonisti perchè ne avevano tutti i diritti purtroppo.

Noi crediamo che sia logico, doveroso e possibile farlo soprattutto nelle nostre condizioni attuali.

Grazie….buona visione

Presidente di Arcigay Rainbow Valsesia e Vercelli
Anita Sterna

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...